È in scena fino al 22 febbraio al Teatro Manzoni di Milano il nuovo spettacolo dei Legnanesi, I promossi sposi di Mitia Del Brocco. Ecco la recensione.
IL CAST
Antonio Provasio, Enrico Dalceri, Italo Giglioli. Regia di Antonio Provasio. Scenografia, musiche e costumi di Enrico Dalceri. Coreografie di Valentina Bordi

LA TRAMA
Nel cortile di casa Colombo come sempre si mormora e ci si lascia andare tra pettegolezzi, maldicenze e gelosie. L’unico imperturbabile è Giovanni, che appare anzi più pensieroso e brontolone del solito. Sua moglie Teresa cerca la complicità nella figlia Mabilia, nel frattempo coinvolta nella cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi Milano-Cortina: la donna, però, cerca in tutti i modi come sempre di fare da paciere tra i due coniugi stanchi, con l’idea romantica che possano rivivere le emozioni e la passione di un tempo. Invece ecco che arriva una notizia che da una parte destabilizza Giovanni e dall’altra fa fare un respiro di sollievo a Teresa: non esiste in Comune un certificato del loro matrimonio. I due per lo Stato non sono sposati. Nel frattempo in città è arrivato un Maestro che cura i chakra e che, facendo reinterpretare i personaggi de I Promessi sposi, consente a ciascuno di riscoprire la propria posizione nella vita di coppia. Tutto questo proprio nei giorni in cui la Teresa sente la voce di Manzoni sussurrargli: “Guarda bene, devi capire…”. La famiglia Colombo si appresta così ad affrontare un corso dal duplice valore teatrale e formativo, alla ricerca di se stessi. Un simpatico coach omosessuale, di cui Mabilia è infatuata, li guida verso il nuovo percorso, che avrà un finale sorprendente.

LA MORALE
In amore occorre sapersi ascoltare, non giudicare, cercare modo poetici di comunicare anche dopo tanti anni. È esattamente tutto quello che fanno fatica a trovare i coniugi Colombo: ricominciare da capo senza il partner di una vita, tuttavia, è complicatissimo, quando al di là delle regole c’è un forte sentimento a fare da motore.
IL COMMENTO
La famiglia Colombo tornano al Teatro Manzoni di Milano dopo 60 anni e, come sempre, riempiono la sala completamente. Molta emozione per questo ritorno che profuma di debutto e che li vede energici e più forti che mai. Adattano perfettamente lo spazio alle loro esigenze, consentendo i tradizionali balletti e numeri musicali con otto ballerini, costumi pomposi della Mabilia e scenografie gigantesche: il palcoscenico è pieno, ricco di spettacolo vero, del varietà autentico. Ecco dunque un modo di fare show nel solco della professionalità e dell’esperienza, come si faceva 60 anni fa. Anche le battute non si preoccupano dei tempi cambiati ed è una fortuna: si può ironizzare sull’ignoranza popolare, sull’omosessualità e sulle provenienze territoriali. Se si fa con eleganza e rispetto, nessuno si offende e sul “Terun” di O mia bella Madunina ride tutto il teatro, meridionali compresi. C’è grande entusiasmo per una storia divertente, con alcuni risvolti piacevolmente scontati e altri estremamente originali. Applausi scroscianti e tanti sorrisi del pubblico all’uscita. La sensazione è che il ritorno al Manzoni, naturalmente nel segno dell’omaggio al Poeta, non si limiti a quest’anno. I Legnanesi forse hanno trovato una nuova casa, nel centro di Milano.
IL TOP
Non si può prescindere dall’esperienza dei Legnanesi se si vuole raccontare come si debba fare il teatro: le pause e l’interazione col pubblico sono quelle dei grandi maestri. La forza di Provasio, Dalceri e Giglioli è quella di regalare una comicità semplice, di quelle che innanzitutto rasserenano la platea e non c’è altro obiettivo per il pubblico che si reca a teatro. Non occorrono complicazioni nei dialoghi, attenzioni rigorose a un politically correct che rischia ogni volta di rendere macchinoso il divertimento: i Legnanesi questi lo sanno da sempre e non cambiano per fortuna la loro cifra principale. I testi, scritti come ormai da anni da Mitia Del Brocco, seguono la tradizione creata anni fa dalla compagnia fondata da Musazzi, ma hanno sempre un tocco di sorpresa in più. La quotidianità e la semplicità di due genitori anziani,con una figlia zitella e molto leggera, a un certo punto trova sempre qualcosa di inaspettato che trasforma la storia, facendo diventare i Colombo protagonisti di avventure stralunate, che nulla hanno più a che vedere con l’inizio della trama. È esattamente il modo di scrivere che sanno seguire solo i grandi autori, anche in campo internazionale (si pensi alle vicende animate de I Simpson). Il messaggio morale di fondo non manca mai. È impossibile non identificarsi in qualche modo nei Colombo, che ci dimostrano come nelle coppie solide anche l’abitudine non sia necessariamente un difetto: significa che ci si può fidare ciecamente del partner.

LA SORPRESA
Il dialetto lombardo sul palcoscenico, ormai, prima ancora di essere una sorpresa rappresenta una rarità da conservare. Stessa cosa valga per l’assenza di volgarità. Coreografie meravigliose e scenografie colorate coinvolgono dall’inizio alla fine, con bravissimi ballerini, tanti attori che interpretano da anni personaggi secondari fondamentali per il racconto e una grande vivacità collettiva. Vista la qualità musicale, ben intonata, viene da chiedersi come mai nessuno abbia mai pensato di chiamare i Legnanesi ospiti a Sanremo. Chissà che non succeda prima o poi: in una serata cover, insieme a qualche cantante in gara, sarebbero perfetti.
Massimiliano Beneggi