Sanremo 2025 volge al termine, ma c’è un grande assente che ha deciso, volutamente, di rimanere in silenzio. Parliamo di Amadeus. Ogni edizione condotta da lui era anticipata da un saluto di Carlo Conti su Instagram. Quest’anno le cose non sono andate proprio così a parti inverse.

Il conduttore di Nove, per cinque anni consecutivi alla direzione artistica del Festival, da lunedì ha smesso di pubblicare post e stories su Instagram, l’unico social che utilizza (in modo abbastanza compulsivo, tanto da servirsene per agevolare improbabili tutorial su come usare un telecomando).

Sanremo

Il silenzio di Amadeus ricorda un po’ quello con cui Pippo Baudo si trincerava in casa negli anni in cui, pur non conducendo Sanremo, era al timone di Domenica In: rifiutava di recarsi in riviera e lasciava andare i colleghi al suo posto. Dietro all’atteggiamento di Amadeus, tuttavia, sembra esserci qualcosa di più astioso.

Non è un mistero che nessuno si aspettasse questo successo (nella quarta serata Conti ha già superato il record della finale 2024, arrivando al 70% di share, un risultato clamoroso se si pensa che Amadeus otteneva quei numeri terminando alle 3 di notte, quindi in modo molto più facile). In tanti hanno quindi seguitato a fare i lacchè ad Amadeus alla vigilia di questo Festival, pronti a salire sulla barca del vincitore qualora quella di Conti avesse naufragato. Nei giorni che hanno preceduto il Festival, quindi, c’è stata una gara a intervistare Amadeus, facendolo parlare per l’ennesima volta dei suoi 5 Festival. Lui non si è mai tirato indietro, pubblicando aneddoti di ogni genere. Cominciato il Festival, Amadeus è diventato un “fantasma” su Instagram.

Nessuno può sapere cosa sarebbe successo se gli ascolti del 2025 fossero stati inferiori all’anno scorso come si immaginava, vero è che questo atteggiamento è lo stesso usato da Amadeus anche in merito ad Affari tuoi. Nonostante i saluti in tv di Stefano De Martino e Carlo Conti, Amadeus non ha mai degnato nessuno dei due di un ringraziamento, un complimento, un in bocca al lupo. Come se gli fosse stato scippato qualcosa. Invece no, questa settimana abbiamo scoperto tante cose.

Abbiamo capito che di Amadeus non c’era più bisogno da tempo ma, avendo avuto lui il merito di riportare il Festival a livelli popolarissimi grazie alla partecipazione di Big in gara amati dai ragazzi, avevamo paura che abbandonarlo volesse dire fare passi indietro. Si sarebbe potuto evitare Amadeus (e non necessariamente richiamare già allora Carlo Conti) ormai dopo il 2021, quando sembrava sicuro che l’esperienza sanremese di Ama fosse finita. Invece lui ha voluto strafare: cinque edizioni consecutive col suo amico Fiorello, le cui gag ci divertivano senza dubbio, ma diventate tutto sommato superflue nell’era contemporanea.

Non ne avevamo più bisogno ma temevamo il distacco. Succede anche con i propri rapitori, secondo la cosiddetta sindrome di Stoccolma. Ci siamo liberati di Amadeus finalmente: il Festival ha un orario di fine ben preciso, non ci sono volgarità, la politica viene schivata insieme a ogni provocazione inutile. Persino Achille Lauro ed Elodie hanno imparato a vestirsi, chissà che Conti non abbia chiesto più eleganza su un palcoscenico così prestigioso. Da quando non c’è più Amadeus, i Giovani non vengono buttati nella mischia per cantare in gara insieme ai Big. Non ci sono state più gag lunghissime e inutili con ospiti stranieri. Quando ci sono stati ospiti, il tema è sempre stato solo la musica. E’ sparita ogni pubblicità occulta. Non abbiamo più visto figli minorenni in prima fila ogni sera, insigniti di essere i “selezionatori” delle canzoni in gara davanti a una platea che non poteva che sorridere ma intanto pensava che questa clausola non fosse scritta nel canone Rai. Da quando Amadeus ha lasciato Sanremo con quel saluto sul furgoncino insieme a Fiorello, non abbiamo più visto qualcuno personalizzare il Festival come se fosse cosa e casa sua facendoci pesare il suo addio. Non abbiamo più sentito parlare di liti dietro le quinte. Non abbiamo più visto giacche improponibili, ma solo classicità ed eleganza.

Dovevamo avere proprio paura di quell’Amadeus, per non averlo lasciato andare via prima.

Massimiliano Beneggi

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