E’ in rotazione radiofonica “Estraneo” (PLUMA dischi/IRMA Records), il nuovo singolo di Elena Romano estratto dal suo primo ep “Lorena” uscito il 16 maggio.

Pronta a una serie di live che la coinvolgeranno anche in autunno, Elena (vocalità tutta da ascoltare, in grado di spaziare fra diversi stili e risultare perfetta in ciascuno di essi) ci parla così di Estraneo. Una canzone che racconta come a volta siamo estranei a noi stessi, che ci fidiamo delle persone realmente più sconosciute. Composto in soli dieci minuti, nasce da un momento di profondo caos interiore, segnato dalla fine di una relazione importante. A guidare la scrittura è stato un bisogno urgente di evasione: il brano immagina un amore alternativo, una figura ideale in grado di colmare il vuoto lasciato da ciò che non esiste più. Ma a sorprendere è soprattutto lo stile, musicale e iconografico, con cui Elena interpreta il messaggio che arriva attraverso un videoclip fatto di immagini intense che si alternano. Un linguaggio che unisce inquietudine a tenerezza, creando una musica del tutto inesplorata. Con una scrittura istintiva e autentica, “Estraneo” si muove quindi tra dolore e desiderio, trasformando la mancanza in rifugio emotivo e primo atto di rinascita creativa, come ci racconta la stessa Elena, che al videoclip teneva particolarmente.

Cristiano (Etcni), mio carissimo amico con cui faccio musica, fa anche live visual. Con un po’ di backstage e servizi fotografici ha lavorato mantenendo la sua tecnica, volendo trasmettere l’idea visionaria di una musica evocativa, astratta ma che potesse parlare attraverso le immagini. Ovviamente tutto va anche a libera interpretazione, ciascuno può vederci quello che vuole.

Perché tieni particolarmente a questo pezzo, che arriva dopo qualche settimana dall’uscita di Lorena?

È stata la prima che ho scritto di questo Ep, introspettiva ed esistenzialista, arrivava in un momento di trasformazione che ho attuato con la musica. Per me con questa canzone significa passare dall’età giovanile a quella adulta: talvolta ci sono momenti di perdizione, ma l’importante è trovare la strada per ripartire più forti. Io l’ho trovata così. Sentivo il bisogno di evadere, e l’unico modo per farlo è stato immaginare un amore capace di racchiudere il desiderio che non riuscivo più a provare per la persona che avevo accanto. Ho costruito l’immagine di qualcuno che potesse distrarmi dal dolore di quel momento.

Cosa intendi questa “immagine”?

Ho scritto questo pezzo alla fine di una relazione: ho spesso tendenza ad annoiarmi, quindi avevo il desiderio di incontrare qualcuno o cascare in qualcosa che potesse comunque potermi fare sentire viva. Ecco, non è arrivata una persona, ma è arrivata una canzone.

Forse era il destino più logico, perché in effetti sembra più un inno a mettersi in ascolto della propria persona finalmente.

Certo, un’apertura interiore verso me stessa, che diventa persino un atto di coraggio perché quando si decide di condividere questa interiorità con altri. Ma non mi ha messo in difficoltà. Vorrei essere empatica nei confronti di chi mi ascolta. Forse sono cose che si vivono un po’ tutti in alcuni momenti della vita: è bello sentirsi capiti dalla musica.

Un pop elettronico dominante. C’è una fonte di ispirazione?

Direi di no. È stato un lavoro abbastanza ambizioso: la prima volta di un progetto completamente mio, aiutata da mio fratello, compositore e arrangiatore. Dopo tanti anni di canto jazz e Conservatorio, volevo mettere in campo le mie diverse peculiarità e passioni. Ho sempre ascoltato hip hop. Quindi abbiamo unito musica classica attraverso l’uso degli archi, la musica elettronica: c’è una commistione di stili che potesse parlare di me. Non ho cercato quindi stimoli altrove che da me: volevo capire cosa potesse succedere mettendo stile cantautorale e improvvisazioni.

Massimiliano Beneggi