Prima serata di Sanremo 2026, ecco le pagelle di TMN cantante per cantante nella gara dei Big.

Ditonellapiaga, Che fastidio: Una canzone tanto simpatica quanto “fastidiosa” per l’appunto. Suoni onomatopeici tra ronzii e sirene accompagnano una melodia pur esistente ma praticamente impossibile da ricantare. Anche per questo bravissima Ditonellapiaga, che propone un brano davvero difficile: lo fa con coraggio e sicuramente ora della finale farà ballare molti. Complicato capire le parole nell’interpretazione (questo invece non è un punto a favore): peccato, perché è una bella presa per i fondelli nei confronti di tanti stereotipi “fastidiosi” della nostra società. Si capirà più avanti nei giorni. Voto 7
Michele Bravi, Prima o poi: Romantico, delicato, elegante. Ci sono un paio di punti alla fine delle strofe che convincono poco, perché si osa inutilmente fuoriuscendo dalla bella melodia che accompagna tutto il brano. Una dedica ironica all’ex, rivendicando anche le cose meno piacevoli di se stessi, ma sicuro che provochino nostalgia. La voce di Michele è inconfondibile, forse un po’ stucchevole, ma sulla sua intonazione perfetta non si può dire nulla, Voto 6,5
Sayf, Tu mi piaci tanto: Tanti modi di raccontare l’Italia vengono messi insieme in un brano indubbiamente orecchiabile, che cita Silvio Berlusconi, Fabio Cannavaro, Luigi Tenco. Non può non piacere l’Italia, nonostante le sue contraddizioni sociopolitiche: interessante, tuttavia l’idea ormai non ha nulla di originale. Quante ne abbiamo sentite su questo genere, da L’Italia dei cachi in avanti? Voto 5,5
Mara Sattei, Le cose che non sai di me: Questa ragazza ha talento ed è romantica. Le parole e la voce del partner sono una cura nella quotidianità, insieme alla voglia di scoprirsi e cercarsi continuamente: il senso del testo è forte. La melodia c’è, ma manca l’esplosività nell’inciso: piacevole, dolce, ma senza il guizzo. Voto 6,5
Dargen D’Amico. AI AI: Come un personaggio così stonato possa essere già alla terza partecipazione di Sanremo resta un mistero. Questa volta, rispetto al passato, non ha nemmeno un brano particolarmente divertente e orecchiabile. Soliti nonsense insieme a qualche polemica sociale, che peraltro contro l’intelligenza artificiale è tutt’altro che originale. Voto 3,5
Arisa, Magica favola: elegante, raffinata, romantica. Con lei il guizzo non manca mai: ritornello in crescendo, escalation di emozioni. Si candida al podio e potrebbe diventare outsider come fu nel 2014, quando vinse. Si può sempre sperare di sognare e tornare alla magia di quando si era più giovani, innocenti e incoscienti: è un dovere cercarla. Voto 8,5
Luchè, Labirinti: La strofa è un disastro. Passi rappare e non avere melodia, ma riuscire a stonare sul rap puro è inaccettabile. Con queste premesse non si può sperare di meglio quando canta la melodia del ritornello. Non piacerà ai giovanissimi, anonimo per i Boomers. Voto 4,5
Tommaso Paradiso, I romantici: Abbiamo aspettato per tanti anni il suo debutto sanremese e appena arriva sul palcoscenico fa esplodere uno dei ritornelli più festivalieri, melodico, avvolgente, travolgente. Una bella dedica, un augurio per superare ogni momento di malinconia Voto 8,5
Elettra Lamborghini, Voilà: Omaggio dichiarato anche nel ritornello a Raffaella Carrà. Divertente, ballabile, immediato, entusiasmante: tutto azzeccato per un brano che non ha ambizioni di classifica, ma sfonderà dopo Sanremo. Accattivante. Voto 7,5
Patty Pravo, Opera: riesce sempre a essere magica ed evocativa. Caccamo le ha cucito un brano su misura, peccato solo che la voce non sia più quella di una volta, ovviamente. Cantata vent’anni fa avrebbe fatto un effetto diverso, sbiascicata sulla dentiera traballante e l’intonazione incerta, Opera diventa il rimpianto di un bellissimo brano sprecato con la cantante sbagliata. Voto 6
Samurai Jay, Ossessione: Di tutta la canzone rischierebbe di rimanere solo la parte cantata dal coro (“Ai ai ai”) se la cantasse sempre dal vivo. Per fortuna alle radio è stata inviata la versione incisa in studio: la sentiremo più volte, con ritmi spagnoleggianti che profumano d’estate. Voto 6,5
Raf, Ora e per sempre: Ballata romantica e malinconica a cui manca personalità nel ritornello, che non conosce originalità in uno dei testi più scontati dall’inizio alla fine. Da Raf ci si aspettava di più, anzitutto di poterlo riconoscere dalla melodia: sembra un bel brano di un esordiente. Dove è finito Raf? Tiepido, interpretazione poco convincente. Voto 6
J Ax, Italia Starter Pack: Country coinvolgente anche se odora molto di già sentito. J Ax comunque sa sempre come farci ballare e il fatto che accada ancora dopo 30 anni è un inno agli anni ‘90. Voto 7
Fulminacci, Stupida sfortuna: Mentre tutti eravamo impegnati a guardare l’assenza dei superbig a questo Festival, ci eravamo distratti e non ci eravamo accorti che Fulminacci ormai sta crescendo sempre di più, diventando una certezza del cantautorato. Racconta schiettamente un amore finito ma indimenticato e quasi ossessivo neo momenti di insonnia, tanto da provocare la paura di riprovarci. Ritmo che resta in testa, bella interpretazione. Partito in sordina, sabato lo canteremo tutti a memoria. Voto 8
Fedez-Masini, Male necessario: la coppia ormai è rodata e funziona bene, tanto che persino Fedez inizia a cantare davvero e questa è la vera sorpresa. Si va in crescendo, con la voce di Masini che come al solito non raggiunge note altissime lasciando tutti nel dubbio che stia cantando molto bene o stia urlando. Il passaggio più bello della melodia profuma di ripescaggio nel passato, ma l’intensità non si può non premiare. Voto 7,5
Ermal Meta, Stella Stellina: Intonazione impeccabile, ritmo gitano e convincente per raccontare la guerra in Palestina con delicatezza e rispetto. Un bel pezzo, nonostante ogni interpretazione di Ermal finisca per somigliare a una lagna. Voto 7
Serena Brancale, Qui con me: Il brano è la dedica a qualcuno non c’è più (nel caso di Serena, si rivolge a sua madre), ma la cui presenza si avverte ancora nell’anima. Solo per questo non si può non apprezzare la profondità del testo e l’intensità nell’ interpretazione, che tuttavia onestamente non è supportata da un ritornello avvolgente. Sembra ci si sia voluti concentrare a sottolineare le capacità vocali di Serena, più che a creare una melodia emozionante: tanti vocalizzi, poca orecchiabilità. Peccato. Voto 6,5
Nayt, Prima che: Si strizza l’occhio a ritmi e melodie indie usate e riusate in questi ultimi anni. Testo non banale, lui si presenta anche con una certa eleganza. Alla maggior parte del pubblico “sanremese” non piacerà il genere, ma tra tanti rapper che fanno ricantare ai bambini brani imbarazzanti, Nayt vale la pena di essere promosso e di godere di maggiore visibilità. Voto 6,5
Malika Ayane, Animali notturni: I ritmi abbandonati dalla Brancale, sono ripresi da Malika, che quest’anno ci fa ballare con una canzone d’amore sicuramente atipica nel testo e nella melodia. Ci risparmia la solita lagna e in questo senso sorprende, con una canzone che entra presto nelle vene. Interpretazione eccellente. Voto 7
Eddie Brock, Avvoltoi: Un amore impossibile perché lei preferisce l’amicizia e abbandonarsi a relazioni fugaci. La frase “Preferisci spogliarti che spogliare il cuore” è degna di nota, insieme alla melodia che cresce nel ritornello. Peccato davvero che la voce sia inesistente. Va bene l’emozione, ma a Sanremo non è accettabile. Voto 6,5
Sal Da Vinci, Per sempre: Se non si trattasse del popolarissimo Sal Da Vinci, probabilmente derubricheremmo questa canzone alla tradizione neomelodica più kitch, di cui esistono migliaia di copie. Il testo è piuttosto banalotto, perché quando si parla di amore il rischio è quello. Poi però al secondo ritornello ormai sai già musica e parole a memoria e il ritmo prende il sopravvento. Sicuro successo dei prossimi mesi: questa è la canzone italiana per cui siamo conosciuti all’estero. Bravo Sal. Voto 8
Enrico Nigiotti, Ogni volta che non so volare: Come regalare speranza ed essere struggenti allo stesso tempo. Nigiotti è un poeta che ormai a Sanremo si conosce bene, nonostante arrivi sempre in punta di piedi: di solito se ne andava altrettanto silenziosamente alla fine delle edizioni, speriamo non accada quest’anno. Bellissimo brano ricco di significato e intensità. Commovente, bravo nell’interpretazione. Voto 8,5
Tredici Pietro, Uomo che cade: Se non fosse il figlio di Morandi saremmo qui ad ascoltare un ragazzo afono che rappa le solite banalità? Ritornello musicale, ma troppo poco per Sanremo. Voto 5
Bambole di Pezza, Resta con me: Rock, romanticismo, melodia e voce. C’è davvero tutto in questo brano che inneggia all’amore in un mondo di odio, per cui piuttosto vale sempre la pena riprovarci e credere nei sentimenti anche dopo le cadute. Molti non le conoscevano, da adesso si parlerà molto di queste ragazze. Voto 7,5
Chiello, Ti penso sempre: C’è del romanticismo e persino nella poesia in questa canzone. Non si capisce però una parola dalla sua interpretazione (tutt’altro che perfetta anche nell’intonazione). Meglio la strofa del ritornello, che snatura un po’ il brano per come era cominciato. Non cambia ai fini delle pagelle, ma cambiare parrucchiere è d’obbligo: possibile non ci sia un consulente all’immagine? Voto 6
Maria Antonietta & Colombre, La felicità e basta: Vista la sfortuna che ha portato Cuoricini alla coppia dei Coma_Cose, si ha quasi paura a esaltare questa canzone tanto piena di miele quanto ritmata e piacevole in una sincronia perfetta a due voci. Se piacevano i Coma_Cose, però, non può non piacere questa ennesima coppia uomo-donna, nonostante il genere inizi un po’ a essere trito e ritrito. Voto 6,5
Leo Gassmann, Naturale: Quanto di più anonimo si possa ascoltare, peraltro nemmeno troppo supportata da una buona intonazione. Altro figlio d’arte di cui ci dobbiamo sorbire la musica e i soliti capricci sulle sofferenze di dover portare un cognome pesante. Voto 5
Francesco Renga, Il meglio di me: C’è stata un’epoca in cui ogni cosa cantasse Renga veniva considerato oro, oggi invece qualunque cosa faccia passa nell’anonimato perché lo diamo per scontato. In realtà lui non è mai cambiato: emoziona come vent’anni fa, è romantico e forse un po’ noioso allo stesso modo. La voce non si discute, magari l’originalità: ma è sempre fedele a se stesso. Voto 7
LDA e Aka 7Even, Poesie: Ritmo formidabile, un po’ di dialetto e tanto omaggio a Napoli in questa canzone che farà ballare tutti. Passione e divertimento allo stesso tempo: in questo caso il sangue d’arte si sente positivamente: non a caso al contrario degli altri figli d’arte, LDA è il più discreto. Voto 7
Massimiliano Beneggi
