Dunque ieri sera si è chiuso il cerchio su Sanremo Giovani: la commissione presieduta da Carlo Conti ha scelto i finalisti che a febbraio si contenderanno il successo finale. Vediamo chi sono i finalisti.
Angelica Bove, classe 2003 romana, è in gara nella categoria Nuove Proposte del Festival di Sanremo 2026 con “Mattone”. Il brano è già disponibile in radio e su tutte le piattaforme digitali, accompagnato dal videoclip ufficiale e dalla sua versione orchestrale. Arriva da una partecipazione a X-Factor nel 2023, dopo avere esordito su Tik Tok.

Insieme a lei anche Niccolò Filippucci, classe 2006 umbro, arrivato in finale con “Laguna”. La scorsa primavera il giovane cantautore era in gara ad Amici.
Da Area Sanremo arrivano gli altri due finalisti: Mazzariello (in finale con Manifestazione d’amore) e il trio Soniko, Blind & El Ma, giunti in finale con Nei miei DM.
Ora la domanda è: ha ancora senso Sanremo Giovani, gestito così come avvenuto nell’ultimo anno? Chi ha davvero più sentito parlare di Settembre, il vincitore delle Nuove Proposte 2025, scomparso dai radar poco dopo il trionfo?
Il cantautore ieri era ospite della serata, dove è stato protagonista di un siparietto con Conti, che ha indossato la giacca del ragazzo come fatto in passato con Achille Lauro e Mahmood, nella speranza di portare la medesima fortuna. A parte questa comparsata, che ha lo stesso sapore delle Miss Italia vincitrici uscenti quando sono ospiti della finale l’anno successivo, Settembre è stato dimenticato da tutti. Compreso il direttore artistico, che in effetti non ha saputo valorizzarlo per tutto l’anno, fino a dimenticarlo tra i Big in gara nel 2026.
Ormai da anni la semifinale di Sanremo Giovani serve solo a presentare i titoli delle canzoni in gara tra i Big, poi ci di scorda dei cantanti. Non è il massimo dell’onestà morale, considerando che quei giovani fanno già molta fatica a sudarsi un posto nella musica italiana, non essendo figli di Morandi, D’Alessio o Gassmann.
La sensazione è che Sanremo Giovani sia diventato un fastidio per il Festival. O si valorizzano i cantanti in gara, oppure tanto vale cancellarlo (come aveva fatto Amadeus): scelta infausta, ma necessaria in certi casi.
Massimiliano Beneggi