È in scena fino al 9 novembre, al Teatro Manzoni di Milano, Strappo alla regola di Edoardo Erba. Atto unico, durata 80 minuti. Ecco la recensione.

IL CAST
Maria Amelia Monti, Cristina Chinaglia. Partecipazione in video di Asia Argento, Marina Massironi, Sebastiano Somma, Daniele Gaggianesi, Giuseppe Lelli, Francesco Meoni, Sabrina Vannucchi, Fabio Zulli. Regia di Edoardo Erba. Musiche di Massimiliano Gagliardi; scena Luigi Ferrigno e Sara Palmieri; costumi Grazia Materia; fotografia Tania Canevari; produzione video Davide Di Nardo; luci David Barittoni.
LA TRAMA
Moira è la maschera di un cinema semivuoto che ha in cartellone il film horror anni ‘70 L’artiglio del gatto. Appare subito agitata dopo una telefonata che arriva proprio quando sta per cominciare la visione del film, dove la protagonista è l’agente immobiliare spaventata da una casa in cui sembra nascondersi qualche macabro mistero. Personaggio secondario è Orietta, premurosa segretaria scolastica a cerca di una nuova abitazione insieme al suo amante Paolo, sposato con quattro figli. Il copione del film vorrebbe che Orietta venga assassinata da una figura coperta da un mantello, ma questa volta la donna scappa più veloce e riesce addirittura a trovare un varco per uscire di scena: scopre infatti uno strappo nello schermo cinematografico e così fugge dal film, sovvertendone tutta la trama. Dopo un approccio difficile anche per la differenza di epoche in cui vivono, Moira e Orietta parlano e si raccontano sempre più in intimità, fino a diventare amiche. Emerge che delle due non è solo Orietta ad essere inseguita da un uomo che la vuole uccidere. Lei però, pur venendo da una finzione, ha piena certezza dell’amore che le dedica il suo Paolo, per cui comprende da lontano le situazioni dove non vi è sentimento. La giovane Moira, invece, è accecata dalle proprie emozioni mentre è inseguita da un uomo geloso e ossessivo, che finge di amarla. Per capirlo, occorrerà mettersi nei panni di Orietta..
LA MORALE
Per trovare la strada giusta, ogni tanto occorre uno strappo alla regola: in questo caso, la fiducia totale nel personaggio di un film. La finzione può raccontare molto della realtà: anzi, sarebbe addirittura un errore credere che qualcosa sia più finto della nostra stessa vita, fatta di apparenze. È proprio quando ci viene offerto un aiuto senza giudizi che dobbiamo accoglierlo, anche se arriva dalla persona più ingenua e stralunata ma capace di riconoscere il senso del rispetto.

IL COMMENTO
Una delle commedie teatrali più originali, che ancora una volta conferma la propensione di Edoardo Erba (autore e regista) a immaginare un’interazione che sovverta le classiche regole della quarta parete. Cinema e teatro si alternano e si fondono in una pièce appassionante, che comincia con un film dove ci si immagina di dovere scoprire l’assassino e termina con uno scopo di tutt’altro genere. A reggere la storia, anche nei momenti in cui calano tensione e ritmi, è un sottile ma essenziale confronto tra due epoche: quella del femminismo anni ‘70 che, senza paura, lotta per i diritti delle donne a suon di slogan e volantini, e quella attuale che ha tutti i mezzi di ogni genere per evitare il peggio ma ha ancora troppo timore. Come al solito bisognerebbe imparare dal passato. Il messaggio, importante, arriva comunque con una piacevole leggerezza al pubblico del Manzoni, che si diverte tra le stranezze delle due protagoniste. Da rilevare la straordinaria tempistica delle attrici: sullo schermo il film continua ad andare avanti, loro interagiscono con questo con precisa puntualità. Basterebbe un errore a far saltare la sincronizzazione, ma non succede mai.
IL TOP
Maria Amelia Monti, veterana del Manzoni, in una delle sue interpretazioni più riuscite: perfetta nei panni di una signora attenta e altresì più incline al rischio di quanto si immagini. I suoi tempi comici e la spontaneità che regala a qualunque personaggio interpreti, sono il marchio di fabbrica di una attrice a cui anni fa si chiedeva a chi si ispirasse e che ora è diventata fonte di ispirazione per molti. In questo caso il personaggio di Orietta, dotato di una sensibilità e di una imprevedibile perspicacia, risulta estremamente efficace nell’infondere coraggio all’alter ego in carne ed ossa, ma non smette di divertire dall’inizio alla fine. C’è anche un’altra qualità, che conosce chi la vede a teatro: ogni volta è lei stessa ad applaudire il pubblico. Segno di ringraziamento ma anche di un modo di intendere il palcoscenico proprio come Erba: qualcosa di assolutamente interattivo.
LA SORPRESA
Cristina Chinaglia in un ruolo insolito, finalmente diverso dalla classica stand up comedy, funziona eccome. La sua Moira è apparentemente pratica e forte, ma piena di paure e umanità. Sebbene il modo con cui risponde a tono a Orietta faccia ridere, alla fine emoziona. Applausi anche agli attori del film, nomi di grande rispetto: il sempre eccezionale Sebastiano Somma, Marina Massironi e Asia Argento, il cui ruolo resta avvolto nel mistero. Ma forse anche questo racconta un po’ la morale dello spettacolo: chi sembra protagonista (in questo caso del film) si rivela non esserlo nella vita reale, e viceversa (Orietta docet).
Massimiliano Beneggi