L’Italia ha scoperto Tony Pitony. O almeno pensa di averlo fatto, dopo la vittoria nella quarta serata del Festival di Sanremo al fianco di Ditonellapiaga con la cover di Lady is a Tramp.
Un signore con la maschera di Elvis Presley che scimmiotta la musica d’autore, con movenze più o meno simpatiche, è ora conosciuto da tutti. I giovani, però, lo cantano già da diverso tempo e infatti negli ultimi mesi Tony Pitony ha raggiunto anche le vette delle classifiche Fimi. Le stesse dove sempre i giovani fanno posizionare costantemente i trapper tanto criticati per i loro testi volgari. Bene, quel pubblico ama anche Tony Pitony: questo dovrebbe già farci comprendere che non si tratta esattamente di Alessandro Manzoni. In effetti è proprio così.

Dietro a quella maschera carnevalesca (e anche un po’ riluttante e irrispettosa nei confronti della storia della musica) si nasconde un uomo dall’identità segreta, che canta brani volgarissimi e irripetibili, con la scusa dell’ironia. Ha provato anche X-Factor e tutto sommato potevamo accontentarci di quella prova tutt’altro che maiuscola. In Balù se la prende con l’eccesso di peluria della sua donna; in Striscia racconta di voler picchiare Brumotti; in Donne Ricche ammette che non starebbe mai con una donna povera. Sembra possa fare tutto molto ridere, ma quando i ragazzini ripetono i suoi testi si stanno mettendo in bocca parole che forse sarebbe meglio evitare. Soprattutto perché, sebbene tutto voglia far ridere, non vi è un bel messaggio in quelle canzoni. Il brano più famoso (Culo), anzi, è qualcosa che si fatica a pensare come ci possa essere stata un’etichetta discografica disponibile a farlo incidere. Ne citiamo un pezzo: Se hai le mestruazioni non mi cercare/ Se poi arrivo/ E non possiamo più nemmeno s******/ Eppure sai che c’è/ Sperimentiamo/ Analizziamo/ Di orifizi tu ne hai tre/ Quando sto con te mi diventa duro/ Mi devi dare il c***: Non lo diciamo a nessuno.
Tutto fino a chiudere con: E non importa se non me la dai/ Ti distruggo il c*** mentre dormirai.
Perché un personaggio simile ha diritto ad andare sul palcoscenico del Festival di Sanremo, facendosi conoscere da tutti dopo certi testi? Che senso ha che Conti lo inviti e, nella stessa sera, sottolinei una battaglia contro la violenza sulle donne dicendo “Quando una donna dice no è no”, se poi Pitony interpreta certi brani?
Tony Pitony viene celebrato dai suoi fan come un erede di Elio e le Storie Tese e degli Squallor, ma non c’entra quasi nulla con loro, sebbene l’atteggiamento dissacratorio li possa ricordare. Qui non c’è l’ironia di Sanscemo, ma si sfiora la cattiveria con testi che dovrebbero essere vietati in qualunque epoca. Eppure tutta questa popolarità è bastata a Carlo Conti per farlo arrivare ospite a Sanremo e, probabilmente, con Amadeus sarebbe addirittura arrivato in gara. Di certo Tony Pitony è uno dei peggiori prodotti musicali degli ultimi anni, perché nonostante i commenti positivi dei suoi fan sotto i video, non ha sfornato alcuna originalità musicale degna di nota finora. Non è stonato ma non vanta nemmeno una vocalità che valga la pena di essere sottolineata. Sembra buffo, in realtà è un tripudio di volgarità che è già stato fin troppo osannato. Non si dica che è geniale: si lasci certi termini per chi ha intuizioni artistiche valide. Questo è l’ennesimo fenomeno da baraccone di cui dovremmo vergognarci e che viene coinvolto anche dai cantanti veri, solo in nome dei suoi molteplici followers.
Massimiliano Beneggi