Clamoroso colpo di scena (di mano) a Firenze: il sindaco Sara Funari con un comunicato d’urgenza stamane ha annunciato la nomina di Stefano Massini come nuovo direttore artistico del Teatro La Pergola.
La notizia non è tanto nel fatto che il sindaco fiorentino abbia deciso di affidare per l’ennesima volta la direzione del prestigioso teatro a un nome caro alla sinistra, quanto nella prepotenza con cui la Funari ha imposto Massini.

Il ministro della Cultura Alessandro Giuli, infatti, aveva già manifestato propensione verso altri nomi, non così schierati come Massini. A sorpresa, quindi, il colpo di mano del sindaco Funari spariglia le carte e cambia completamente il destino de La Pergola, che rischia di perdere anche quella neutralità politica che l’aveva contraddistinto nell’ultimo anno di direzione vacante. Massini, infatti, non è un nome qualunque. Sulla scia di Saviano, da diversi anni con la scusa della cultura non ha mai perso occasione per attaccare il centrodestra, anche quando governava la sinistra. Rafforzato dalla nomea di “figo della cultura piddina”, si è eretto a portavoce dei movimenti più estremisti travestiti da democratici. L’apice arrivò lo scorso 1 maggio quando, ospite al Concertone, sotto il diluvio di Roma fece confondere la pioggia per lacrime sul suo volto piagnucolante mentre esprimeva il vittimismo di chi sostiene di vivere in un regime di destra. Massini, dichiarandosi “antisfascista, perché quella parola non si può dire sennò ti schedano”, in quel preciso momento sapeva di conquistare definitivamente il PD. D’altronde non è la prima volta che accade qualcosa di simile. Qualche anno fa ad Accorsi, per dirigere sempre La Pergola, bastarono un paio di dichiarazioni antiberlusconiane, con tanto di retorico orgoglio sulla storia comunista della sua famiglia e affetto per Achille Occhetto. Lo stesso Accorsi, per la cronaca, fu poi fatto fuori in quanto considerato poco visibile nel suo ruolo: al Pd non interessa la cultura, ma qualcuno che faccia comizi. La sinistra mette, dunque, al posto di comando ancora qualcuno che non ha assolutamente il senso della neutralità: gravissimo segnale per il mondo del teatro, dove da Nord a Sud i sindaci di quella parte politica tendono a difendere solo ed esclusivamente produzioni rispondenti al proprio “credo”. Questa volta, però, a peggiorare la situazione è proprio la ricerca di uno scontro inevitabile con il ministero, che aveva già predisposto un tavolo di dialogo per la scelta del nuovo direttore artistico.