Sal Da Vinci sul palcoscenico dell’Ariston ha dedicato subito il trionfo ai suoi genitori e a Napoli, sottolineando che questa è la vittoria del popolo e di chi è partito dal basso. Tutti d’accordo, ma a sapere partire dal basso non sono solo i partenopei.

Quello che sta accadendo nelle ultime ore richiama un po’ quanto emerso due anni fa con Geolier, che venerdì chiamò a raccolta tutta Napoli affinché lo votasse. Il rapper arrivò addirittura a fare dei tutorial per spiegare come votare da più dispositivi, sfiorando ogni tipo di atteggiamento scorretto in nome del riscatto di una popolazione. Sal Da Vinci è stato tranquillo per tutto il corso del Festival, ma ora sta sbagliando a non fermare questa ondata di entusiasmo che trasforma la sua vittoria in quella di Napoli. Sia chiaro, ciascuno dei propri successi può fare quello che gli pare e li personalizza come meglio crede, ma attribuire una canzone a una sola città significa escludere tutte le altre. Allora così non è più il Festival di Sanremo con tutti i suoi principi di inclusione.

Non vi è dubbio che Sal Da Vinci debba molto al televoto che lo ha portato a trionfare superando i colleghi, preferiti invece da sala stampa e radio. Tuttavia, in quel televoto c’è anche molta parte di non napoletani che lo hanno scelto. La vittoria di Sal Da Vinci non è quella di Napoli, ma quella di un napoletano. Non facciamo in modo che si debba odiare il televoto e si induca il prossimo direttore artistico a eliminarlo, solo perché sui social vi sono rivendicazioni territoriali da parte di alcuni fan del cantante, piuttosto antipatiche e ben poco accomodanti nei confronti dei non napoletani. Espressioni di fanatismo che Sal Da Vinci dovrebbe frenare anziché incoraggiarle sottolineando la condivisione del premio con Geolier che non aveva portato a termine la “missione” di vincere. Non c’è alcuna missione caro Sal, non perlomeno una missione che debba coinvolgere interamente la sola Napoli, che non è mai stata bistrattata e non necessitava di alcuna riscossa.

Se c’è un napoletano, invece, che meriterebbe un po’ più di centralità in questi giorni è Gigi D’Alessio. Fu il cantautore di Non dirgli mai a coinvolgere Sal Da Vinci nel suo album Quanti amori, dove Gigi cantava Napule insieme a Gigi Finizio, Lucio Dalla e appunto Sal Da Vinci che, in quel momento, era un cantante che faticava a trovare spazio. Dopo l’esordio a Domenica In con Cutugno (1992), la vittoria al Festival Italiano (era il 1994, si trattava di un controfestival organizzato da Canale 5 e portato avanti per sole due edizioni da Mike Bongiorno), Sal Da Vinci divenne protagonista in alcuni teatri ma rimase fuori dal mainstream musicale. A farlo esplodere fu proprio quella Napule con Gigi D’Alessio che poi, nel 2009, scrisse con lui anche Non riesco a farti innamorare, il brano classificatosi terzo a Sanremo e che vide la consacrazione di Sal Da Vinci. Lo stesso D’Alessio che la scorsa estate compose con lui anche L’amore e tu. Lo stesso Gigi che ha spianato la strada per una canzone neomelodica che era uscita dai raggi della musica che conta per tanti decenni e che, invece, proprio con Miele, Il cammino dell’età e tanti altri successi ha dimostrato di poter fare breccia nei cuori della gente. Forse se c’era una persona da ringraziare e con cui condividere il premio, caro Sal, era proprio Gigi D’Alessio più che Geolier. Sarebbe stato un gesto dovuto e meno “territoriale”, visto che a votarti è stato anche gran parte del pubblico lontano da Napoli.

Va detto che Sal Da Vinci non è mai risultato primo nelle graduatorie della sala stampa e delle radio, ma anche in quelle è sempre stato comunque nelle posizioni più alte di classifica. Come un corridore che vince il Giro d’Italia senza aver mai vinto una tappa, Sal Da Vinci ha saputo vincere sulla costanza. Per inciso, anche tra i giornalisti e le radio non esistono solo quelle della Campania. Condividilo con tutta Italia quel premio.

Massimiliano Beneggi

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