Paolo Migone: “Ma quale intellettuale! Vi farò scoprire che la musica classica appartiene a tutti!”

Diciamoci la verità: quando sentiamo parlare di musica classica, la maggior parte di noi associa il termine classico a qualcosa di noioso, lontano dalla nostra vita quotidiana. E così rifiutiamo l’ascolto di una musica che, a distanza di secoli, rimane la storia inimitabile della nostra cultura. Già, la cultura: quella sconosciuta, che crea anche qualche idiota e compassionevole sorriso nello sguardo di chi ha ormai in mente che Beethoven sia il nome di un cane sanbernardo e la musica di Bach sia quella dello spot pubblicitario.

Martedì 29 e mercoledì 30 ottobre, al Teatro Manzoni di Milano per il cabaret arriva Paolo Migone a raccontarci cosa sia davvero la musica classica, che nulla ha a che fare con un’elite intellettuale o aristocratica. Beethoven non è un cane: un nuovo entusiasmante spettacolo in cui Paolo crede molto, perchè scritto partendo da una sua vera passione. Ora che dalla nascita di Beethoven sono passati alcuni anni, ce lo possiamo anche dire senza vergogna: la musica classica non è qualcosa di incomprensibile o di particolarmente strano, è anzitutto musica. E allora perchè non lasciarci emozionare e coinvolgere da questi maestri meravigliosi? Perchè non lasciare che siano le loro melodie ad accompagnare i nostri stati d’animo, le nostre risate, i nostri viaggi in macchina? Chi ha deciso che dobbiamo fare gli esercizi in palestra facendoci rintronare solo da una musica preferita dalla massa popolare? E soprattutto, chi ha deciso che sia preferibile una canzone con delle parole a un brano fatto di sola musica? Del resto, molto spesso, se le parole devono essere quelle che sentiamo in alcune canzoni, forse sarebbe meglio non usarle nemmeno.

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Paolo Migone quindi ci guida in un universo sconosciuto a molti, e lo fa a modo suo. Con assoluta originalità, tantissima ironia e senza alcun pregiudizio o pretestuoso snobismo. Da artista puro a 360 gradi. Si traveste da dj e sale sul palco facendo ascoltare la musica classica nel suo miglior contesto: attraverso i vinili. E ciò che ha sorpreso lui stesso con questo spettacolo è la passione con cui i ragazzi di 15 anni, abituati ormai alla trap, lo incontrano e con occhi sognanti lo ringraziano di aver fatto conoscere loro una musica che non sapevano potesse essere così affascinante: “E’ una grande soddisfazione”, ammette lui. Eccolo allora nella nostra intervista settimanale.

Paolo da dove arriva l’idea di uno spettacolo che voglia aprire gli orizzonti della musica classica a un pubblico che non sia elitario ed esclusivamente adulto?

Nasce da mio padre, che oggi ha 96 anni, e che sin da quando ero giovinetto mi educò ad avere nelle orecchie Beethoven, Bach, Vivaldi Mozart…Nacque così l’amore per la musica classica. E così ho pensato a come veicolarla nel modo più coinvolgente e intrigante per farla arrivare a chiunque, anche a ragazzini di quindici anni che vedono me fare il dj sul palco e quindi mi riconoscono come personaggi del loro mondo. Solo che io ho sostituito la musica. Naturalmente le opere classiche durano moltissimo, io le ho frammentate tutte come se le avessi messe in un frullatore. Ho selezionato brani molto forti come la Nona di Beethoven o assolutamente dolci come Chiaro di luna: e così ci si rende conto che sono tutte musiche orecchiabili. Condisco il tutto con aneddoti, alcuni veri e altri falsi: mi sono ispirato ai social di oggi, perchè se in quei luoghi in cui si possono dare notizie vere come notizie fake con lo stesso peso specifico, lo posso fare anch’io sul palco!

Si riderà molto dunque.

Sì, lo spettacolo è coinvolgente. C’è un’altra novità che è piaciuta molto: ci sono bellissime diapositive che scorrono a ripetizione dietro di me ma io non le commento nemmeno, quindi il pubblico mentre ride di quello che racconto può gustarsi parallelamente queste immagini.

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Immagini che riguardano la storia dei musicisti?

Sì, ho voluto immaginare quattro musicisti incredibili come i quattro elementi: Vivaldi, l’acqua, Bach la terra, Mozart l’aria, Beethoven il fuoco. Ispirandomi al gioco di associazione tra artista e elemento nascono queste immagini, che ognuno si gode come vuole perchè girano dietro di me come se io non me ne accorgessi. Me la copieranno di sicuro questa idea perchè funziona: siamo abituati nella nostra schizofrenia moderna a fare più cose insieme che per un giovane è estremamente facile seguire immagini che girano dietro a uno che parla.

Come è avvenuta la scelta degli artisti da associare ai quattro elementi?

Mi sono inventato un folletto che segue uomini di grandi doti, e che ha individuato tra il ‘600 e il ‘700 una figura geometrica in una zona molto ristretta rispetto al mondo, tra Venezia, Salisburgo, Eisenach e Bonn dove sono nati quattro geni della musica mentre altrove non succedeva nulla. E tutti in un periodo ravvicinato di tempo. Il folletto segue varie figure geometriche sulla mappa del mondo saltando nel tempo. Così nel Rinascimento scopre il cerchio: i grandi artisti si trovavano tutti a Firenze. Nel ‘900 scopre l’ellisse della Piazza del Popolo di Roma dove si trovavano gli artisti classici nel polo positivo e in quello negativo i cosiddetti artisti maledetti (Schifano, Angeli, Festa…) della pop art che stavano inventando un nuovo modo di dipingere. In questo modo faccio avvicinare i giovani alla pop art, e la stessa presentazione dei quattro musicisti la facciamo con lo stile della pop art: un bellissimo colpo di scena.

Theodor Adorno faceva una distinzione tra la cosiddetta musica popolare e quella colta. Quella popolare di cui parlava lui ovviamente non c’entrava nulla con la musica pop di oggi, e la rimpiangiamo, ma la sensazione è che sia proprio la musica classica ad avere sempre posto una distanza tra se stessa e la popolarità.

Una volta la barriera erano i nobili che assoldavano gli artisti per suonare solo nei teatri privati: da Beethoven i teatri diventarono di tutti e la musica classica si ispira a quella popolare. Beethoven cercava spartiti di musica popolare e li riarrangiava al suo stile; Mozart è molto semplice, ironico, leggero e lo si può ascoltare benissimo in macchina. Per l’ignoranza di chi non la conosce si pensa che sia una cosa noiosa e difficile da comprendere. Invece la musica classica tocca gli stati d’animo delle persone, spaziando dagli angeli ai diavoli, da note romantiche e poetiche improvvisamente crea un inferno usando contrabbassi e tromboni. Nella musica classica non c’è niente da capire o per cui bisogna prepararsi: è la madre di tutte le musiche, non c’è bisogno di alcun pregiudizio per ascoltare Bach su YouTube.

A memoria non ricordo che nessun cantante abbia mai osato fare brani usando melodie classiche, credo anche per un senso di rispetto. Tu nello spettacolo lamenti il modo di interpretare con remix improponibili la musica classica, che poi viene identificata come quella dello spot pubblicitario.

Sì certo! La Toccata e fuga di Bach la faccio ascoltare accompagnata da un organista e un batterista bravissimo: niente a che vedere con le batterie elettroniche che inseriscono nelle discoteche, che remixano in modo orribile. Le cose più brutte sono alla luce del sole, quelle più belle bisogna cercarle. Per fortuna ora c’è internet che può funzionare da lampada di Aladino per ritrovare quello che è nascosto, senza bisogno di andare nelle biblioteche o in posti più complicati.

C’è qualcosa di bello nella musica di oggi?

Tutte le arti oggi sono molto in crisi: pensa anche alla danza, al design. Negli anni ’70 c’era una ricerca pazzesca anche per gli arredi delle case. Le menti si sono molto appiattite: abbiamo il cervello dei coccodrilli. La cosa più brutta è che ci bastiamo, non andiamo a cercare nulla, e così non conosciamo niente di nuovo. Anche il cabaret, ora che non c’è più Zelig, si è appiattito. I teatri vengono riempiti da animatori che raccontano barzellette, e gli attori di teatro fanno fatica ad avere il sold out: siamo arrivati al paradosso.

Il teatro rimane ancora un luogo privilegiato per l’arte rispetto alla televisione, dove è tutto più complicato ormai a meno che uno non decida di mettere la propria vita privata in pasto agli altri?

Ormai purtroppo anche alcuni teatri offrono programmi ripetitivi e tristi: i musical in Italia non sono fatti bene, eppure li continuano a fare. Sì, forse dovrei raccontare i fatti miei: io dopo vent’anni mi sono stancato di raccontare che vado all’Ikea, della mia vita con mia moglie e i miei figli. Eppure per tanti io dovrei proporre fino alla tomba variazioni su quel personaggio! E ora mi danno dell’intellettuale perchè affronto la musica classica: ma questo spettacolo è davvero leggero, ironico, innovativo! Non mi arrendo però: siamo arrivati al paradosso per cui chi ha idee deve perdere, e non va bene. Faccio quello in cui credo quindi!

Massimiliano Beneggi

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