È in scena fino al 30 novembre al Teatro Oscar di Milano (via Lattanzio) La fregatura di avere un’anima (produzione Gli Incamminati Centro di Produzione) di Giacomo Poretti. Atto unico, 90 minuti. Ecco la recensione.
IL CAST
Giacomo Poretti. Regia di Andrea Chiodi

LA TRAMA
Giacomo è al mare con la famiglia, nello specifico con Luca, il figlio neonato nella carrozzina a cui badare mentre la moglie passa le ore in acqua con le amiche, mettendo piede sulla sabbia solo per rimproverarlo. Giacomo, pelle fenotipo 1 allergico al sole e a tutto ciò che concerne la vita da spiaggia, mentre si sdraia sul lettino riflette sulla propria esistenza. In particolare si ricorda della frase che rivolse don Bruno a lui e a sua moglie quando nacque Luca: “Avete fatto un corpo, ora dovete farne un’anima”. È davvero così importante badare all’anima nell’epoca della tecnologia materialista e dell’ossessione per gli inglesismi che servono molto spesso solo ad apparire? È fondamentale interrogarsi su un’essenza astratta di cui sembrerebbe non esserci alcuna dimostrazione scientifica? Perché tutti i poeti e i filosofi si interrogano da millenni sul senso di questa cosa che ipotizziamo potere essere vicina al cuore? Tra lo stress per la crema solare e quello per l’altezza, ma persino l’ansia nel dover velocizzare i tempi alle casse automatiche del supermercato, Giacomo si accorge di quante inutili questioni affollino la mente umana se chiamata a confrontarsi con gli altri. Contraddizioni e buffe paure del passato lo coinvolgono ancora e sarebbero più comode, tuttavia riecheggiano le parole di don Bruno: avere un’anima implica prendersene cura con impegno. Siamo sicuri che sia un affare?
LA MORALE
L’anima è la fonte della vita e più ce ne si prende cura, più rinasce costantemente, dandoci energia e speranze che altrimenti il solo corpo non avrebbe nella pura materialità. Spesso le frasi dei saggi anziani le capiamo solo col tempo, ma in quelle c’è quasi sempre verità. Anche in ciò troviamo l’esistenza di un’anima che rimane sempre eterna, rinascendo ogni volta che ce ne ricordiamo.
IL COMMENTO
Il Poretti più poetico e comico allo stesso tempo, in uno spettacolo che fa molto ridere e offre innumerevoli spunti filosofici e morali. Un’ora e mezza di monologo dove il protagonista regge la scena da solo facendo vedere anche i personaggi nascosti, ma presenti nel racconto. A un certo punto il tema travolge il pubblico, facendo dimenticare la dimensione spaziotemporale della storia, che arriva a raccontare un Giacomo diventato persino nonno davanti alla culla del nipote. Tutto grazie a ritmi elevati e a un modo coinvolgente di parlare, che trasporta da un argomento a un altro con disinvoltura fino ad allontanare completamente dal tema iniziale, a cui poi si ritorna: la fregatura di avere un’anima. Lo spettacolo è una buona scusa per tante gag e critiche ironiche sulla società, che qui trovano spazio senza risultare retoriche. Sold out in ogni replica, con moltissimi giovani tra il pubblico.
IL TOP
Chi ama la comicità demenziale stia a casa: a Poretti piace la qualità e ancora una volta lo conferma con uno dei suoi spettacoli più iconici. La scenografia da spiaggia (con sabbia vera sul palcoscenico) e una colonna sonora di successi estivi anni ‘60 e ‘80 aumentano l’allegria e mettono in uno stato di serenità a cui Giacomo ci abitua da sempre. Persino quando impreca. Perché diciamolo pure: i suoi “Porca di quella tr***” e “Ma vaff***” non sono insulti volgari, ma leggere e naturali reazioni che nessuno più di lui sa rendere persino poetiche.
LA SORPRESA
Il pubblico diventa parte integrante e si lascia coinvolgere, in una storia dove siamo chiamati a fare emergere la parte più riflessiva di noi stessi e pure quella più fanciullesca, che in fondo forse coincidono.
Massimiliano Beneggi