È in scena fino al 26 ottobre, al Teatro San Babila di Milano, La scommessa di Emanuele Barresi. Durata 90 minuti, due atti. Ecco la recensione.

IL CAST

Emanuele Barresi, Gaia De Laurentiis, Fabio Ferrari. Regia di Emanuele Barresi.

LA TRAMA

Chiara e Michele sono sposati da tanti anni, ma da tempo il loro non è più un matrimonio felice. Chiara vive con frustrazione le negligenze del marito di cui lentamente si disamora. L’uomo, in mobilità dal lavoro, passa il tempo sperperando i soldi in ogni tipo di scommessa. Così Michele la moglie e non è nemmeno consapevole dei sacrifici che questa fa per sopperire ai suoi debiti. Enrico è il miglior amico di Michele: avvocato, colto, single, amante anch’egli delle scommesse ma con la capacità di fermarsi quando necessario. Lui sa che la statistica non è una regola: ogni scommessa è rischiosa come la precedente. Quando Michele si mostra geloso dell’amico, che teme poter essere un pericolo per il suo matrimonio in crisi, decide di coinvolgerlo nell’ennesima assurda scommessa: davvero Chiara mostrerà fedeltà al marito?

LA MORALE

Ogni momento della vita è una scommessa: anche quando andiamo a dormire scommettiamo sul fatto di rialzarci il mattino seguente. Ogni giorno dunque scommettiamo senza saperlo. Questo significa che la quotidianità ci pone davanti a rischi dalle conseguenze inaspettate: tanto vale non fare nemmeno calcoli, col rischio di dare per scontato un risultato come induce a fare la statistica. Specie quando si ha a che fare coi sentimenti: meglio non illudersi di nulla e scommettere sull’amore reciproco già sapendo che potrebbe non andare come speriamo. Giochiamo con tutto ma non coi sentimenti. L’unica cosa su cui vale la pena puntare è la famiglia: importante accorgersene prima che diventi tardi.

IL COMMENTO

Sold out e tanti applausi al debutto al Teatro San Babila di Milano per questo testo che diverte molto e altresì lascia numerosi momenti di riflessione. Perché, in effetti, quello di scommettere alla cieca su qualcosa crediamo di governare è un difetto comune a tutti, in un contesto o in un altro. Il finale spiazza, lasciando anche un velo di malinconia e rendendo ancor più sincera la narrazione. Commedia leggera, dai risvolti morali significativi e dai ritmi veloci, guidati da una regia che sfrutta gli spazi nella loro essenzialità. Una scenografia fissa sul salotto di Chiara e Michele si alterna attraverso le luci a un piccolo spazio dove c’è la ricevitoria: in fondo la scommessa è davvero una azione quotidiana che facciamo prima di tutto tra le mura di casa nostra. Se non stiamo attenti e ci facciamo prendere la mano, rischiamo di rovinarci la vita…

IL TOP

Non esiste un unico protagonista: Gaia De Laurentiis, Fabio Ferrari, Emanuele Barresi lo sono tutti alla stessa maniera. Il gioco di squadra e la complicità tra loro si esprime facilmente al pubblico, che può apprezzare le diverse sfumature dei personaggi. De Laurentiis (come sempre capace di empatizzare col pubblico con immediate dolcezza e simpatia) dà al personaggio di Chiara un carattere che via via va a delinearsi, dimostrando che l’amore può rendere tanto disincantati quanto tenaci nel momento della rabbia e della tristezza. Barresi, nei panni di Michele oltre che regista e autore del testo, interpreta l’uomo ignorante che vive con superficialità, ma al tempo stesso vorrebbe dimostrare di essere capace di riscattarsi da tante umiliazioni. Ferrari (alias Enrico, il personaggio più comico dei tre) è l’avvocato stimato, capace di osservare e ascoltare e che sa come usare le parole: per deontologia professionale più che discorsi fa vere e proprie arringhe. In fondo, però, si concede anche lui qualche leggerezza. Tutte queste diverse caratteristiche emergono naturalmente dagli attori, che divertono, coinvolgono e regalano al pubblico un’ora e mezza piacevole, di quelle che solo il teatro sa dare.

LA SORPRESA

C’è un personaggio assente sul palcoscenico ma molto presente nella storia: si tratta della figlia di Chiara e Michele. La si vive solo al telefono, dove vuole dialogare solo con sua madre, dacché delusa da suo padre. Con lui torna a parlare solo per chiedere un consiglio, rispetto al quale saprà di voler prendere la decisione diametralmente opposta. Di lei non si conosce nemmeno la voce, ma grazie ai tempi e ai dialoghi degli attori in scena, si può immaginare ogni parola che dica dall’altra parte del telefono. Altra scelta registica azzeccata. Praticamente tutto perfetto: verrebbe da dire…scommessa riuscita!

Massimiliano Beneggi

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