È in scena fino al 7 dicembre, al Teatro Carcano di Milano, L’eredità di Manzoni. Drammaturgia di Lella CostaEleonora MazzoniGabriele ScottiSerena Sinigaglia (che è anche regista).

Lella Costa racconta I promessi sposi e il suo autore: entrambi immortali, più che mai presenti nella nostra vita quotidiana e quindi motivo di orgoglio per la nostra cultura. Tutto questo non solo perché ne I promessi sposi il Manzoni si inventò locuzioni ed espressioni diventate di uso comune nella lingua italiana (sebbene ormai se ne sia dimenticata l’origine). C’è un motivo ancor più radicato se si parla di un testo eterno: vi si racconta l’amore con un linguaggio poetico e descrittivo allo stesso tempo. Nessuno dopo Manzoni è mai più riuscito a farlo con la stessa perfezione.

Lella Costa riesce a fare emergere tutto questo in un’ora e mezza di spettacolo, dove legge alcuni passi del romanzo, li spiega, non senza la sua consueta ironia condita da un po’ di sano femminismo. Così finalmente viene rivalutato anche l’acume di quella Perpetua che sarà stata pure pettegola, ma fu la prima a consigliare a don Abbondio l’unica strada giusta (mai intrapresa): denunciare don Rodrigo.

Sempre in tema di femminismo, ecco sottolineati il coraggio della monaca di Monza in tanto dolore, la rassegnazione romantica di Lucia, l’amore materno di Agnese. Impossibile per la Costa non riprendere tutti i riferimenti che fa il Manzoni alla sua Milano, dove oggi moltissime vie portano i nomi di chi ha fatto parte della vita dell’autore. Una vita che si interseca volentieri con quella dei Promessi sposi e che raramente è stata raccontata per quello che fu davvero.

Altroché uomo mite e bigotto, Manzoni è ancora oggi così attuale e vicino a noi proprio perché profondamente umano anche nei suoi errori e in un’esistenza non priva di sbandamenti. Di fondo una domanda continua a turbare: cosa sarebbe del Manzoni e de I promessi sposi oggi? E ancora, come è possibile essere passati dalle parole poetiche del Manzoni alla società del reality in poco più di un secolo?

Bravissima Lella Costa a raccontare tutto ciò, interpretando voci maschili e femminili con eleganza e mestiere da vendere. Intrattenitrice con presenza scenica come non ve ne sono in giro, commovente nel suo amore per Milano e nella passione evidente del suo entusiasmato modo di rapportarsi al pubblico: assolutamente da applausi. Corollario della serata è un quiz, con dodici concorrenti divisi in due squadre, resisi volontari prima dello spettacolo e osservati da un notaio fuori scena. Di tanto in tanto i due gruppi, presenti sul palcoscenico, vengono chiamati dall’attrice padrona di casa per rispondere a delle domande, coinvolgendo anche il pubblico. In questo esperimento, per cui il titolo strizza l’occhio al game di Raiuno L’eredità, ne perde un po’ lo show, che sarebbe meglio mantenesse certi ritmi senza intromissioni improvvisate dei concorrenti. Del resto provare a tenere testa alla Costa sarebbe complicato per chiunque. Tuttavia da questo ne emerge una qualità importante: il teatro e la cultura sono realtà di partecipazione, non di distacco. Questa è la morale più importante che arriva chiara e precisa. La quarta parete è così completamente abbattuta: il pubblico interagisce con il palcoscenico in un modo completamente nuovo. Quando pensi di aver visto tutto, scopri che il teatro sarà anche l’arte più antica di sempre ma non smette di sorprendere e di essere moderno.

La scenografia, immersa in un giardino ricco di piante vere, è tanto allegra quanto rilassante, ma soprattutto nasconde una delle curiosità sullo stesso poeta, che viene rivelata durante lo spettacolo.

Massimiliano Beneggi

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