È in scena fino al 5 aprile al Teatro Martinitt di Milano (via Pitteri), Attacco al Vaticano, di Gianmarco Crò. Ecco la recensione.

IL CAST
Gianmarco Crò, Simone Gallo, Federico Maria Isaia, Alessandro Nistri. Regia di Roberto Ciufoli e Simone Colombari
LA TRAMA
Luca, Matteo, Giovanni e Marco sono quattro giovani spiantati e sprovveduti che decidono di sbarcare il lunario con un’operazione che supera i limiti dell’incoscienza: vogliono rapire il Papa e chiedere un riscatto di 8 milioni di euro per sistemare il loro futuro economico. Pur nella totale inesperienza e nel disordine mentale che li contraddistingue, riescono ad architettare il piano scavando un tunnel che li farà arrivare direttamente nella stanza del Papa. Quando arrivano, però, il Pontefice è morto: anziché mettere da parte il rischiosissimo piano, decidono di rapire un cardinale con la speranza che dalla fumata bianca esca proprio il suo nome. Peccato che il cardinale rapito sia uno dei meno quotati a diventare Santo Padre: i quattro ragazzi devono scegliere come uscire da un guaio più grande di ogni loro immaginazione. Poi però ecco un colpo di scena..

IL COMMENTO
Una commedia leggera diretta da due fenomeni dell’humor inglese (Ciufoli e Colombari), resa ulteriormente divertente da quattro attori simpatici, capaci di dare ritmo comico senza mai fermarsi. La scelta di attribuire ai protagonisti i nomi dei quattro evangelisti è curiosa e si apre a diverse interpretazioni: tra queste, si potrebbe pensare anche al fatto che persino i testimoni della fede del nostro tempo siano persone buone d’animo, ma pronte a cambiare morale non appena si presenta loro l’occasione di ricavarne qualche vantaggio venale. Le coscienze si scontrano: se da una parte emerge la voglia di fare qualcosa di inaudito per ottenere successo, dall’altra c’è l’ingenuità di chi conosce fin troppo bene il senso pulito del divertimento per non sentire il peso del senso di colpa. Sul palcoscenico si intrecciano diversi dialetti, creando colore con quattro personalità differenti e cariche di umorismo. Si ride in un’ora e mezza di spensieratezza, con mimiche divertenti e battute mai volgari né irrispettose nei confronti del Vaticano, è giusto sottolinearlo. Bravi gli attori, che riescono a rendere di fatto vivaci sul palcoscenico anche altri personaggi invisibili ma costantemente presenti nella storia (il cardinale rapito, una anziana signora che gestisce un bordello nel palazzo, la mamma di uno dei quattro ragazzi). Il Martinitt ancora una volta conferma di saper scegliere le commedie che sappiano coinvolgere e regalino autentico buonumore.
Massimiliano Beneggi