Per il 24 febbraio, al Teatro Olimpico di Roma, Erminio Sinni sta preparando una grande festa musicale. Il cantautore, vincitore di The Voice Senior nel 2020, è pronto a conquistare nuovamente la platea con le sue più belle canzoni, che lo hanno reso uno dei poeti più rari della nostra musica. Ha collaborato con artisti del calibro di Riccardo Cocciante, Paola Turci, Mia Martini, anche se per saperlo lo devi scoprire tu, perché lui con umiltà non se ne fa vanto: la musica per lui è prima di tutto arte, poi popolarità. Voce particolarissima (lo ascolti e lo confondi con Cocciante in quasi ogni interpretazione), appassionato, Erminio Sinni non ha mai nascosto, con la sua partecipazione a The Voice, di avere ritrovato la vitalità anche artisticamente, grazie a un’importante conversione. Ne abbiamo parlato in questa intervista.

Erminio, la fede ti ha cambiato la vita e forse non è un caso se, nel periodo più difficile per tutti (la pandemia) hai ritrovato le soddisfazioni che meritavi dal punto di vista professionale.
Mi sono accorto che Dio c’è sempre stato, anche se non lo sapevo: ero io a non esserci.
C’è un preciso momento in cui ti sei accorto che la fede ti avrebbe aiutato?
Mia madre andò 18 volte a Medugorje e mi diceva sempre di seguirla, ma non lo facevo mai. Pochi anni fa ci andai con la mia allora fidanzata: cercavamo un segno. A un certo punto, salendo sulla montagna, ci siamo separati in due punti diversi: lei pregava, io da un’altra parte guardavo il panorama. Sentivo però la sua voce molto alta, mi spostai per guardare se stesse parlando con qualcuno, la vidi ancora che stava pregando: abbassai lo sguardo e vidi che, sull’unico sasso di tutto lo stagno, c’era scritto il suo nome, “Rossella”. Il segno era arrivato. Di lì a poco ci sposammo.
Oggi come la vivi?
Sto cercando di assaporare questa grazia: mi sono reso conto di cosa voglia dire “La pace sia con voi”. Fino a quel momento non me ne ero accorto. Anche se poi, andando ad analizzare le mie canzoni precedenti, scopro che c’è sempre qualcosa che potrebbe essere riletto in un certo modo: in un testo parlavo di una psicologa, in realtà quella figura potrebbe essere tranquillamente Dio. Alcune canzoni le ho scritte evidentemente in modo inconscio.
In che modo ti cambia nella tua vita di artista?
Quando canto, anche se guardo altrove sento che i miei occhi mi guardano dentro: vedo la mia anima. Non solo, mi esce una voce diversa e a volte persino parole diverse, che non appartengono al mio quotidiano vocabolario. Ci sono frasi che mi sono uscite da sole e di cui non voglio prendermi la paternità, perché sicuramente arrivano dall’alto.
Dichiarare la fede aiuta o penalizza un artista?
A me aiuta costantemente nella vita, forse mi penalizza nello spettacolo, ma non mi importa. In una situazione televisiva mi imposero di nascondere il rosario giallo che avevo al collo, un regalo di mia madre. Al momento mi incavolai, poi lo nascosi e poi lo ritirai fuori. Da quel momento non mi hanno più invitato in quel contesto: che fastidio dava lo sanno solo loro.
Il Padre Nostro, con Dajana, testimonia che la preghiera si possa tradurre in canzone.
L’abbiamo cantata in un aramaico che, probabilmente, non era proprio nella pronuncia corretta, non lo sapremo mai perché non vi è alcuna prova. Però la sentivamo dentro. Ognuno ha la propria preghiera dentro ed esprimerla senza fanatismi, ma con umile trasparenza credo sia il racconto più bello che si possa fare al mondo. Si avvicina la gente a Gesù con il nostro esempio, più ancora che con le parole. Pensa solo a quante canzoni dichiarano di parlare d’amore ma poi non esprimono davvero l’amore: sono solo parole.
Come mai accade questo? Operazioni di mercato per cui i sentimenti e le emozioni vendono di più, anche senza convinzione?
Sì, ma la gente se ne accorge. Ci sono canzoni finte e canzoni vere. Le canzoni costruite a tavolino sono hanno la stessa forza di quelle ispirate dalla vita: quando parole e musica viaggiano insieme, il risultato è completamente diverso, più avvolgente.
Come ti prepari all’evento dell’Olimpico?
Sarà un’esperienza indimenticabile, fatta di pensieri, parole e tanta tanta musica. Ci divertiremo e staremo bene, devo ancora scegliere qualche canzone: ne ho circa 500 anche nel cassetto, decidere quale singolo lanciare ogni volta diventa difficile, anche perché nel frattempo arrivano nuove ispirazioni e nuova musica. Immaginatevi la difficoltà a sceglierle per un concerto!
Massimiliano Beneggi