A testa alta è la nuova fiction di Canale 5 in onda in tre puntate ogni mercoledì di gennaio, diretta da Giacomo Martelli e prodotta da Banijay. Protagonista Sabrina Ferilli, nei panni di una preside scolastica in crisi col marito e spintasi in una relazione clandestina con un collega professore. Quando i due amanti si appartano in automobile, qualcuno li filma nella loro intimità e fa diventare il video virale su tutti i social, creando una rovina reputazionale della preside, derisa persino dagli studenti, e alla sua famiglia. A mettere benzina sul fuoco, il figlio del sindaco da sempre avverso alla professoressa e al figlio, oltre che una giornalista d’assalto in cerca di un riscatto sociale.
Una storia molto più comune di quanto non si immagini, per sottolineare il pericolo nell’uso smodato dei social; A testa alta mostra come la nostra intimità non appartenga più a noi stessi. “Quel video è un reato, non il contenuto”, ripete Virginia, la preside interpretata da una Ferilli che torna a vestire un ruolo drammatico rivelandosi una volta di più attrice completa e versatile. Non sono tutti bravi ed espressivi come lei in questa fiction, ma nel cast emergono comunque attori capaci di supportarla come Gioia Spaziani, Augusto Fornari, Ninni Bruschetta su tutti.

La trama è studiata in modo da non esaurirsi in un solo appuntamento, così ecco che nella storia si aggiungono elementi ulteriori come la relazione fra due studenti dove la ragazza è costretta sotto ricatto di revenge porn a rimanere fidanzata con il ragazzo. L’odio verso la stessa preside si traduce in un vero e proprio agguato, con l’incendio alla sua automobile, oltre che nella persecuzione del marito che (anche lui impegnato in una relazione extraconiugale) la controlla anche da remoto nei suoi spostamenti.

Si romanza la vicenda, portandola a livelli estremi, proprio per sottolineare tutti i pericoli sociali dall’uso compulsivo dei cellulari e dalla smania di fare male agli altri pur di ricavarne una vendetta personale o dei semplici like in più sui social.
I ritmi non annoiano, perché accade continuamente qualcosa per cui si vuole capire cosa ci sia dietro (la speranza è che il romanzato non si trasformi in esagerata fantascienza nel corso delle puntate). In ogni caso sono assenti momenti di inutile commedia e si bada al senso morale. Per questo A testa alta conferma come il livello delle fiction Mediaset negli ultimi anni si sia alzato notevolemente, regalando storie significative che vogliono sottolineare l’importanza del rispetto. Anche sul piano delle produzioni, si sta cercando di rendere sempre meno sommario il racconto per scavare un po’ più in profondità nell’anima dei protagonisti come fa da tanti anni la Rai. Bene così: la narrazione non perde nulla e l’emozione ne guadagna. Voluta oppure no, anche la colonna sonora è azzeccata con la scelta di L’amore non mi basta di Emma Marrone, riproposta prepotentemente dai social nell’ultimo mese dopo 13 anni. Coincidenze significative quando le cose funzionano.
Virginia, donna coraggiosa e stimata dal punto di vista lavorativo ma non immune da una leggerezza umana, è una preside già molto amata dal pubblico. Qualcuno mormora di una seconda serie, che sarebbe ovviamente più complicata da immaginare perché si tratta di una fiction pensata solo per tre puntate: anche questo è un elemento a favore. In tempi di serie tv che durano innumerevoli edizioni, senza mai regalare un finale in attesa della successiva, riuna buona notizia. Avercene di narrazioni chiare e complete che pensino a dare qualcosa in termini morali al pubblico, più che ingaggi ad attori da spremere fino all’esasperazione.
Massimiliano Beneggi