E’ in rotazione radiofonica “UP”, il nuovo singolo di Francesca Palamidessi estratto dal nuovo ep “Wisteria” (PLUMA dischi), che esplora il conflitto interiore, simbolizzato dal glicine, fiore della femminilità e intimità. L’EP affronta la difficoltà di fare scelte autentiche in un mondo influenzato da condizionamenti esterni, tra “vorrei”, “dovrei” e “potrei”, che ci distolgono dai nostri obiettivi più profondi e veri.

“Up”, la penultima traccia dell’EP “Wisteria”, è una canzone multi-genere in cui la protagonista si rivolge alla sua sé bambina, esortandola a fidarsi dell’istinto e a dare priorità ad esso rispetto alla ragione e ai condizionamenti esterni. Il brano è scritto, interpretato e prodotto dall’artista, così come l’intero EP. Il tema centrale è incoraggiare chi lotta contro le proprie emozioni a usarle positivamente per costruire un futuro solido basato su valori autentici, piuttosto che soddisfare le aspettative altrui o ignorare i segnali interiori. La canzone invita alla spontaneità e riflette la stessa spontaneità creativa dell’intero lavoro musicale. Un brano onomatopeico, molto particolare. Ce ne parla la stessa Palmidessi: è lei la nostra giovane novità della settimana.
Francesca, Wisteria è una vera riflessione filosofica.
Il tema raccontato nell’Ep mi ossessiona da sempre: il rapporto tra passato, presente e futuro nelle nostre vite, in relazione a ciò che scegliamo per noi stessi. Mi domando spesso quali siano le origini delle nostre scelte. Naturalmente le risposte possibili sono molteplici, quindi l’Ep vuole sviscerare il tema più che offrire soluzioni.
C’è stato qualcosa che ti ha ispirato in modo particolare?
Effettivamente sì. Mentre scrivevo l’Ep mi è capitato un estratto de La campana di vetro di Sylvia Plath che racconta, con un’immagine molto vivida, una donna davanti a una pianta di fico: lei si immagina che ciascun frutto rappresenti un possibile scenario diverso per la propria esistenza. Di conseguenza questo crea uno spaesamento di fronte alle diverse possibilità della vita e all’incapacità di scegliere. Oggi, con tutti gli input che riceviamo, ci sembra di poter vivere migliaia di vite diverse, ma l’unico filo conduttore della nostra esistenza resta solo quello che davvero scegliamo.
Musicalmente è qualcosa di assolutamente originale: porti delle immagini.
Sì, sono estratti spesso molto brevi, di 30 secondi o un minuto. Li definisco proprio dei quadri musicali.
Dici che non offri soluzioni, ma in qualche modo c’è una risposta che emerge: non avere rimpianti e non guardarsi troppo indietro.
È il mio modo di agire artisticamente: cerco di realizzare ciò che voglio, con la massima libertà, per fare esprimere qualcosa di assolutamente mio. Le vite degli altri entrano nelle nostre influenzandole, senza renderci conto, ma alla fine siamo noi a fare la nostra vita. Anche musicalmente, quindi, mi lascio guidare dall’istinto, escludendo condizionamenti esterni.
Come hai imparato a superare questi condizionamenti in un mondo dove tutti sono commentatori, critici (ed haters)?
È qualcosa con cui bisogna avere a che fare se si vuole fare l’artista: forse non li ho proprio superati, ma ho imparato a gestirli. Il mio obiettivo è seguire sempre il positivo eliminando il negativo. Potrei fare l’esempio di questo stesso Ep, un prodotto complesso che mi accorgo sta arrivando a persone che non mi sarei mai aspettata: la sorpresa puoi trovarla nel positivo come nel negativo, sta a noi decidere cosa guardare.
Hai inventato un jazz 3.0?
Sicuramente qualche eco di quell’esperienza jazz, che ho praticato per tanti anni, qualcuno potrà sempre sentirla, ma qui c’è un modo di comporre diverso. Forse solo nell’esecuzione live si può ottenere la componente improvvisativa, che però non c’è nella composizione dell’Ep.
Ecco, a proposito di live, sei prossima a una data importante.
Sì, il prossimo concerto sarà a Caserta, a Palazzo Paternò, il 13 aprile. A breve annuncerò una serie di date che ci saranno anche tra fine primavera ed estate.
Massimiliano Beneggi