Mercoledì 7 gennaio 2026 alle 20.45 debutta al Teatro Gobetti di Torino Argo con la regia di Serena Sinigaglia e il testo originale di Letizia Russo, liberamente ispirato al romanzo Storia di Argo di Mariagrazia Ciani. Protagoniste Ariella Reggio, Maria Ariis, Lucia Limonta. Le scene sono di Andrea Belli, i costumi di Valeria Bettella, le luci e il suono di Roberta Faiolo. Assistente alla regia Michele Iuculano. Lo spettacolo, prodotto da Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e Teatro Stabile di Bolzano, resterà in scena per la stagione in abbonamento dello Stabile di Torino fino a domenica 11 gennaio.
La trama. Argo intreccia i destini di tre donne: Vera, 85 anni, fragile e smarrita nell’Alzheimer; Beatrice, sua figlia, che si ostina a condurla in un ultimo viaggio verso Pola; Carla, trentenne, erede di silenzi e nodi mai sciolti. Pola è la ferita originaria, la città da cui Vera bambina è fuggita. Oggi, nella sua memoria sfilacciata, resta soltanto il ricordo di un cane molto amato, Argo, simbolo di fedeltà e perdita. Chilometro dopo chilometro, le tre donne si misurano con il peso invisibile dei ricordi, con le parole che non arrivano, con la fatica di riconoscersi. È un tragitto nel tempo che si sgretola e, insieme, un cammino verso la possibilità di lasciar andare le ombre del passato.

La regia di Serena Sinigaglia trasforma questo racconto in un incontro tra generazioni, un atto d’amore verso ciò che resta e verso ciò che, infine, possiamo superare.
In Storia di Argo Mariagrazia Ciani racconta della sua fuga dall’Istria dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Tocca dunque un argomento di storia delicatissimo. Lo strappo, l’abbandono forzato, qui sono descritti attraverso la separazione della bambina dal suo cane York. La Ciani non ha un piglio storico o romanzesco, il suo è un procedere per paesaggi interiori, per allusioni e metafore, senza mai cadere nella polemica sterile o nella documentazione saggistica.
«Ho capito che non avrei potuto mettere in scena un libro così intimo e tanto meno limitarmi
ad adattarlo», spiega la regista Serena Sinigaglia. «Avevo bisogno di un’autrice che,
ispirandosi al tratto lieve e rarefatto del libro, scrivesse un testo originale rispecchiando lo
sguardo di chi, come me, ha conosciuto da lontano quella storia. Volevo che il testo fosse
ambientato nell’oggi e che presentasse un confronto tra tre generazioni di donne. Ed è così che è arrivato Argo. Il testo, in maniera delicata, prova ad affrontare un tema importantissimo e direi quasi scabroso, quello del peso della memoria».