Che Dio ci aiuti (in onda il giovedì sera su Raiuno alle 21.40) supera costantemente il 20% di share, battendo qualunque concorrenza (giovedì 27 marzo se l’è dovuta vedere con Avanti un altro, in onda anche in prima serata). Verrebbe da chiedersi come mai una fiction così datata riesca ancora a coinvolgere, giunta all’ottava edizione, milioni di telespettatori. Eppure basta guardare la serie tv con Francesca Chillemi per comprendere le ragioni del successo.

Che Dio ci aiuti 8 è infatti letteralmente un’altra fiction rispetto a quella in onda qualche anno fa, tanto che con un altro titolo avrebbe potuto essere definita uno spin-off dell’originale che debuttò in tv nel 2011. Un tempo era un giallo, che vedeva le monache improvvisarsi detective, oggi la trama si basa su storie di carattere sociale. Inoltre, per la prima volta il protagonista (insieme ad Azzurra) è un uomo: Lorenzo, interpretato da Giovanni Scifoni, ha assolutamente più centralità rispetto a tutti gli altri uomini che si sono alternati in passato. Bastano questi due elementi a cambiare una fiction.

Per il resto, rimangono fondamentali punti di intersezione con le edizioni precedenti. A cominciare ovviamente da Francesca Chillemi, il cui personaggio di Azzurra via via è cambiato trasformandosi da ragazza scapestrata a moglie innamorata fino a diventare vedova, quindi suora divertente e curiosa: origli e spionaggi restano alla base del suo carattere. Suor Angela (Elena Sofia Ricci) e suor Costanza (Valeria Fabrizi) compaiono ormai solo sporadicamente da un paio di stagioni, quanto basta per mantenere un fil rouge col passato. Suor Azzurra parla col crocifisso, regalando al pubblico significative e profonde riflessioni che sono il vero fulcro dell’episodio, i cui eventi diventano solo degli esempi. Prosegue la presenza di un bambino (in questa serie una femmina), che fa talvolta anche da voce narratrice condividendo la sua innocente visione del mondo. Non manca l’idea di una vita in comune: prima si svolgeva tutto in un convento, ora in una casa famiglia; il clima che si respira intorno a quel lungo tavolo, dove nessuno sta rimane a colazione o a cena per più di cinque minuti, è però lo stesso. La colonna sonora (di Andrea Guerra) è sempre quella e mette lo spettatore sempre nello stesso stato di quiete e serenità. Si guarda Che Dio ci aiuti e improvvisamente la vita appare più bella, rassicurati del fatto che i problemi ci sono per tutti, quindi altrettanto si potrà dire per le soluzioni. La fiction piace da sempre perché induce alla lealtà, alla sincerità nell’espressione dei sentimenti, al rispetto: ultimamente anche nelle serie tv non risultano temi così scontati. Storie ben costruite, linguaggio semplice, fiction per tutte le famiglie: anche questo non è poco, se si pensa che all’epoca dei canali tematici sono pochissimi i programmi che gli adulti possano condividere coi bambini.

Sono però proprio quei cambiamenti continui, di cui si parlava all’inizio dell’articolo, che permettono di immaginare con Che Dio ci aiuti una longevità inconsueta. Gli sceneggiatori hanno compreso che sarebbe stato inutile concentrarsi ancora su gialli ambientati non un convento, dove a mutare erano solo i ragazzi che di edizione in edizione si alternavano: ormai era stato detto tutto e, francamente, iniziava a non essere più credibile vedere succedere qualunque cosa lì dentro. A dirla tutta, già l’idea che il personaggio di Azzurra sia diventato una suora continua a stonare in certi momenti, tuttavia ora che non ci sono altre monache più rigorose, appare più convincente anche la Chillemi (sempre più brava) nel ruolo. I valori restano gli stessi, le emozioni non mancano, ma l’intelligenza della sceneggiatura è stata proprio nel coraggio di trovare nuove idee.

Dopo una settima edizione che sembrava non sapere quale direzione prendere, gli autori si sono rimboccati le maniche e hanno optato per un cambiamento decisivo. La Casa Famiglia potrà ospitare per lunghi anni altri ragazzi, senza che lo spettatore debba domandarsi “Ma capitano sempre lì i casi più disperati?”. Lo stesso Scifoni è una bella trovata: rappresenta un bel personaggio, a cui mano a mano ci si affezionerà sempre di più.

Insomma, dopo un momento di smarrimento si è compreso che questa fiction può proseguire tranquillamente senza Elena Sofia Ricci: non era facile, ma è un traguardo importante per una fiction che avrebbe potuto accontentarsi di sette edizioni di successi. Bravi gli autori dunque, capaci di trovare ancora una volta un cast convincente, con giovani attori promettenti. Oltre a Giulio Corso, ormai apprezzatissimo anche a teatro, ci sono altri ragazzi strepitosi. Ambrosia Caldarelli (Cristina) è una certezza che avevamo già apprezzato in Circeo, Bianca Panconi (Melody) sta diventando un’attrice di punta Rai (dal 30 marzo sarà anche in Costanza), ma anche assolute novità come Tommaso Donadoni (Pietro) e Ludovica Ciaschetti (Olly) stanno mano a mano conquistando il pubblico. Un concentrato di emozioni e simpatia che continua a non deludere: fino all’8 maggio con Che Dio ci aiuti ci sarà da ridere e commuoversi senza rimpiangere il passato, ma sperando in ulteriori serie. Non capita spesso dopo tanti anni.

Massimiliano Beneggi