Buen camino è il buen ritorno di Checco Zalone. Il film, prodotto da Medusa e diretto da Gennaro Nunziante, sta facendo numeri altissimi al cinema e sembra destinato a battere ogni record: al di là degli incassi, spesso fuorvianti, gli applausi sono tutti meritati.

Dopo Tolo Tolo, film per l’appunto campione di incassi ma che sembrava stesse allontanando Zalone dalla sua autentica comicità, Buen camino ci restituisce l’attore pugliese come lo abbiamo imparato a conoscere e apprezzare con il suo primo film (Cado dalle nubi). Il politicamente corretto non esiste per fortuna, ma come al solito Checco usa le chiavi migliori dell’ironia, ridendo dei più deboli per colpire i più forti. Nessuno si offende, anzi si ride molto in questo film che la politica la sfiora appena e non vuole essere a ogni costo buonista. Per la prima volta il personaggio di Checco non è solo ignorante a livelli macroscopici (restio a dormire nella camera di Hemingway perché vuole esser da solo) ma anche estremamente antipatico, perché spocchioso e arrogante nella sua ricchezza, nonché padre assente e insensibile nei confronti di chiunque. Sarebbe da detestare dall’inizio alla fine, se non fosse perché di risate ne regala davvero tante.

La trama è quella di Cristal (la giovanissima ed espressiva Letizia Arnò), chiamata così dal padre in onore del pregiato champagne, che vuole intraprendere il cammino di Santiago per riscoprire ciò che le manca nella sua vita. Scomparsa all’improvviso, con tanto di documenti falsi per fingere di essere maggiorenne, è ricercata dalla madre (Martina Colombari), col suo compagno palestinese (Hossein Taheri) e appunto dal padre Checco. Questi è un nullafacente arricchitosi sull’azienda del padre ormai gravemente malato: sperpera denaro e lo ostenta in virtù del fatto che “è bello far vedere le proprie ricchezze ai poveri, perché lì si fa sognare”. Per scoprire dove sia andata Cristal, Checco corrompe col cibo l’obesa migliore amica della ragazza, intanto se la prende col compagno della ex moglie con frecciate politiche (“Tu sei a Gaza mia, sei l’unico palestinese che occupa il territorio altrui”). Quando Checco e Cristal si ritrovano ecco che iniziano, tra scetticismi e difficoltà, a percorrere insieme il cammino: la ragazza è confusa sull’orientamento sessuale, il ricco magnate si innamora lentamente di una donna in viaggio con loro (Beatriz Arjona). Scoprono la bellezza (e le complicazioni) di essere padre e figlia, nonché il senso di intraprendere una strada usando solo l’essenzialità della vita. Il finale tutto sommato è abbastanza scontato, ma la lacrimuccia scappa.

Il divertimento arriva già dopo pochi secondi dall’inizio, quando Checco in preda a una vita prostatica afferma “La vita comincia adesso? Con un dito nel c…? Posso scegliere il dito?”. È una delle poche battute scurrili, perché poi il nonsense di Checco come al solito riesce a mettere d’accordo tutti per la sua leggerezza, capace però di raccontare qualcosa. C’è spazio anche per due battute sull’Olocausto, che confermano come siano cambiati i tempi nel giro di poco. Sono comunque assolutamente inoffensive.

Buen camino è un film che regala serenità, fa ritrovare genitori in pace con i figli e permette al pubblico di uscire con il sorriso sulle labbra, dopo aver condiviso un divertimento che solo il cinema permette di vivere in un certo modo. È un film che mette in ridicolo i potenti che ostentano ricchezza. È un film che vale la pena di essere visto.

Due i nei, o perlomeno i punti oscuri e mai chiariti. Anzitutto non si capisce quale sia il senso per cui il personaggio della Colombari appaia come una donna che ha smesso di curare la propria immagine, dopo un passato da modella. Ai fini della trama pare un dato inconsistente. Si noti anche che uno spasimante di Cristal, a cui Checco presta la carta di credito per passare una serata con la figlia (e guadagnare il 50% in più di fascino), non restituisce mai la carta. Nessuno però fa notare questa cosa e manca quindi almeno una battuta che sarebbe sicuramente stata di indubbio valore.

Rimane comunque un bel film: chi ne parla male sentiva l’esigenza di dire qualcosa di negativo nei confronti di una pellicola che vincerà diversi premi. Vale il giudizio del pubblico, che alla fine applaude e non è un tributo concesso a molti.

Massimiliano Beneggi

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