A 91 anni se ne va Gino Paoli, figura leggendaria del cantautorato italiano a partire dalla fine degli anni ‘50.

Nato a Monfalcone per volere della madre che, originaria friulana, mantenne la tradizione di famiglia di partorire nella propria città natale, Gino Paoli è in realtà conosciuto per far parte della cosiddetta scuola genovese, che comprende anche Umberto Bindi, Fabrizio De André, Luigi Tenco, Bruno Lauzi. Ora quella scuola genovese è definitivamente riunita.

Con gli amici Bindi e Tenco arriva a Milano alla Ricordi nel 1959. Il primo grande successo di Gino Paoli è La gatta, brano autobiografico pubblicato nel 1960, che nei primi tre mesi vende poco più di cento copie. Un incessante passaparola, però, fa sì che più tardi il brano arrivi in classifica, calamitando l’attenzione degli addetti ai lavori e l’interesse di Mogol, che fa da prestanome al giovane Paoli, non ancora iscritto alla SIAE (di cui curiosamente Gino diventerà presidente in età matura).

Per lo stesso motivo Gino non potrà firmare Il cielo in una stanza, portata al successo da Mina. È del 1961 l’incontro con Ornella Vanoni, per cui scrive tra le altre anche Senza fine. Nello stesso anno Paoli debutta a Sanremo, con Un uomo vivo, cantata abbinato a Tony Dallara che ha vinto l’anno prima al Festival.

Nel 1963 arrivano Sapore di sale e Che cosa c’è, ma è anche l’anno del tentato suicidio. Dopo un periodo di crisi, iniziano anni di cantautorato impegnato negli anni ‘70, che lo inseriscono in una musica più di nicchia. Ci vorrà Una lunga storia d’amore, nel 1984, per tornare al grande successo popolare. L’anno dopo fa una tournée con Ornella Vanoni e realizza un doppio album live dal titolo Insieme, che diventa un trionfo. Il successo più grande di quel progetto è senza dubbio Ti lascio una canzone.

Torna a Sanremo nel 1989 con un Questa volta no (nello stesso anno è autore anche della canzone di Ornella Vanoni, Io come farò).

Nel 1991 vince il Festivalbar con Quattro amici al bar, mentre nel 1992 firma la colonna sonora italiana de La bella e la bestia. Arriverà terzo nel suo ritorno sanremese del 2002 con Un altro amore.

Schivo, raramente sorridente, poeta profondo e sincero: Gino Paoli non ha mai cercato il consenso, ma ha fatto emozionare generazioni di appassionati musicali. Continuerà a farlo, c’è da starne sicuri.

Massimiliano Beneggi