E’ in scena al Teatro Franco Parenti di Milano fino all’11 gennaio, L’illusione coniugale (produzione Synergie Arte Teatro) di Éric Assous, traduzione di Giulia Serafini. Atto unico, durata 95 minuti. Ecco la recensione.

IL CAST

Rosita Celentano, Attilio Fontana, Stefano Artissunch. Regia, ideazione scenica e disegno luci Stefano Artissunch; scene Giuseppe Cordivan; costumi Emiliano Sicuro

LA TRAMA

Giovanna e Massimo sono una coppia da tanti anni. Al rientro da una serata di festa e spensieratezza, lei decide di sorprendere il marito con una domanda scomoda: vuole sapere quante volte l’ha tradita per altre donne. Massimo non riesce a nascondersi: disinibito dall’alcol e rassicurato dalla promessa che non ci saranno recriminazioni di nessun genere, confessa ben 12 scappatelle. Giovanna dichiara una sola infedeltà, durata però 9 mesi. Nasce a quel punto un confronto di coppia via via sempre più difficile da reggere per Massimo: vuole scoprire chi sia quell’unico uomo con cui la sua compagna di vita ha condiviso emozioni e spazi che generalmente sono suoi. Una telefonata del suo migliore amico Claudio, con cui Giovanna gioca spesso a tennis, improvvisamente gli dà un’illuminazione su chi potrebbe essere l’indiziato. Massimo sadicamente invita Claudio a cena e scopre troppe strane coincidenze tra la relazione extraconiugale accennata da Giovanna e la situazione sentimentale dell’amico. Tra un improvvisato investigatore che gli fa interrogatori continui e la moglie che civetta davanti a lui, Claudio si troverà protagonista di una serata tutt’altro che ospitale e ricca di colpi di scena.

LA MORALE

Basterebbe il rispetto per fare sì che una coppia funzioni, ma troppe volte questo viene a mancare da una parte perché già ci si sente feriti dall’altro e, quindi, autorizzati a dimenticarsi ogni buona regola. L’amore diventa una questione di possesso più che di sentimento. Ma davvero tutte le mancanze di rispetto sono uguali? C’è differenza fra una dozzina di tradimenti di pura passione e una relazione extraconiugale di nove mesi? Mentre i due protagonisti cercano la maggiore colpa nell’infedeltà dell’altro, il pubblico si interroga sul quesito scoprendo che è sempre meglio non indagare troppo a fondo nel non detto di una coppia. E’ preferibile la bugia celata da un’illusione coniugale a una scomoda verità destinata a svelarne molte altre: laddove si può evitare di stare male, è opportuno tacere e fare i conti con la propria morale, senza rigurgitare sincerità con la sola intenzione di sgravarsi da ogni senso di colpa.

Foto Ignacio Maria Coccia

IL COMMENTO

C’è molta meno leggerezza di quello che si possa immaginare in questa commedia, divertente, dai tratti sicuramente comici, ma capace di offrire spunti di riflessione e di confronto molto precisi. Quando si guardano spettacoli teatrali in coppia, il commento più frequente è sempre “Che ne pensi?”: evitate di porre la domanda al partner questa volta, vi ritrovereste nello stesso guaio di Massimo e Giovanna, che scelgono la strada della sincerità dando luogo a inevitabili e dolorose gelosie. L’illusione coniugale è un testo in cui è facile identificarsi, a prescindere dalle corna che si indossano: l’infedeltà di cui si parla non è solo quella intesa nel senso più classico, ma va interpretata in tutte le sue sfaccettature. Nella vita ci sono tanti modi di tradire la fiducia dell’altro (anche l’amicizia ne sa qualcosa) ed ecco allora che le certezze possono crollare, dando luogo a tante ulteriori domande. Spettacolo dai ritmi veloci, con significativo uso di una colonna sonora che descrive bene le scene: Storia d’amore e Io tra di voi sono solo due tra le tante canzoni scelte per una commedia dove la fisicità e la musicalità hanno un grande ruolo, consentendo movimenti sensuali e significativi.

IL TOP

Sul palcoscenico tre bravi attori, carichi di ironia ed espressività. Tutti empatici, sembrano portare in scena molto di se stessi, con spontaneità e voglia di divertirsi loro per primi, tra mimiche facciali, balli e camminate che rispettano tempi comici spiazzanti. Rosita Celentano dà alla sua Giovanna un’impronta decisamente sexy e affascinante: interpreta la donna sicura di sé e in realtà semplicemente capace di gestire le proprie emozioni, fino a poterle fingere. Attilio Fontana, nei panni di Massimo, è simpatico nel ruolo dell’uomo che sdrammatizza i propri tradimenti e altresì si lamenta dell’infedeltà della moglie. Stefano Artissunch fa un gioco di voci che regala a Claudio una delineazione divertente che il pubblico applaude molto.

LA SORPRESA

La platea ride tantissimo in effetti, ma questo accade solo quando si parla di tradimenti che non ci riguardano in prima persona: chissà perché, invece, le corna altrui fanno sempre divertire! Questo è quanto di più sorprendente emerge e su cui vale la pena interrogarsi, al termine di uno spettacolo che dà possibilità di confrontarsi molto con se stessi. Da sottolineare, sotto l’aspetto registico, alcune sorprendenti velocizzazioni dei movimenti, oltre che singoli brevi monologhi dei protagonisti rivolti al pubblico ma intanto anche agli altri in scena: tutto questo contribuisce a donare un ritmo persino cinematografico di grande impatto e coinvolgimento.

Massimiliano Beneggi

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