In pochi conoscevano Lucio Corsi prima di Sanremo 2025, ora in molti sono andati a cercare la sua discografia. Ma come va considerato Corsi? È un fenomeno o un personaggio banale? L’Italia sembra dividersi sul cantautore secondo classificato al Festival di Sanremo e rappresentante i nostri colori al prossimo Eurovision Song Contest. Per un Jovanotti che si presenta a sorpresa sul palcoscenico del giovane Corsi indossando la maglietta con la scritta Volevo essere un duro, c’è un Morgan che non si risparmia nel definirlo eccessivamente semplice oltre che imitatore della moda di David Bowie.

È un po’ la fotografia della società italiana d’altronde: c’è chi esalta la novità e chi prova immediatamente a distruggerla sul nascere. La cosa curiosa è che in questo caso a stroncare il nuovo che avanza sono quelli che si sono sempre definiti innovatori, mentre i cosiddetti conservatori difendono la normalità di Lucio Corsi. Quella normalità che gli ha permesso di arrivare al grande pubblico e convincere televoto, sala stampa e radio (anche se queste ultime non lo stanno aiutando ora che manca un mese all’Eurovision). È alquanto paradossale, perché se c’è uno che non vuole proprio dividere, ma piuttosto in una società giusta unirebbe tutti, quello è Lucio Corsi. Lo guardi in faccia e ritrovi l’Io bambino di chiunque, candido e vero.

Dunque dicevamo, Lucio Corsi è un fenomeno o un cantante banale? Forse sarebbe il caso di non dare un’etichetta, come sta accadendo, a un cantautore appena trova il successo. Corsi certamente non è un fenomeno, inteso in termini sociali. Si è appena manifestato (pertanto è ora fenomeno in termini filosofici) al pubblico e non ha lanciato nessuna moda per ora: il suo pop fatto di voce, chitarra e pianoforte è il più classico che si possa immaginare, quello che insegnano alle elementari e viene poi sviluppato nelle più specifiche scuole di musica. Niente di nuovo, né aveva intenzione di inventarsi qualcosa di stratosferico: Lucio Corsi non voleva essere un fenomeno, non ci tiene (anche perché i fenomeni in genere durano il tempo di una stagione per diventare meteore di lusso, stile Righeira per capirci). Siamo noi ad avere reso tale Lucio, solo perché finalmente abbiamo visto i giovani apprezzare un cantautore interpretare senza autotune. Siamo noi ad avere creato un fenomeno intorno alla semplicità, ma Corsi sperava ovviamente in un successo senza credere di essere il nuovo David Bowie. Basterebbe leggere il testo della canzone sanremese per capire il senso della sua arte, pura e cruda senza sovrastrutture. Per la precisione, si dica a Morgan che le spalline a sbuffo non le ha inventate Bowie, ma erano già state lanciate dai medievali. Si metta quindi l’anima in pace anche Leopoldo Mastelloni che ha trovato il modo di far parlare di sé rivendicando la paternità del trucco bianco sul volto: il teatro greco lo aveva scoperto ben prima di lui.

Ma se non è un fenomeno, hanno perlomeno ragione i detrattori a considerarlo banale? No di certo. Il talento non può mai essere banale: se lo fosse, sarebbe estremamente scontato tutto quello che fa, a cominciare dall’andamento melodico. Già a Sanremo, invece, ha stupito tutti passando dal pianoforte alla chitarra quando meno ce lo si aspettava. Corsi quindi non è nemmeno banale. Ha avuto la genialità di portare Topo Gigio a Sanremo, ma non sembrerebbe prevista la presenza del pupazzo a Eurovision Song Contest: è onesto e nemmeno furbo insomma, perché se lo fosse stato avrebbe puntato sulla presenza di Gigio, vera star amata in tutto il mondo.

Se proprio c’è brama di etichette, lo si definisca solo un bravo cantautore, senza eccedere con aggettivi che lo rendano odioso, ne deturpino il messaggio e facciamo diventare stucchevole la sua canzone. Che poi la strada ora sarà ancora in salita è piena di riflettori, questo Lucio Corsi sa già lo sa ed è consapevole che dovrà mantenere gli stessi livelli di questo Sanremo. Lo sa bene, altrimenti sarebbe stato davvero un duro, invece per fortuna non è altro che Lucio. Non mettiamo strane cose in testa a un bravo ragazzo classe 1993 che ha deciso di fare musica e avere un rapporto normale con le persone; non preoccupiamoci del risultato che otterrà a Eurovision Song Contest e godiamocene solo la partecipazione. Abbiamo impiegato tanti anni a sperare che arrivasse un giovane educato e capace di interpretare nuove melodie, se bruciassimo l’occasione ci meriteremmo la trap, Morgan e Mastelloni.

Massimiliano Beneggi

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