Un leggio e un gruppo di giovani attori diretti da CATERINA SHULHA per il debutto nazionale di un testo di denuncia scritto da Andrei Kureichik: è INSULTATI. BIELORUSSIA, in scena lunedì 28 ottobre alle ore 19.30 al Teatro Golden di Roma.

L’attrice-regista nata in Bielorussia mette in scena il suo «bisogna agire». È la prima esperienza teatrale alla regia per Caterina Shulha, una sfida doppia che la vede impegnata anche in scena interpretando il personaggio di Svjatlana Cichanoūskaja, la presidentessa bielorussa attualmente in carica che Caterina ha avuto modo di conoscere personalmente e condividere con lei idee e riflessioni sull’attuale situazione. A completare il cast dello spettacolo diretto da Caterina Shulha ci saranno Maria Anolfo, Lorenzo Cervasio, Massimiliano Frateschi, Jessica Piccolo Valerani, Gaetano Solfrizzi, Fabrizio Traversa. Abbiamo intervistato la protagonista, che ha già portato il testo sul grande schermo, come film-documentario con Luca Argentero, Carla Signoris, Stefano Fresi, Ambra Angiolini, Giacomo Ferrara e Ivano De Matteo.

Caterina, quando portasti questo testo come documentario, avevi già l’idea di farlo arrivare sul palcoscenico anche in Italia?
L’autore è un esiliato politico, come si definisce lui. È scappato dalla Bielorussia in America quattro anni fa: ha scritto un testo teatrale su quello che è accaduto dopo le ultime elezioni (truccate) di Lukasenka. È un testo che è stato portato ormai in tutti i Paesi del mondo, in diverse lingue. Un’amica, insieme alla comunità bielorussa con cui collaboro a Roma, mi propose di farlo conoscere anche al pubblico italiano. Perché no? Eravamo in piena ondata Covid, ne facemmo un film documentario che partecipò a qualche Festival con un cast importante che recitava il testo teatrale: riscosse un certo successo e così eccoci qua.
Uno spettacolo che può davvero aprire una finestra su temi nascosti.
Ne ho parlato con Progetto Sud ETS e E.BI.TEMP (Ente Bilaterale Nazionale per il Lavoro Temporaneo, ndr), che hanno vari fondi da dedicare a progetti di comunicazione, anche con temi politici. Abbiamo così creato una data evento. Ne stiamo però parlando con vari enti teatrali, perché portarlo in giro per l’Italia sarebbe davvero utile anche dal punto di vista divulgativo.
Qual è la situazione in Bielorussia oggi?
Abbastanza tragica. Quattro anni fa ci sono state le prime manifestazioni pacifiche di gente che protestava, ma si è ritrovata oppressa dalle forze dell’ordine. Oggi la situazione non è cambiata: ci sono ancora più arresti, se uno fa un post su Facebook o indossa una maglietta inneggiando alla libertà, dopo poco è raggiunto per essere portato in prigione quindici giorni. Quelle proteste, quindi, ci sono ancora ma non se ne parla più, nonostante l’attenzione su Ucraina e Russia fosse partita proprio con le elezioni in Bielorussia.
Ma perché non se ne parla più nel mondo secondo te?
Accade in ogni tematica: ora la Bielorussia non è quella più “cliccabile”, non va di moda quanto Ucraina-Russia o Israele-Palestina, che monopolizzano l’attenzione. Quando arriva qualcosa di più fresco non si guarda più indietro, purtroppo.
Vivi indirettamente tramite la tua famiglia questa situazione?
Qua a Roma c’è solo mia mamma, quindi lì vive ancora tutto il resto della mia famiglia: nonni, zii, cugini. Fino al 2020, prima che scoppiasse il caos, tornavo almeno due volte all’anno, ora non lo posso più fare per ovvi motivi: mi arresterebbero appena arrivata in aeroporto. Purtroppo i miei figli più piccoli non hanno mai visto la Bielorussia.
Qual è la cosa più bella che stai scoprendo con questo spettacolo?
Il coinvolgimento. Il testo fa riferimento a storie e personaggi realmente esistiti: si usa un linguaggio semplice, quotidiano e, per certi versi, anche drammaticamente ironico. In un’ora emerge la commozione del pubblico nell’ascolto di questa lettura, perché finalmente si comprende la situazione. È importante che se ne parli.