Che la prima serata per Striscia la notizia non fosse un premio ma un ripiego già lo si sapeva: dopo il debutto del 22 gennaio ne abbiamo la conferma. D’altra parte se fosse stata una buona idea fare una prima serata anche solo una volta ogni tanto, Antonio Ricci ci avrebbe già pensato in 40 anni di storia del suo storico programma. Nei periodi in cui comandava senza se e senza ma, si sarebbe potuto imporre per mettere Striscia in un orario diverso dal preserale, invece non lo hai mai fatto. Anzi, appunto negli anni più floridi della sua carriera, ha rinunciato alla prima serata, eliminando lo show di Paperissima e riducendolo alla pur sempre valida formula sprint del preserale. Insomma, che Ricci non sia più abituato alle prime serate si sapeva e lì risiedono i dubbi a frequentarle.
Striscia la notizia in prima serata è tutta una forzatura, a cominciare dai conduttori. Per motivi storici e di riconoscenza, la conduzione viene affidata a Greggio e Iacchetti, che per anni sono stati i migliori di tutti ma che ormai smettono di avere verve (perlomeno Iacchetti, davvero poco comico). Battute scontate, risate finte su sorrisi tirati. C’è molta tensione, forse più ancora dell’emozione in questa prima puntata 2026.

Lecito, perché in effetti il programma è cambiato quasi completamente: sono rimaste sì alcune rubriche, ma i siparietti in studio si allungano e si cerca di creare uno di quegli show che ormai non funzionano più da anni. Le veline sono un corpo di ballo di sei ragazze; la band di Demo Morselli sembra messa lì giusto perché ormai Scotti ha dimostrato che l’orchestra in studio è vincente, tuttavia non le si dà spazio. Greggio e Iacchetti conducono in piedi, cimentandosi a cantare malissimo: quasi un affronto al buon gusto della tv.
Si cammina in punta di piedi su tutto, perché a sto giro un solo passo falso rischia di essere la tomba definitiva sul programma. Così se un tempo Ricci avrebbe fatto inchieste su La Ruota della fortuna pur di riprendersi il posto ormai preso da Scotti, oggi c’è una ruffianeria irritante. La cattiveria e il mordente sono finiti: ecco perché così Striscia può chiudere.
Roberta Bruzzone decide di essere personaggio a tutti gli effetti: ma perché cadere così in basso? Diventa conduttrice di una rubrica che vorrebbe essere satirica: è un pippone surreale noiosissimo e lungo, non supportato da Greggio e Iacchetti che per l’appunto sono sempre meno comici.
Le inchieste continuano come negli anni scorsi, ma ormai anche quelle sono sorpassate in qualità dai ben più intriganti servizi de Le Iene.
Anche Ricci non si tira indietro dalla ammirazione gratuita per la De Filippi, coinvolta in un pietoso siparietto con Giovannino. Alex Del Piero conferma di far parte di un’epoca dove i calciatori erano ancora tali e non star tv o influencer: risultato, con un microfono in mano è di un disagio talmente contagioso che non si vede l’ora finisca il servizio mentre lo si sente parlare.
Non c’è una sola cosa di cui si sentisse la mancanza in questo Striscia la notizia: dai servizi al format, che vorrebbe unire novità e antiche formule televisive risultando così solo stantio. Dopo quasi 40 anni forse era meglio fermarsi del tutto: avremmo conservato un bel ricordo, col dubbio che potesse ancora funzionare. Così Striscia muore con una certezza: ormai annoia. Addio.
Massimiliano Beneggi