Va in scena al Teatro Bellini di Napoli, dal 15 ottobre al 2 novembre, La grande magia di Eduardo De Filippo, diretto da Gabriele Russo, con protagonisti Natalino Balasso e Michele Di Mauro.

La trama.
Calogero Di Spelta, marito tradito, con la sua mania per il controllo e la sua
incapacità di amare e fidarsi, diventa uno specchio delle sfide e delle difficoltà
dell’uomo contemporaneo nell’ambito delle relazioni.
Un uomo mosso da un sentimento ossessivo, smarrito in un mondo che sembra
altrettanto confuso, con la costante esigenza di aggrapparsi a certezze
granitiche, a costo di rinchiuderle simbolicamente in una scatola. Un luogo
chiuso interpretato da Di Spelta come luogo sicuro, una seconda prigione come
soluzione per la sua relazione, per sconfiggere le proprie paure, le proprie
incertezze e le ossessioni che permeano la nostra società moderna.
Dall’altro lato, Otto Marvuglia, mago e manipolatore, personaggio meno “dolce”
in scrittura di quanto non lo sia in scena quando ammorbidito dall’interpretazione
dallo stesso Eduardo. Il Marvuglia/illusione, il Marvuglia/realtà, il
Marvuglia/impostore sono le facce sempre diverse ed interscambiabili che
modificano il contesto e la percezione della realtà di Girolamo Di Spelta, ne
consegue un continuo cortocircuito che confonde il piano dell’illusione con quello
della realtà, destabilizzando i personaggi stessi e gli spettatori. Smarriti i
personaggi, smarriti gli spettatori, smarriti gli uomini e le donne di oggi, smarriti
nelle relazioni, smarriti nel continuo fondersi del vero e del falso. Cosa è vero?
Cosa è falso?

Così presenta lo spettacolo il regista Gabriele Russo: “In quest’opera, tutti i personaggi potrebbero manifestarsi come visioni di un
incubo, riflesso dell’angoscia e dell’ossessione di Di Spelta, manipolato abilmente
dal mago Otto Marvuglia. Gli altri personaggi, pur essendo inizialmente
presentati come burattini nelle mani di Marvuglia, diventano a loro volta
burattinai, amplificando la complessità e la fluidità delle scene. Questa dinamica
trasforma costantemente il quadro della narrazione, spostando la messa a fuoco
e offrendo punti di vista mutevoli e contrastanti, sottolineando la natura
sfuggente e misteriosa della commedia. La messa in scena potrebbe essere concepita come un ping pong continuo fra i personaggi, con il punto di vista che
si ribalta e cambia costantemente. Una dinamica che intensifica la tensione e
l’ambiguità dell’intreccio ed è una direttrice sotterranea al testo che mi piace
evidenziare.
Infine, e se è vero che ci sono notevoli similitudini e riferimenti fra La Grande
Magia e le opere di Pirandello, in particolare l’Enrico IV ma anche,
particolarmente nel terzo atto, a Sei personaggi in cerca d’autore è anche vero
che La Grande Magia mi fa pensare al La Tempesta di Shakespeare per l’omaggio
che è al teatro, alla finzione e all’illusione, perché ha un carattere testamentario
ed esoterico. Perché è magico. Perché è gran teatro. Perché il teatro è una
Grande Magia”.
