Sembra incredibile, ma Sanremo 2025 è terminato già da due mesi. In tutto questo tempo, qualche canzone l’abbiamo già persa per strada, ma parecchie proseguono il loro successo: non è poco in un’epoca di produzioni musicali continue, che non danno respiro ai successi. Facciamo dunque un bilancio sull’ultimo Festival di Sanremo.
È ancora troppo presto per definire cosa resterà nella storia dell’edizione 2025, ma possiamo già avere certezze su chi non ne farà parte: Massimo Ranieri, Modà, Joan Thiele e Willie Peyote. Non è tutta colpa loro, i media hanno la maggiore responsabilità, ma se qualcuno ha tracce delle loro canzoni, faccia un fischio. Completamente scomparsi dai radar delle radio, assenti dalle posizioni importanti di classifica. Ranieri è protagonista del suo tour teatrale, che gli consente di essere ospite di varie trasmissioni (e certamente non aveva bisogno di Sanremo per farlo), ma gli altri tre sono le scommesse perse del Festival 2025. Per i Modà appare sarcastico dover ricordare che il titolo del brano che nessuno ha mai più risentito nelle radio è Non ti dimentico. Anche Eco e Grazie ma no grazie sono rimaste ferme a metà febbraio: la citazione dei Jalisse non ha portato bene a Peyote che, dopo il secondo flop sanremese, forse non rivedremo più sul palco dell’Ariston. Un mezzo buco nell’acqua questo ultimo Festival anche per Irama, forse troppo ripetitivo nel suo brano identico agli altri del proprio repertorio, e Francesca Michielin, che però potrà consolarsi con la festa dei 30 anni all’Arena di Verona a settembre.

Non ha grande successo radiofonico nemmeno Simone Cristicchi che, però, con la sua Quando sarai piccola aveva talmente emozionato da essere rimasta nei ricordi del pubblico pur senza grande trasmissione mediatica. La canzone è comunque parte di un progetto importante, che va ben oltre la semplice gara sanremese: sarà testimonial di diverse campagne e il testo sarà un manifesto della vita di molti.
Il successo più clamoroso è ovviamente quello di Olly che, dopo aver vinto, non ha mai lasciato la vetta dell’hit parade tra i singoli più venduti, continuamente tallonato da Giorgia e Achille Lauro. Se si vuole identificare la quarta edizione di Conti con dei brani, quelli sono sicuramente Balorda nostalgia, La cura per me, Incoscienti giovani, Cuoricini dei Coma Cose (tormentone annunciato), ma anche Volevo essere un duro di Lucio Corsi e L’albero delle noci di Brunori Sas, anche se su questi ultimi due i media potevano fare molto di più visto il livello cantautorale.
Bene anche Rose Villain con Fuorilegge e Fedez, che con Battito si è preso una rivincita contro chi non lo considerava più dal punto di vista musicale e si occupava solo della sua vita privata.
C’è poi chi non ha convinto le giurie sanremesi e si è riscattato subito dopo: Marcella Bella per esempio aveva la canzone più brutta, ma complici imitazioni e parodie, ecco che la sua Pelle diamante è nella testa di tutti. Rkomi si è ritrovato Il ritmo delle cose classificato penultimo e ora sigla dei programmi sportivi di Mediaset che commentano il calcio in seconda serata. Chiamo io chiami tu di Gaia si è posizionata al ventiseiesimo posto ed è tra le più trasmesse in radio; Clara (Febbre), terzultima in classifica, è fortissima nei trend social. Tony Effe, criticatissimo, funziona col suo pubblico di giovani e Damme ‘na mano è molto cantata dai ragazzini. Serena Brancale è una delle rivelazioni che, con Anema e core, promette di fare ballare moltissimo anche quest’estate: è forse l’unica (insieme a The Kolors, lanciamissili con Tu con chi fai l’amore) che non avrà alcun bisogno di provare a lanciare musica energica per cercare il tormentone nei prossimi mesi.
C’è poi chi rimane nel limbo, per cui bisogna aspettare a sbilanciarsi anche se in questi casi di solito significa che saranno brani destinati a sparire in fretta: Amarcord di Sarah Toscano paga probabilmente l’eccessiva somiglianza (netta sovrapposizione melodica) con C’est Venice di Cutugno, esplosa sui social dopo il Festival. Rocco Hunt (Mille vote ancora) non è stata all’altezza delle aspettative del suo autore, così come Viva la vita di Gabbani, nonostante Conti provi a sponsorizzarli in tutti i modi.
Elodie (Dimenticarsi alle 7), Bresh (La tana del granchio), Noemi (Se t’innamori muori) erano partiti bene nel post Festival, ma ultimamente le classifiche hanno visto sbiadire i loro successi: difficilmente entreranno nella storia dell’edizione.
Secondo le radio sembrerebbe impossibile parlare di Gue, Shablo e Tormento: di loro non nessuno pareva essersi nemmeno a Sanremo nei giorni della kermesse, eppure non è così per il pubblico. Il loro brano, La mia parola, è certificato disco d’oro. A proposito di certificazioni, per ora Sanremo ha visto premiati con il disco d’oro anche Fedez, Achille Lauro, Giorgia, Lucio Corsi, Coma Cose, Bresh, Rose Villain. Unico platino per Olly.
Insomma il bilancio è più che positivo, anche se i numeri sono leggermente bassi rispetto all’anno scorso quando, va ammesso, c’erano in gara meno cantautori è più rapper che riscuotono successo presso i giovani. Sì, ecco, i giovani. Purtroppo, fatta eccezione per il vincitore di categoria Settembre, sembra che il Festival non sia più appetibile nella gara delle cosiddette Nuove Proposte: la colpa probabilmente è anche da attribuirsi al fatto che un artista emergente ambisca a partecipare ai talent prima di tutto, per sfornare un successo e arrivare così a Sanremo direttamente tra i Big. Finché ci sarà Amici su tutti, sarà difficile cambiare il trend.
Massimiliano Beneggi