Va in scena dal 24 febbraio all’8 marzo, al Teatro Franco Parenti di Milano, Il mio nome è Maria Stuarda, uno spettacolo ideato da Andrée Ruth Shammah che mette al centro il corpo come campo di battaglia e la parola come atto di resistenza, dando voce a una storia di violenza, consapevolezza e riscatto femminile. Sul palcoscenico Marina Rocco e Marina Notaro al sassofono. Regia di Andrea Piazza
Tratto dal primo testo teatrale della scrittrice Nicoletta Verna, già autrice del romanzo I giorni di vetro (2024) — successo editoriale candidato al Premio Strega e vincitore nel 2025 del Premio letterario dell’Unione Europea e del Premio Racalmare Leonardo Sciascia — lo spettacolo intreccia memoria privata e denuncia sociale, restituendo allo spettatore un racconto di forte impatto emotivo e civile.
Ambientata negli anni ’40, la vicenda racconta la storia di una donna che trova la forza di ribellarsi a un’esistenza segnata da violenze e umiliazioni: quelle inflitte da un marito ossessivo, geloso e manipolatore, e quelle subite da un datore di lavoro predatore. Un nome regale scelto da un padre poverissimo come brivido di rivalsa si trasforma così nel fardello di una Maria Stuarda del popolo, dispersa tra le macerie del dopoguerra.

In scena, la protagonista Maria Stuarda — interpretata da Marina Rocco — ripercorre con lucidità e dolore il proprio cammino verso la consapevolezza, smascherando le forme sottili e devastanti della violenza psicologica e fisica, spesso normalizzate o minimizzate. Per l’attrice, volto storico delle produzioni del Franco Parenti — diretta da Andrée Ruth Shammah in Ondine, Una Casa di bambola e recentemente, in occasione dei 50 anni del teatro, ne La Maria Brasca di Testori nel ruolo che fu di Adriana Asti — e già tra i protagonisti del cult Amleto² di Filippo Timi, l’interpretazione de Il mio nome è Maria Stuarda segna un passaggio di profonda intensità verso un registro drammatico e viscerale.
La regia di Andrea Piazza — giovane talento diplomato alla Paolo Grassi e già finalista alla Biennale Teatro e in cartellone nella stagione 25-26 al Parenti con tre regie (I corpi che non avremo, Parlami come la pioggia) — accompagna l’attrice in un’indagine essenziale sulle fratture dell’identità e della memoria. La sua visione si concentra sulla vulnerabilità del gesto e della parola, orchestrando un dispositivo scenico che abita il confine sottile tra la testimonianza e l’evocazione.
Ne nasce un monologo potente, capace di intrecciare intimità e denuncia, memoria e attualità, accompagnato dal vivo dalle suggestive sonorità del sassofono di Marina Notaro, che amplificano la dimensione emotiva e drammaturgica della narrazione.
ORARI
martedì – 20:30
mercoledì – 19:15
giovedì – 20:15
venerdì – 19:15
sabato – 19:15
domenica – 15:45
PREZZI
SETTORE A (file A–H) intero 30€
SETTORE B (file I–S) intero 22€;
under30/over65 16€; convenzioni 18€
GALLERIA (file T–Z) intero 18€;
under30/over65 16€; convenzioni 16€