La volta buona ormai si è smarrita definitivamente. Il programma con Caterina Balivo del primo pomeriggio di Raiuno è ormai solo una lontana imitazione del progetto con cui aveva esordito nel settembre 2023. Non ha perso solo la sua identità originaria: ahinoi non ha proprio più un’identità.

Il pretesto con cui si intervistavano un tempo gli ospiti era tanto semplice quanto curiosa: venivano incalzati su grandi occasioni della loro vita e sceglievano quali fossero state davvero le volte buone. Quelle che ormai il programma ha perso, perché ha eliminato questo momento per dare spazio a un salotto tutt’altro che rilassante.

Il divano, che la tv ha conosciuto con personaggi come Raffaella Carrà e Luciano Rispoli, non è più luogo di conversazioni capaci di raccontare qualcosa: con Caterina Balivo ha assunto il ruolo dei divani del parrucchiere. Anche i toni sono urlati e non corrispondono alla storia della bella tv che talvolta si vorrebbe omaggiare. Tanti argomenti messi insieme formano il contenuto di una trasmissione che più incontra il gossip e più ci sguazza, senza che i diretti interessati siano mai in studio a poter raccontare la reale versione. Così si dà il via a ipotesi e commenti su temi che, anche quando meriterebbero interesse, difficilmente sono trattati con adeguato approfondimento. Sì, perché si salta di palo in frasca con brevi pillole piazzate senza una costruzione narrativa e con una come la Balivo che ha il difetto di andare in panico se c’è qualcosa di diverso dalla scaletta, questo si rivela un problema. Pertanto può darsi che Marianna Morandi si dica emozionata ogni volta che vede il duetto del fratello Pietro e del padre Gianni a Sanremo, poi dopo un’ora (solo gli autori sanno perché non subito dopo che se ne è parlato) venga riproposto il filmato e Caterina lo introduca dicendo “Marianna non ne potrà più di vederlo”. Quando si dice l’arte di ascoltare gli ospiti.

Gli argomenti che fuoriescono dal gossip sono sempre quelli: figli d’arte, la rivalità Parisi-Cuccarini, Non è la Rai… Se poi si invita Lina Sastri per farla parlare solo due minuti, si spreca l’occasione di alzare il livello culturale e morale della trasmissione.

Ormai La volta buona è un gran polverone di eccessiva leggerezza, i cui contenuti sono spesso infatti suggeriti dai social. Si parla della Cuccarini che ricorda la madre scomparsa 24 anni fa, dopo un minuto si mostra il video di Morandi che ricorda la morte di Dalla, quindi si passa a Gabriel Garko che deve difendersi dalle accuse di fingere di essere gay per visibilità. Chi fa le scalette de La volta buona non si preoccupa del testacoda mentale dello spettatore e, nel frattempo, si è dimenticato che la Rai continua ad avere a libro paga uno come Antonio Mezzancella, diventato praticamente un ectoplasma al pianoforte dove ormai si siede tutti i giorni ma non suona più di una volta a settimana.

Peccato, La volta buona è stato snaturato un programma che serve a questo punto solo a promuovere i programmi Rai e le riviste di gossip. Dopo tre stagioni, forse, a giugno la trasmissione chiuderà i battenti: sembra però che ormai ci si disinteressi persino di valorizzarla.

Massimiliano Beneggi