E ora per Stefano De Martino inizia un percorso difficilissimo, forse non sa nemmeno lui quanto. Se da un lato l’annuncio ufficiale del prossimo conduttore e direttore artistico, avvenendo nel corso della finale ha messo subito a tacere tanti chiacchiericci che non fanno bene intorno a un segreto di Pulcinella, il rovescio della medaglia è quello di mettere subito in difficoltà De Martino.

Giovanissimo (36 anni, segno Bilancia), Stefano prende sulle spalle la responsabilità di una direzione artistica che molto riguarderà solo l’organizzazione dello show e del regolamento ma non la scelta delle canzoni in gara. Un po’ come accadeva negli anni di Bonolis, la commissione musicale potrebbe essere nelle mani di qualcun altro (almeno questo è quanto auspichiamo, non leggendo pregressi in tal senso sul curriculum di Stefano De Martino). Quello che va detto è che ancora una volta Castrocaro torna a preparare la strada per Sanremo: De Martino, infatti, condusse il Festival di Castrocaro qualche anno fa in coppia con l’allora compagna Belén Rodriguez.

La giovane età di De Martino e l’annuncio prematuro permetteranno ora a chiunque di dare consigli non richiesti al prossimo direttore artistico di Sanremo, che prende in eredità un Festival in salute nonostante tantissimi Big abbiano rifiutato di partecipare quest’anno. Per non sbagliare, lo facciamo anche noi. Proviamo a capire da dove deve ripartire il Festival di Sanremo per andare sul sicuro, dopo edizioni di grande successo.

Anzitutto bisogna tornare al Festival formato Baudo. Nonostante le belle parole, quello del 2026 è stato un bel Festival ma ben poco baudiano. Quasi nullo e apparso persino fatto controvoglia l’omaggio a Pippo, ma soprattutto un’organizzazione delle serate che non sarebbe piaciuto a Baudo.

Trenta canzoni in gara sono troppe. Si torni almeno a venti, che già è un numero importante. Dei brani in gara quest’anno ce ne sono già almeno 7 o 8 passati nell’anonimato dopo appena cinque giorni: non ci siamo nemmeno accorti ci fossero e non solo perché la qualità non era al livello di altre, ma perché con trenta pezzi da ascoltare è inevitabile che le meno forti si disperdano subito. Si faccia una selezione decisa e si abbia il coraggio di dire no non solo ad Al Bano per fare notizia o ai Jalisse (il più facile dei no). Tornando a venti brani in gara le serate finirebbero un’ora e un quarto prima e ci sarebbe tempo per un DopoFestival fatto come si deve. Buttato in caciara comica il DopoFestival non ha senso di esistere.

Eliminare la serata cover è un altro passaggio da fare per il Festival di Sanremo. Perlomeno non ci sia più la serata cover fatta come negli ultimi anni, in cui non c’è una tematica da seguire e si possono interpretare brani stranieri all’interno di un Festival della canzone italiana. Così come è ora, la serata del venerdì non c’entra più nulla col Festival: è solo una bella trasmissione musicale a cui partecipano i cantanti che sono anche in gara a Sanremo. Si ripristini casomai l’idea di realizzare duetti sugli stessi brani in gara oppure di tornare a una finale di Sanremo Giovani con almeno 8 cantanti, lasciando che i Big accennino solamente il loro pezzo in concorso. Negli anni di Pippo succedeva esattamente questo, se si vuole davvero rispettare il canone baudiano.

Se il rischio, eliminando la serata cover, è quella di non avere più il consenso di certi cantanti super Big a supportare i colleghi nel duetto, si rimedia in fretta: si torna ad avere veri superospiti internazionali.

De Martino sta per mettersi alla guida di una macchina difficilissima da guidare, dove rischia di sbandare e sarà interesse di molti che questo possa succedere. Immaginatevi quanti gufi e avvoltoi ci siano adesso in casa Rai e Nove, pronti a essere chiamati per il 2028 se De Martino fallisse. Il Festival è in salute ma non ha il pilota automatico: si vada sul sicuro senza sperimentare troppo. Stefano è ancora troppo acerbo per poterlo fare. Si affidi alla vera formula Baudo: non si sbaglia mai.

Massimiliano Beneggi

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