E’ in scena fino al 13 ottobre, al Piccolo Teatro Studio Melato di Milano (Lanza), lo spettacolo Tanti Sordi – Polvere di Alberto di Elvira Frosini, Daniele Timpano, Lorenzo Pavolini (produzione Scarti, Viola Produzioni, Sala Umberto, Teatro Popolare d’Arte, Catalyst. Atto unico, durata 100 minuti). Ecco la recensione con scheda spettacolo.

Foto di Cosimo Trimboli

IL CAST

Marco Cavalcoli, Barbara Chichiarelli, Elvira Frosini, Daniele Timpano. Regia di Elvira Frosini e Daniele Timpano. Musiche di Ivan Talarico, disegno luci Omar Scala, Scene e costumi Marta Montevecchi, Scenografie Officina Scenotecnica Gli Scarti, Aiuto regia Francesca Blancato, Fonico Marco Oligeri, Organizzazione Laura Belloni.

LA TRAMA

Quattro attori in cerca della svolta per il loro successo, provano a rievocare la lettura della società che faceva il grande Alberto Sordi: i difetti e i vizi dell’italiano medio vengono quindi accentuati attraverso un insieme di monologhi e sberleffi che non risparmiano nessuno. L’attenzione è tutta sulla reazione del pubblico, ma sin da subito i quattro non sembrano mai pienamente soddisfatti. Morto Albertone, l’Italia ha perso il suo punto di riferimento per sdrammatizzare in modo originale la vita: già al funerale di Sordi, infatti, pare trionfare la retorica nei discorsi di chi lo ricorda pubblicamente e anche nella folla di persone presenti per l’ultimo abbraccio. Da quel momento non ci sarà più nessuno in grado di fare Sordi.

LA MORALE

Tutti i comici vorrebbero essere Sordi e tutto il pubblico vorrebbe più Sordi in giro. Purtroppo i comici di oggi vogliono solo i “sordi” (detto alla romana, per intendere il denaro) e al pubblico rimane solo tanta povertà di spettacolo, capace al massimo di imitare il passato per provare a essere ancora interessante. In tutta questa “sordità”, dove non si ascolta più la società e il suo bisogno di divertirsi, l’inimitabile Albertone rimane immortale nei ricordi di chi lo ha apprezzato.

TARGET

Dai 20 anni in su.

Foto di Cosimo Trimboli

IL COMMENTO

Tanti Sordi – Polvere di Alberto è un omaggio al grande attore e regista romano solo per l’idea di rievocarlo come unico e inimitabile: Frosini-Timpano questa volta sono più surreali del solito, rischiando in troppi momenti di creare confusione e soprattutto delusione in chi si attende di vedere rappresentata in qualche modo la storia di Alberto Sordi. L’idea di applaudire Alberto quale punto di riferimento che non possiamo dimenticare e dal quale, facendo finta di niente, tutti i giovani comici prendono spunto, è comunque efficace. Sordi, simbolo italiano della risata, si è inventato battute celebri, camminate e atteggiamenti che lo hanno reso una maschera del nostro cinema. Impossibile dimenticare tutto questo. Così lo spettacolo diventa una critica alla comicità di oggi, sempre meno divertente e originale. Bella l’idea di riprendere Polvere di stelle e il suo significato morale che fa interrogare sul senso del successo. Drammatica la scelta di cambiare la musica alla colonna sonora: Ma ‘ndo Hawaii e L’amore è un treno con nuove melodie fanno perdere veridicità allo spettacolo.

IL TOP

Quattro attori formidabili in scena, con ritmi veloci e capaci di catalizzare l’attenzione e la curiosità del pubblico anche con dei silenzi lunghissimi. La surrealtà è il punto di forza, insieme all’affiatamento della compagnia.

LA SORPRESA

Sul finale, ecco arrivare l’Intelligenza Artificiale a teatro. Per una volta, per una buona causa (con buona pace dei puristi che vorrebbero l’AI inesistente). E’ così, infatti, che arriva in scena la voce di Alberto Sordi, che rimprovera gli attori uno ad uno e il pubblico che si accontenta di una comicità ormai mediocre, incapace di cogliere davvero i vizi dell’italiano medio. E ci saluta così, a modo suo: con la più classica delle pernacchie de I vitelloni e con la frase del Marchese del Grillo: “Io so’ io, voi non siete un cazzo”. Applausi.

Massimiliano Beneggi

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