L’annunciata presenza di Andrea Pucci sul palcoscenico dell’Ariston al prossimo Festival di Sanremo sta facendo molto discutere. Qualcuno si dice persino indignato, perché Pucci in passato ha espresso apertamente le sue idee politiche a favore del governo Meloni e si è lasciato andare a battute considerate irrispettose.

Il tampone del Covid nel deretano per gli omosessuali, il sarcasmo sulla sua Milano abitata in estate esclusivamente da arabi, le foto nudo sul terrazzo: sono tanti gli episodi di una comicità che, pur divertendo sul palcoscenico, talvolta si lascia andare a battute di dubbio gusto. Molto spesso volgari.

Eppure la presenza di Pucci non è la prima di questo tenore al Festival di Sanremo. Ripercorriamo brevemente la carrellata di comici che sono saliti sul palcoscenico dell’Ariston destando qualche perplessità ma, al contrario di Pucci, sempre perdonati.

Perché in effetti se il comico milanese fa battute non propriamente adatte al politically correct, non sono certo più democristiani Pio e Amedeo, che nel 2019 furono ospitati da Baglioni lasciandosi andare alle ripetute volgarità e persino a uno sketch che prendeva di mira gli animalisti.

Luciana Littizzetto a Sanremo ci è stata diverse volte, conducendolo anche in due occasioni. La sua comicità fallocentrica è nota. Il suo curriculum non è mai stato quello di una attrice composta e non politicizzata, eppure nessuno ha mai avuto da ridire.

Beppe Grillo venne censurato dalla Rai per una battuta sui socialisti, ma prima di allora sulla sua presenza non vi erano polemiche nonostante avesse sempre creato disagi a fine anni ‘80 in qualunque trasmissione andasse.

Maurizio Crozza è forse l’esempio più clamoroso di comicità fuori luogo a Sanremo: in piena campagna elettorale, entrò in scena imitando Berlusconi e prendendosi i fischi del pubblico. Facendo fatica ad andare avanti, stava per andarsene, ma ecco arrivò a supportarlo Fabio Fazio (era il 2013).

Max Tortora fu ospitato nel 2007 da Baudo, che il giorno dopo quella esibizione si pentì di averlo fatto dichiarando volgare la sua interpretazione nei panni di Califano. In realtà Tortora aveva sempre imitato il Califfo con chiari riferimenti sessuali: da sorprendersi c’era ben poco.

Victoria Cabello doveva essere la seconda metà comica di Sanremo 2006, al fianco di un altro fenomeno (Giorgio Panariello). Si dimostrarono spenti e vengono ricordati solo per quel massaggio di Victoria ai piedi di John Travolta. Fu un Festival incredibilmente flop, con Leonardo Pieraccioni ospite incapace di fare ridere. Ma qualcuno di loro tre lo aveva mai saputo fare veramente, anche prima di quel Sanremo?

Fiorello ha calcato tantissime volte quel palcoscenico e, se il talento artistico e canoro sono sempre stati apprezzati da tutti, al contrario nel suo ruolo di comico divide costantemente il pubblico. Sono in tanti a concordare sul fatto che i suoi monologhi siano troppo lunghi e noiosi. Anche nel suo caso, una volta che è sul palcoscenico fa ciò che ha sempre saputo fare (o non fare) prima di Sanremo. Stesso discorso per il suo compare Fabrizio Biggio, che in coppia con Francesco Mandelli ci è stato due volte al Festival: una in gara e una da ospiti (2012). Non piacque la loro volgarità, di cui però non c’era da stupirsi. Era il loro cavallo di battaglia.

Angelo Duro nel 2023 fu chiamato da Amadeus, creando disagi ai giornalisti nel recensire un’esibizione priva di contenuti. Povertà annunciata dall’inconsistenza culturale del personaggio, già dimostrata sui social. Eppure tutti, prima dell’esibizione, parlavano di curiosità intorno a questo fenomeno comico.

Il Festival di Sanremo, negli anni, ha visto serate prolungate con perdite di tempo clamorose per monologhi noiosissimi di comici o presunti tali come Luca e Paolo, Alessandro Siani, Geppi Cucciari, Annamaria Barbera.

Si noti come fin qui sono stati citati tutti attori notoriamente schierati a sinistra dal punto di vista politico. In molti altri casi è andata bene, a prescindere da cosa votassero: Cortellesi, Gnocchi, Mannino (non ce n’è comunque mai uno che sia di centrodestra), Chi sa fare il comico sa come non deludere il pubblico. Fu così anche per Roberto Benigni, su cui si creò preoccupazione per l’ospitata nel 2002 in pieno governo Berlusconi. Il comico prese di mira tutti ma arrivò sul palcoscenico per commuovere più che per fare ridere: recitò Dante e cantò mettendo a tacere ogni polemica preventiva.

Può succedere la stessa cosa con Pucci: diamogli la possibilità. O non sarà che a dare fastidio, più che la sua scarsa abilità a far ridere, sia la sua simpatia per il centrodestra?

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