È in scena fino al 23 marzo, al Teatro Manzoni di Milano, la commedia Il vedovo allegro (produzione Ente Teatro Cronaca, A.G. Spettacoli) di Carlo Buccirosso. Tre atti, durata 130 minuti compreso un intervallo. Ecco la recensione.

IL CAST

Carlo Buccirosso, Gino Monteleone, Elvira Zingone, Donatella de Felice, Davide Marotta. Regia di Carlo Buccirosso

IL TARGET

Dai 16 anni in su

LA TRAMA

Cosimo Cannavacciuolo è diventato ipocondriaco e profondamente scettico verso tutti, dopo la morte della moglie per Covid e il fallimento della sua attività di antiquariato, dovuto alla chiusura del lockdown. In casa sua desidera solo la presenza di Virginia, attrice fermatasi in casa sua il tempo necessario per prepararsi a un importante audizione. La donna appare attratta mentalmente da Cosimo, che però fatica a mostrare il sentimento ricambiato a causa di continui e puntuali fraintendimenti. Molto meno gradite, invece, le presenze ripetute del custode del palazzo e del figlio, rispettivamente padre e fratello di Angelina, la ragazza che lavora come domestica da Cannavacciuolo. Eppure, sarà proprio al custode che Cosimo dovrà fare riferimento per portare a termine la sua missione: è stato incaricato da Tomacelli, inquilino del terzo piano, nonché suo bancario di fiducia, di fare una donazione del seme per mettere incinta sua moglie. Cosimo non ha ammesso di essere sterile, ma per avere un’agevolazione sul mutuo che non riuscirebbe più a pagare, è disposto a tutto…

LA MORALE

Per vergogna o per convenienza spesso si finge di essere diversi da ciò che si è, rendendoci disponibili a ogni cosa è nascondendo le nostre fragilità. In realtà alla fine ciò non porta a nulla, se non a incastrarci in situazioni da cui rimane difficile uscire da fuori. La soluzione sembrerebbe essere di lasciarsi vivere da emozioni che possano farci esprimere per ciò che siamo e meritiamo veramente. In quel modo usciremo persino da atteggiamenti di testardaggine, diventati paradossali zone di comfort.

IL COMMENTO

Il vedovo allegro è una commedia moderna, rappresentata coi cliché della classica tradizione teatrale napoletana. Lo confermano la colonna sonora, che sembra riecheggiare i grandi spettacoli di Eduardo, e la scenografia, una sola per tutta la pièce ma ricca di dettagli da scoprire e da ammirare: il salotto di casa Cannavacciuolo tra arazzi, oggetti antichi e un bel terrazzino, sembra assolutamente reale. Giochi di parole ed equivoci guidano il testo, che parte col diesel per velocizzare i ritmi nella seconda parte, focalizzandosi maggiormente sulla comicità. Una bella commedia rilassante, con spiccato dialetto partenopeo e un cast corale affiatato. Il Teatro Manzoni registra un sold out dietro l’altro, confermando la predisposizione ai grandi spettacoli della prosa più di ogni altro palcoscenico.

IL TOP

Carlo Buccirosso è sceneggiatore, regista, attore, nonché a capo di una compagnia che funziona benissimo con tempi comici impeccabili e battute mai fuori posto. Rispetto agli ultimi precedenti spettacoli, di filone giallo, in questo caso Buccirosso punta meno sulla suspance e più sulla comicità nuda e cruda, anche se non rinuncia comunque a un colpo di scena finale e permette di riflettere su temi che vanno al di là della stessa trama. In fondo il dibattito sulla genitorialità biologica e sulla necessità di rimetterci a ciò che la Natura ci propone, è spesso ancora oggi molto vivo. L’ipocondria di Cosimo, con l’attenzione ai tamponi e ai vaccini, ci riporta a una situazione di cinque anni fa (o anche meno) che sembra abbiamo dimenticato, ma che merita di essere ricordata con quei tratti di comicità inevitabile.

LA SORPRESA

Elvira Zingone è la simpaticissima figlia del portinaio: in un certo modo è l’antagonista femminile, che permette un contrasto più che mai comico con il personaggio di Cosimo. Il ballo finale è sorprendente e merita applausi. Sono proprio gli opposti tra personalità a rendere tutto estremamente divertente. Straordinario Davide Marotta, che con la sua innata verve non smette di autoironizzare sulla propria altezza e regala come sempre un ruolo che unisce la grande esperienza alla dolcezza fanciullesca, qualità che gli appartengono e sa trasportare ogni volta al pubblico.

Massimiliano Beneggi