68,5% di share nella media della serata finale; 74 % di share nella seconda parte della finale: numeri da record. Che Festival di Sanremo è stato quello del 2026 di Carlo Conti e Laura Pausini? Per giudicare, bisogna scindere il ruolo del conduttore da quello del direttore artistico.
Come già detto, sotto il piano dell’organizzazione è stato un festival ben poco baudiano, ma la conduzione di Conti non si discute. Senza fronzoli, il più possibile veloce, sempre attento, vigile su qualunque cosa possa accadere in diretta. Evita gli imprevisti e le polemiche, perché non solo non gli piacciono ma sa di avere un potenziale enorme tra le mani, che non necessita di ulteriori elementi. Voto 7 al direttore artistico, 9 al conduttore.

Resta un dubbio, se chiami Laura Pausini a condurre insieme a te il Festival di Sanremo nell’anno in cui vuoi omaggiare le edizioni di Pippo Baudo, come puoi in cinque serate non farle mai cantare La solitudine e Strani amori? Sono le due canzoni con cui Laura ha conquistato il pubblico proprio all’Ariston più di trent’anni fa, presentata e voluta da Pippo: cantate e ricantate alla nausea, ma sono due hit immancabili in un repertorio straordinariamente grande.
Laura in generale ha cantato troppo poco, ma è stata bravissima a condurre. Non ha portato sul palcoscenico l’eccesso romagnolo che rischia di stancare, si è dimostrata piuttosto professionale con serietà e grande simpatia allo stesso tempo. Laura si è comportata da conduttrice capace di cantare più che il contrario: misurata, educata, complice di Carlo a cui pure si è affidata. Umile e padrona della situazione contemporaneamente. Voto 9.
La regia di Maurizio Pagnussat non ha convinto fino in fondo: immagini troppi veloci, inquadrature da troppe telecamere, nome dell’artista e titolo della canzone inseriti solo a inizio esibizione. Quando si sta scoprendo un brano, gioverebbe invece rivedere il titolo del pezzo e i nomi degli autori anche a metà esibizione. Voto 6,5.
Male i comici, a eccezione di Lillo. In generale tutti i co-conduttori non sono stati valorizzati come nella scorsa edizione. Persino Giorgia Cardinaletti ha dato l’impressione di volere a tutti i costi sembrare a suo agio, pur non potendolo inevitabilmente essere per via dell’emozione e di un ruolo che non le appartiene. Voto generale ai co-conduttori, 6.
Ospiti musicali: tutti italiani, tutte icone. Da Eros Ramazzotti ad Andrea Bocelli passando per Mogol, Caterina Caselli, Fausto Leali. La storia della nostra musica al Festival canoro che ci rappresenta nel mondo: non si poteva sperare di meglio. Forse con la scusa de quarantesimo anniversario de Il clarinetto si poteva invitare anche Renzo Arbore, ma le eccellenze più grandi musicali erano comunque lì. Voto 8