È in scena fino al 15 marzo al Teatro Lirico Giorgio Gaber di Milano (e poi dal 25 al 29 marzo al Brancaccio di Roma) Topo Gigio – Il Musical di Maurizio Colombi, tratto dal libro Il cuore di Gigio di Morris Doves. Due atti, durata 110 minuti più intervallo. Ecco la recensione.
IL CAST
Milena Miconi, Maurizio Colombi, Teresa Morici. Regia di Maurizio Colombi

LA TRAMA
Maria è una bambina appassionata di Picchiarello e dei fumetti, in cui si identifica al punto di volerli vedere in vita. Nella sua cameretta disegna diversi prototipi di un personaggio da lei inventato, che sembra persino suggerirle come vorrebbe essere realizzato. A parlare è la voce della sua immaginazione, che però nel frattempo si rivela potersi concretizzare in realtà: ecco nascere Topo Gigio. Una volta diventata adulta, quel personaggio si materializza come per magia in un pupazzo: coinvolge alcuni amici tra cui Peppino Mazzullo, che darà al Topo proprio quella voce buffa che Maria ha ben precisa in mente. Quando la Rai scopre il nuovo tenero topo dalle orecchie giganti, i baffi lunghi e la maglia a righe, è un successo incredibile. Dagli show della tv italiana arriva a quelli di tutto il mondo, dando serenità ed entusiasmo a chiunque, persino ai più insospettabili. Tra questi, anche Mr. P, un uomo scettico nei confronti della vita, tanto da essere pronto a farla finita. A interessarsi di Topo Gigio c’è persino Walt Disney, che però comprende come la creatura di Maria Perego sia troppo diversa dai suoi personaggi e viva di una natura propria, difficile da integrare tra fate e protagonisti perlopiù fiabeschi. Gigio ha un’ironia e un modo di fare travolgenti, che tuttavia danno fastidio a qualcuno, fino a quando non viene messo sotto processo da chi teme che la fantasia possa diventare pericolosa per i bambini. Sarà proprio Mr. P a difendere Gigio ricordando come l’abbia aiutato tempo addietro…
LA MORALE
I sogni più belli di una persona, possono diventare realtà per tutti. La fantasia può spaventare solo chi crede che l’Io bambino debba smettere di parlare, una volta che si cresce fisicamente. Niente di più sbagliato: basta mettersi un po’ in ascolto della propria immaginazione e si scopre qualcosa che aiuta anche nel mondo reale. Non importa se nessun altro verrà a conoscenza del nostro universo intimistico o se sarà raccontato ad altri, l’importante è che non lo si soffochi e gli si permetta di esprimere la sincerità che solo lui conosce.

IL COMMENTO
Uno dei personaggi più straordinari dello spettacolo trova finalmente il suo spazio a teatro, trattato da superstar quale è (una delle canzoni ripete proprio così: Topo Gigio superstar). Lo fa attraverso una favola per adulti, che altro non è se non la vera storia di Gigio da leggere in una grande metafora. Perché in effetti se nessuno ha mai portato in tribunale e arrestato la creazione di Maria Perego, è altresì vero che c’è stato un lungo periodo in cui la televisione italiana ha snobbato quel personaggio considerandolo erroneamente solo per bambini di un’epoca sorpassata. Così è stato fatto un processo alla voglia di sognare, pur di giustificare una certa tv (spesso trash) che soccombeva. In questo modo, però, ci eravamo persi la capacità di non vergognarci della nostra eterna fanciullezza. Ecco dunque un musical dove al centro del racconto c’è Gigio con la sua mamma Maria Perego, che nel frattempo parla costantemente con il suo Io bambina e con chi, quando era piccola, le diceva di non eccedere nei giochi perché le avrebbero rovinato la mente. C’è un po’ di Pinocchio e un po’ di Robin Hood in questa favola, dove Gigio non è quello del teatrino a cui siamo abituati ma l’inseparabile vera voce della coscienza di Maria (e di milioni di persone). Anche per questo sul palcoscenico non c’è la marionetta originale, ma un peluche più grande, che si alterna a un Gigio ancora un po’ più grande, dentro al cui costume c’è un attore. Un peccato, perché il famoso Topo deve gran parte della sua tenerezza proprio a un’umanizzazione creata dalla Perego in quaranta centimetri di pupazzo, ricchi di movimenti. L’atmosfera magica è comunque fortissima e il finale non raccoglie solo tanti applausi, ma anche qualche lacrima di commozione con immagini della vecchia tv che arrivano sul palcoscenico. Ora che Gigio è tornato, però, non si pensi più di farne a meno: c’è un grande bisogno di lasciare sognare anche i bambini di oggi e continuare a farlo pure da adulti.
IL TOP
Le scenografie non tradiscono il sigillo artistico di Colombi, sempre attento ai dettagli visivi per creare un clima magico intorno alle narrazioni: spettacolari ed emozionanti. Le musiche di Franco Fasano sono da sempre una garanzia e vi sono brani che regalano una forza internazionale al prodotto, a cominciare dall’overture che accompagna la storia dall’inizio alla fine. Milena Miconi è perfetta per far conoscere la dolcezza e la sincerità morale di una donna ai più sconosciuta, come Maria Perego.
LA SORPRESA
Bene le coreografie di Rita Pivano. Un cast straordinario di cantanti e ballerini sincronizzati restituisce quella precisione a cui la tv di un tempo era abituata (e che almeno il teatro non ha mai abbandonato). La voce potente della giovanissima Teresa Morici e la forza scenica del duetto con Raffaella Carrà moltiplicano il coinvolgimento. Infine una nota per la voce di Gigio: Leo Valli, al pari di Mazzullo non si rivela solo attore ma anche eccezionale cantante. A volte quando si parla di Topo Gigio ci si dimentica che non si sta raccontando solo un pupazzo, ma un vero e proprio personaggio capace di esprimersi artisticamente a 360 gradi.
Massimiliano Beneggi
