È in scena fino al 2 ottobre a Torino al Teatro Gobetti, Cenci– Rinascimento Contemporaneo. Lo spettacolo racconta la storia di Beatrice Cenci, nobildonna appartenente a una delle più influenti famiglie romane del Rinascimento, che nel 1599 viene giustiziata per parricidio, dopo essersi difesa dagli abusi di un padre violento e depravato. La scrittura drammaturgica e la regia sono a cura di Giorgia Cerruti, che sarà in scena insieme a Davide Giglio, Francesco Pennacchia e Francesca Ziggiotti. Il suono è di Guglielmo Diana, le luci sono di Lucio Diana Francesco Venturino, le maschere di Lucio Diana Adriana Zamboni, i costumi di Serena Trevisi Marceddu, la danza storica è di Monica Rosolen. Lo spettacolo è prodotto dalla Piccola Compagnia della Magnolia.

La trama.

11 settembre 1599, Roma, Beatrice Cenci, nobildonna appartenuta a una delle più influenti famiglie rinascimentali dell’epoca, viene giustiziata per parricidio, per essersi difesa dai ripetuti abusi di un padre violento e depravato dopo innumerevoli richieste di aiuto ignorate dalla Chiesa. Vittima prima dei soprusi, poi della giustizia. Il processo spacca la città: “aver volontà di togliersi dall’ingiustizia è delitto o justizia?”. Il giorno dell’esecuzione Caravaggio e Artemisia Gentileschi assistono alla decapitazione; quell’immagine si imprime nel loro sguardo, è una discesa ripida nella carne che genera visioni. Quel teatro della crudeltà oggi testimonia un’immutata vulnerabilità alla prepotenza del patriarcato imperante e urla a gran voce la necessità di un pensiero laico sul mondo. Siamo spettatori di un “mancato rinascimento”: Cenci è uno specchio nostrano che racconta la nostra identità italiana ma che abbraccia anche un’identità europea sempre più categorica e dogmatica. Beatrice Cenciè il simbolo – tragico e vitale – della rivolta ai modelli dominanti. 

Racconta la regista Giorgia Cerruti: “Mi interessano i casi di coscienza, la storia interiore. Il teatro trova la sua universalità e il senso politico più alto nel dettaglio, rivelando il singolo, l’unità e mostrandoci che lì dentro ci potremmo essere anche noi. Ecco perché abbiamo voluto raccontare la vicenda della famiglia Cenci”. 

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