Fabio Caressa e Beppe Bergomi al centro del ciclone sui social. Se la sono cercata e, conoscendoli, faranno anche di peggio nella finale di Champions’ del 31 maggio. “L’opinione è un male caduco e che la vista inganna”, diceva Eraclito. Peggio è se questo male arriva dal giornalismo, che così perde di obiettività e credibilità. Ecco cosa è accaduto.

Inter batte Barcellona 4-3: tutti felici (perlomeno, oltre ai nerazzurri, lo sono certamente i tifosi che sperano in risultati positivi delle squadre italiane nelle competizioni internazionali) e orgogliosi di avere assistito a una delle partite più entusiasmanti del calcio moderno. Fabio Caressa e Beppe Bergomi, chiamati a fare la telecronaca del match trasmesso in chiaro su Tv8, esagerano un po’. Non tanto nell’esultanza finale, quanto nel commento della partita.

Una cronaca a senso unico a favore dell’Inter, giocata su due obiettivi: prendersi le simpatie dei tifosi nerazzurri e diventare nuovamente fenomeni virali con la loro telecronaca. Ci erano già riusciti nel 2006, quando la Nazionale Italiana vinse il quarto Mondiale e la coppia Caressa-Bergomi commentava per Sky la cavalcata trionfale. In quell’occasione c’era naturalmente anche la Rai a raccontare il Mondiale, quindi in molti rividero a posteriori l’entusiasmante telecronaca di Caressa che urlava “Abbracciamoci forte e vogliamoci tanto bene!”. Qualcuno lo mise pure come suoneria del cellulare, alternandolo al “Cannavaro!” detto in maniera perentoria durante gli ultimi minuti della semifinale contro la Germania. Non vi è dubbio che le telecronache di Caressa siano molto avvincenti, anche se da quel momento il giornalista si è avvicinato sempre di più al ruolo di una macchietta.

Con l’avvento dei social (inesistenti nel 2006), fare commenti ricchi di ironia ed esultare come se si fosse in trattoria è diventato sinonimo di popolarità certa. Il filmato di un’azione decisiva si trasforma in un documento epico, che si rigenera migliaia e migliaia di volte fino a essere conosciuto da chiunque. Il problema è che ormai tutti lo sanno, quindi rispetto al 2006 c’è molta più consapevolezza da parte di taluni telecronisti di essere (e voler essere) personaggi. Si è persa la spontaneità e già questo basterebbe a chiedere gentilmente a Caressa di contenersi un minimo, perché ciò che prima divertiva, oggi non è più originale. Comprese le introduzioni con linguaggio altisonante o il modo circense di annunciare gli autori dei gol. Il punto però non è questo.

Laddove il telecronista diventa tifoso, l’utente dei social si sente parte di quel concitato racconto e siamo tutti d’accordo. Le tv locali lo scoprirono molti anni prima di Caressa e Bergomi. La sensazione, però, è che ora si vogliano invertire le posizioni: è il giornalista a sentirsi parte della tifoseria, commenti unicamente da bar. Ciò che viene imputato ai due telecronisti di Inter-Barcellona è proprio questo: non avere avuto un minimo di obiettività nel racconto. “Fuorigioco netto di Lewandosky” urlato da Caressa, in un’azione più che regolare, è solo uno dei tanti esempi di telecronaca di parte che si possono citare. A un certo punto, però, diventa disinformazione e per il giornalismo non è un granché. Soprattutto se reiterata e sommata a valutazioni opinabili e antisportive (“Che non dicano nulla questi del Barcellona, che dall’inizio della partita che si lamentano”, asserisce Bergomi mentre l’arbitro sta giustamente attendendo il responso del Var su un episodio dubbio che comprometterebbe il gol del pari nerazzurro). Ecco, lo zio Bergomi ormai ha perso il suo ruolo di commentatore compassato che tanto piaceva e lo distingueva dai suoi colleghi esagitati. Urla facendo versi, sembra l’orso Yoghi, non ha più contegno ed è un peccato, perché tecnicamente è da sempre il più preciso. Il merito del successo delle telecronache di questa accoppiata è quasi sempre stato dell’ex capitano interista.

Si dica anche di quando Caressa ha annunciato con aria rassegnata il rigore per il Barcellona, salvo poi correggere in seguito alla decisione del Var: “È fuori area, mi sembrava di averlo visto subito infatti”. Ti sarà anche sembrato Fabio, ma avevi annunciato rigore. E così via per tanti episodi dove la voglia di essere paladino dei tifosi si intersecava con la smania di apparire come esperto infallibile.

Sono in tanti a lamentarsi della cronaca su Tv8 di Inter-Barcellona che, essendo l’unica disponibile, doveva risultare precisa e puntuale. Caressa e Bergomi invece hanno optato per provare a tornare icone dei giovani e dei videogames (erano un po’ in affanno con la crescita di Lele Adani e Pierluigi Pardo), mandando a farsi benedire ogni credibilità sportiva. Peccato che gli stessi social oggi li riempiano di critiche: si direbbe che il tentativo sia stato un boomerang. Nel frattempo, Caressa scelga se vuole essere comico di Striscia, meme dei social o commentatore sportivo: i tre ruoli, insieme, sembrano difficili da sopportare.

Massimiliano Beneggi

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