E’ tornato in tv Sandokan. A 50 anni dal successo della miniserie che vide protagonista Kabir Bedi, riecco “la Tigre della Malesia” di Salgari su Raiuno: questa volta protagonista Can Yaman.
La trama probabilmente non tutti la ricordano, sia perché ormai il grande classico è sempre meno letto a scuola, sia perché ci sono almeno due generazioni che non avevano ancora mai visto sul piccolo schermo alcuna serie dedicata al leggendario personaggio. Riprendiamo allora velocemente la trama.
Siamo nel 1841, tra Borneo e isole del mare del Sud. Popolazioni locali e potenze coloniali continuano a battagliare. Durante l’arrembaggio a un Sultano del Brunei, Sandokan libera Dayak, un prigioniero che vede in Sandokan il guerriero di un’antica profezia, secondo cui dovrebbe liberare il suo popolo dalla presa degli stranieri. Successivamente, durante un’incursione nel Consolato Britannico di Labuan, Sandokan incontra Marianna Guillonk, la giovane figlia del Console inglese Lord Guillonk, chiamata la Perla di Labuan, tanto bella quanto di carattere difficile. Nasce subito una passione tra lei e Sandokan, ma tra loro si intromette Lord James Brooke, cacciatore di pirati. Tra passioni e battaglie, la Malesia diventa jungla di grandi emozioni.

Precisiamo: la miniserie non è un sequel, ma una rivisitazione fatta apposta per chi non ha mai visto quella con Kabir Bedi. Oltre a Yaman, protagonisti sono Alanah Bloor, Alessandro Preziosi, Ed Westwick, Madeleine Price, John Hannah. Un cast internazionale, dove Preziosi forse emerge per la prima volta con un carattere e una forza attoriale fino ad oggi mai viste. La Bloor appare francamente insipida rispetto a Yaman, che in effetti ha uno sguardo decisamente espressivo e forse recita solo con quello, ma gli basta. D’altra parte quando un attore viene ridoppiato non è mai un complimento alle sue capacità recitative, ma sarà l’ultimo dei problemi di buona parte del pubblico femminile. Evidente l’influenza, nell’atteggiamento e nel trucco, di Johnny Depp col suo Pirata dei Caraibi, ma non è certamente un male: ben venga un Sandokan aggiornato con i ritmi e l’appeal di oggi. È un Sandokan aperto, simpatico, umano e non supereroe pur nel suo carattere avventuriero. E poi c’è la fotografia, finalmente pronta a valorizzare una storia che non meritava di essere raccontata con scenografie arrangiate come 50 anni fa. Insomma, ci hanno fatto attendere tanto tempo, perché per tornare in tv aveva bisogno di una grande possibilità, ma alla fine Sandokan è tornato e in grande stile.
La sigla è ancora quella originale dei fratelli De Angelis e conferma la forza assoluta di una melodia e di un ritornello straordinari, che non avrebbero mai potuto essere cancellati e sostituiti da qualcosa di nuovo. Anzi, quella sigla sembra ancora più che mai moderna.
Si sarebbe potuta introdurre un po’ di ironia, che invece manca completamente nel plot, ma la ricchezza di questa serie sta anche nei ritmi tutto sommato veloci anche nei momenti più drammatici.
Si riparte così, con Sandokan su Raiuno. Se funziona, scommettiamo che le quattro puntate raddoppiano e la storia (con tanto di sequel la prossima volta) torna a essere un cult anche per i giovanissimi, dando luogo a un merchandising mai visto, anche perché impossibile 50 anni fa? Speriamo, potrebbe essere la riscossa di Emilio Salgari e di tutta la letteratura. Nella serata in cui Canale 5 trasmette ancora Grande Fratello, è una bella notizia sapere che c’è ancora una Rai che guarda alla cultura.
Massimiliano Beneggi