E’ in scena fino al 5 gennaio al Teatro Franco Parenti di Milano, Age Pride di Lidia Ravera, il primo degli appuntamenti della rassegna La Grande Età – insieme, prodotta dallo stesso Teatro Parenti, che andrà avanti fino a giugno con protagonisti artisti come Milena Vukotic, Ambra Angiolini, Paolo Triestino. Atto unico, durata 65 minuti. Ecco la recensione.

IL CAST
Alessandra Faiella, Chiara Piazza (al violoncello). Regia di Emanuela Giordano
IL TARGET
Dai 30 anni in su
LA TRAMA
Quando, da piccoli, si pensava alla vecchiaia, se ne aveva un’immagine quasi dolorosa che si confondeva con la povertà e la tristezza della solitudine. Poi ci si avvicina a quell’età, nel frattempo cambiano le epoche, e così cambia il punto di vista: diventare vecchi significa entrare nella fase dell’essere “grandi adulti”, ossia persone che con una certa maturità sono pronte a vivere il loro terzo e forse persino il quarto tempo. Traguardi che, una volta, sembrava impossibile raggiungere, specie unitamente all’entusiasmo e alla forza fisica che vediamo oggi. Ecco quindi che una cinquantenne, mettendosi allo specchio, si confronta con il suo passato e con gli inevitabili mutamenti fisici e morali che il passare degli anni impone. Ripercorre le paure che aveva da piccola e le affronta con la consapevolezza di ora: tutto ciò che vive è destinato a invecchiare e morire, ma prima di quel momento finale occorre godersi ogni attimo senza nascondersi con un senso di ingiustificata vergogna. La protagonista ora tratta il tempo e la Natura da amici, anziché da avversario: si muove insieme a lui e, orgogliosamente, dichiara la sua età incitando i suoi coetanei a unirsi in una battaglia anziché abbandonarsi allo stereotipo che vuole “solitudine” e “vecchiaia” come sinonimi.
LA MORALE
Possiamo (dobbiamo) essere protagonisti della nostra vita a ogni età: essere più grandi significa avere dei doveri (per esempio, lasciare spazio ai giovani in certi campi) ma anche tanti diritti, acquisiti con l’esperienza e il lavoro svolto negli anni. Siamo i primi nella storia a poter vivere così a lungo, nonché i primi che vedono i figli avere una vita più difficile di quella dei genitori: come tutte le prime volte, quindi, viviamo sensazioni miste tra euforia per la novità e paura di non essere all’altezza, ma se la Natura vuole così, non possiamo che assecondarla e proseguire la nostra vita senza abbandonarci agli stereotipi. La vita comincia quando lo si vuole. Anzi, a ben pensarci, la protagonista lo ammette candidamente: essere giovani eternamente, sempre in affanno e in attesa di qualcosa di più bello e pieni di inutile sconforto, sarebbe noiosissimo. Molto più divertente invecchiare.
IL COMMENTO
Un bel testo appassionante e altresì commovente di Lidia Ravera, che viene interpretato con verve comica e tanto coinvolgimento del pubblico. La Faiella si rivolge alla platea immaginando che la maggior parte degli spettatori abbia già un’età avanzata, anche se invece c’è qualche giovane a cui questo testo potrà insegnare moltissimo. Non è l’età a fare la differenza, ma la voglia di vivere quell’età lasciandosi da parte tutti i problemi e i malumori: vorremmo tutti fare a meno degli stereotipi, ma poi non riusciamo a resistere al loro richiamo e allora certi segni del tempo ci sembrano segnali incontrovertibili di un’esistenza che non sarà più la stessa. Può darsi sia così, ma ciò non significa che non sia l’inizio di qualcosa di ancora più bello. Tanto ritmo in un’ora serrata di monologo: lunghissimi applausi in sala al Parenti.
IL TOP
Alessandra Faiella è famosa soprattutto per i suoi monologhi in cui mette a confronto il genere maschile e quello femminile, dibattendo sui meccanismi di coppia che si ripetono più o meno sempre allo stesso modo. Questa volta parla sempre di stereotipi, ma lo fa con un testo che ha una vera e propria storia: diventa così la sindacalista dell’età agé, partendo da spunti di vita quotidiana a cui non si sa se rispondere più facilmente con una risata o con un segno di approvazione per le verità che sta raccontando. Coinvolge, sorride insieme al pubblico che, interpellato, rende ogni sera diverso lo spettacolo. La Faiella, con mimica e tempi precisi, si conferma così una delle migliori comiche, capace di divertire facendo una fotografia esaustiva della società. Ha cominciato la sua carriera con Fo e Rame: l’esperienza si vede tutta e lei ne ha raccolto meravigliosamente l’eredità artistica.
LA SORPRESA
Il violoncello di Chiara Piazza non solo sottolinea il racconto della protagonista, ma diventa un vero e proprio personaggio a cui la Faiella si rivolge ottenendo risposte che ci fanno comprendere come la musica abbia un linguaggio universale. Indispensabile, perché sa interpretare gli umori del pubblico. Attenzione anche alla forza culturale di questo spettacolo: tante massime filosofiche accompagnano la narrazione, con un’arringa finale contro Freud che vale la pena di essere seguita fino in fondo.
Massimiliano Beneggi