L’ironia di Serafino Iorli irrompe sul palco dell’OFF/OFF Theatre di Roma (via Giulia) dove, l’attore e maschera amata dalla comunità arcobaleno, sarà in scena da martedì 6 a giovedì 8 gennaio 2026 con un nuovo spettacolo dal titolo, “Tutto è bene quel che finisce. (Uno spettacolo comico, ecologico e disperato)”. Sorrisi assicurati per il pubblico di via Giulia abituato all’irresistibile comicità di Iorli che sarà diretto da Laura De Marchi in un testo scritto insieme all’autrice Federica Tuzi, con cui l’attore ha già lavorato in altri spettacoli. Una commedia surreale dall’eco-ansia per la vita, per la nuova burocrazia e per il tempo che passa, per trasformare l’angoscia di vivere in un circo delirante alla Monty Python.

In un mondo sovrappopolato e iperburocratizzato, Serafino deve affrontare una sfida difficilissima: trovare uno scopo autentico per la propria vita o venire “evaporato” dal Dipartimento delle Esistenze Legittime. Non una semplice scomparsa, ma una procedura amministrativa completa di timbri e moduli in triplice copia per una sparizione programmata e indolore. Con l’orologio che ticchetta e il “Termoscopo Motivazionale” che lampeggia pericolosamente verso il rosso, Serafino tenta disperatamente di improvvisare scopi di vita sempre più creativi: tingere i Lama con i colori dell’arcobaleno?… Insegnare ashtanga yoga alle Lumache?… Vestirsi da Biancaneve per trovare un Principe? … Fingersi un life coach del fallimento costruttivo?

Ecco la premessa di questo spettacolo che attraversa crisi climatiche, eco-ansie, disconnessione psico sociale in compagnia di una Terra che parla (e giudica), un Ispettore esistenziale con manie di controllo, un robot onnisciente carico di saggezza universale, un barboncino comunista rivoluzionario e un protagonista che non ha la più pallida idea del perché stia al mando.

Una commedia surreale che trasforma l’angoscia di vivere in un circo delirante alla Monty Python, un’ora di pura comicità per scoprire se Serafino riuscirà a convincere il sistema (e forse anche sé stesso) che la sua vita ha un senso. O almeno abbastanza senso da evitare l’“eliminazione” e la relativa tassa di smaltimento. Un monologo teatrale che è anche una conferenza apocalittica, un tutorial esistenziale e una seduta di gruppo per tutti quelli che ogni tanto si domandano: “Ma io, nel mio piccolo, posso fare qualcosa?”. Ma non c’è da aspettarsi buoni sentimenti o finali edificanti. Piuttosto di ridere, sentirsi leggermente colpevoli e uscire dal teatro con una domanda in tasca e, magari, una bottiglia da raccogliere per strada.

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