Fabrizio Moro con Il mio canto libero vince la prima puntata di Canzonissima, la trasmissione tornata alla ribalta su Raiuno ieri 21 marzo sotto la conduzione di Milly Carlucci e in un format del tutto diverso rispetto a quello che la rese celebre negli anni ’60.

Otto cantanti (non saranno sempre gli stessi in ogni puntata) si esibiscono in cover di brani italiani famosi per decretare la “Canzonissima” che arriverà in finale. Vince la musica dunque, non il cantante: Fabrizio Moro convince con la sua esecuzione molto sentita de Il mio canto libero, ma non è l’unico a farlo. Straordinario anche Fausto Leali con Pregherò, non delude Enrico Ruggeri con Lontano dagli occhi, perfetta Irene Grandi con Mi ritorni in mente, bene Michele Bravi nella sua versione di Ti lascio una canzone. Decisamente meno convincenti Leo Gassmann, che rovina Un giorno credi di Edoardo Bennato, e i Jalisse, che trasformano Sarà perché ti amo in una didattica canzone da oratorio restituendone la peggiore versione mai ascoltata.

La verità è che la nuova Canzonissima ci deve far felici perché Raiuno torna a puntare sul vero varietà il sabato sera, tuttavia si rivela un’accozzaglia di personaggi e idee senza una logica narrativa. Unire due eterne macchiette della musica, conosciute per null’altro che Fiumi di parole, con maestri come Ruggeri e Leali è solo una delle tante proposte sconclusionate che finiscono con lo screditare la trasmissione.

Tra le Canzonissime ci aspetteremmo di trovare solo brani che hanno scritto la storia della nostra musica, invece ascoltiamo una nuova versione di Bella vera degli 883, che di canzoni ben più belle e famose ne hanno fatte parecchie. A interpretarla è Elettra Miura Lamborghini, carica a pallettoni e capace di farla sua: si capisce che non vince davvero il brano, se questo è scelto in base ai cantanti che sono riusciti a ingaggiare un po’ come succede già a Tale e Quale Show. Ecco, la nuova Canzonissima è un misto tra la deprecabile serata cover di Sanremo (che ora più che mai non avrà più motivo di esistere nella formula attuale) e il programma di imitazioni con Carlo Conti. Non solo perché c’è un grande carrozzone di cantanti, ma perché anche la giuria ci mette il suo carico da 90.

Gli unici che avrebbero diritto di parola, fra i 7 esperti, sono Giacomo Maiolini e Claudio Cecchetto che invece sono quelli che con discrezione si esprimono di meno rispetto agli altri. C’è una differenza: per loro la musica è lavoro, una cosa seria, per gli altri è intrattenimento e spettacolo, quindi pazienza se emergono cialtronerie. Il senso di una giuria che giudichi le canzoni della nostra storia non si trova certo nei nomi di Simona Izzo (un urlo dietro l’altro), Francesca Fialdini (abbiamo capito che sa cantare e ballare, ma un po’ di umiltà sarebbe gradita), Pierluigi Pardo (mah!), Riccardo Rossi (perlomeno appassionato ed esperto di musica), Caterina Balivo. La conduttrice de La volta buona non perde anzi l’occasione per dimostrare la sua incompetenza malcelata da continue esasperazioni, ma il problema sta anche negli altri ospiti: quando una con saccenza si permette di dire “Non capisco come sia possibile che Sarà perché ti amo non abbia vinto Sanremo e lo abbia vinto Alice” o “Il mio canto libero non è secondo me una Canzonissima”, ci dovrebbe essere anche qualcuno che le ricordi di essere una ex concorrente di Miss Italia miracolata dalla vita per avere tutto quello spazio in Rai.

Milly Carlucci resta rigida nella sua imperturbabile professionalità che conosciamo da anni: mai una scivolata, mai una parola fuori posto. Purtroppo, però, mai nemmeno un po’ di verve, perché ormai sa condurre solo programmi dove il vero show lo fanno i giurati. Canzonissima non è Canzonissima.

Massimiliano Beneggi