Flavio Insinna contro il governo e contro la Rai. Nell’ultima puntata di Famiglie d’Italia, il conduttore si è lasciato andare a una dichiarazione gratuita sull’operato del governo Meloni.
Si parlava di scuola e cose che vediamo succedere solo nei film americani. Il gioco prevede di rispondere secondo ciò che si immagina essere stata le più comuni opinioni emerse da un sondaggio popolare. Nello specifico, in questo caso i concorrenti conoscevano le prime tre risposte (quartetback, impianti sportivi pazzeschi, ragazzi che studiano in giardino) e dovevano indovinare la domanda. Quando una squadra trova la soluzione esatta, senza fare alcun riferimento a insegnanti di sostegno, ecco che Insinna si lancia nell’invettiva allusiva.

“Facciamo un in bocca al lupo alle nostre scuole, che possano essere sempre più potenziate e avere non dico proprio le cose dei film americani, però..c’hanno diritto i ragazzi sia normodotati che i ragazzi con disabilità. Gli insegnanti di sostegno, no? Lo sapete, la scuola va protetta come la sanità!”. Quindi la battuta: “Scusate mi è scappato. Ah, no, sto su La7, lo posso dire”.
Così la frecciata diventa duplice: per i presunti mancati sussidi alla scuola e all’insegnamento di sostegno, nonché alla Rai, a suo dire priva di libertà nel potere esprimere opinioni contro il governo. Dichiarazioni pesanti e peraltro molto discutibili. Fondate solo sulla retorica e senza conoscenza dell’argomento. Con una scusa qualunque piange perché vorrebbe fare comizi contro il governo in Rai. A parte che è sempre stato ritenuto un comportamento scorretto, anche quando c’era al potere l’attuale opposizione, ma quello che Insinna pretende è una provocazione: provi a La7 a parlare male di Cairo, poi chissà se avrà modo di fare il suo programma “record di ascolti”.
Se era un modo per arruffianarsi con l’azienda per cui lavora, poteva farlo senza toccare il piatto su cui ha mangiato fino a poche settimane fa. Se era satira, non se ne comprende il senso, considerando che Insinna ha continuato a lavorare per un anno e mezzo a TeleMeloni, come piace chiamarla ai facinorosi. Se era solo una polemica poteva trovare il modo di farla in altro contesto. Se era un modo per far parlare del programma che non va oltre il 2.6% di share, tanto valeva parlare di qualcosa che sia davvero un problema, anziché degli insegnanti di sostegno (che in Italia per fortuna non mancano). Insomma l’uscita di Insinna fa acqua da tutte le parti e sorprende non poco, vista l’esperienza da attore e conduttore che gli dovrebbe suggerire quando intervenire abbia un senso.
Flavio Insinna si prende quindi l’applauso, perché la battuta gli riesce coi giusti tempi comici, ma è scomposta è gratuita in quel preciso momento. Aveva semplicemente voglia di dire qualcosa (qualunque cosa) contro viale Mazzini e di fare anche lui il piangina come gli altri che hanno abbandonato, spontaneamente, la Rai. Insinna in effetti non è stato cacciato dal servizio pubblico, dove ce lo siamo sorbito fino alla scorsa stagione tra i giurati de Il cantante mascherato. Ha scelto di andarsene ufficialmente perché non si trovava in linea con la dirigenza Rai (scelta dal governo, come sempre accade per la tv di Stato).
A questo punto la domanda è semplice: quelli che emigrano dalla Rai, lamentando più o meno implicitamente che nel servizio pubblico ci sia una direttiva che avvantaggia gli artisti schierati col governo, sanno di avere goduto di certi privilegi negli anni in cui c’era a Palazzo Chigi l’attuale opposizione? Insinna ha compreso che per lui in Rai ci sarebbe anche ancora stato spazio, pur senza essere il santone che spara a zero gratuitamente sul governo, come avrebbe desiderato? Di cosa si lamenta? Che senso aveva farlo in quel momento, scegliendo di approfondire un tema che le risposte non prevedevano così complesso?
A quanto pare Insinna dimentica un principio importante: può permettersi di dire certe cose non perché sia su La7, ma perché viviamo in una democrazia che fortunatamente consente di dire quello che si vuole contro il governo. Quella stessa democrazia che consente di scegliere di andare via dalla Rai per guadagnare uno stipendio equiparabile, che è un altro bel motivo che ha spinto il comunista Insinna a scegliere La7 anziché una tv locale qualunque (dove queste battute passerebbero inosservate). E Cairo che dirà? Ci saranno ammonizioni e provvedimenti disciplinari per il nervosetto conduttore?
Massimiliano Beneggi