Oggi al Teatro Gerolamo di Milano alle 16 va in scena il secondo e ultimo appuntamento meneghino di Sempre fiori, mai un fioraio (produzione Alt Academy), l’omaggio di Pino Strabioli a Paolo Poli. Ecco la nostra recensione dello spettacolo, prossimamente in scena anche nelle rassegne di Teatro Asti, Versiliana e a Taranto.

Una foto di repertorio di Iwan Palombi, ritraente Pino Strabioli con Paolo Poli

IL CAST

Pino Strabioli, Marcello Fiorini. Regia di Pino Strabioli ed Edoardo Paglione

LA TRAMA

Pino Strabioli è da sempre professionalmente innamorato di Paolo Poli un attore fiorentino straordinario, che con il suo modo di essere tra il burbero e l’ironico, non smette di essere affascinante nemmeno quando lo richiama per dirgli di avere sbagliato a fargli recapitare in camerino dei tulipani. Fiore che odia in quanto l’unico suo amore fu olandese. Ma Poli sa anche comprendere chi siano le persone di talento, che meritano di essere valorizzate. Per questo l’attore classe 1929, dopo avere messo in scena la società italiana e i suoi continui mutamenti per tanti decenni, si convince nel 2013 a fare ciò che fin lì ha sempre rifiutato: raccontare la sua vita in un libro. Lo farà a patto che sia proprio l’ormai amico e collega Pino Strabioli a intervistarlo, occupandosi di registrare (con l’apparecchio che lui battezza “la ladra” di parole) e sbobinare ogni conversazione. Si vedranno in diversi incontri, sempre nello stesso ristorante e alla stessa ora. Ossia a mezzogiorno, quando generalmente gli attori dormono. Paolo si racconta quindi senza freni a Pino, anche e soprattutto attraverso gesti e osservazioni che sembrano divagare rispetto alla sua vita ma che in realtà parlano tantissimo di lui e del suo modo di pensare. Si tratta di un uomo che non ha mai fatto mistero della sua omosessualità, aiutato in questo senso anche da una madre moderna. Capace di comprendere come il figlio potesse stare bene, non lo avrebbe mai messo in imbarazzo. Un uomo che ha vissuto in pieno il secondo conflitto mondiale, ma ancor di più la rinascita attraverso quella voglia di esprimersi liberamente, con una fantasia dedita a incuriosire e divertire il pubblico. Primo attore italiano a esibirsi en travesti, Paolo Poli si confessa quindi a Strabioli alternando il racconto di sé al maschile o al femminile senza distinzioni. Irriverente, godereccio, provocatore ma rispettoso: mentre è al ristorante guarda i camerieri maliziosamente, ma anche con un’infinita e generosa tenerezza. Eclettico, ma anche incredibilmente erudito, si laurea in letteratura francese diventando un ponte tra la cultura e il pubblico. Spontaneo, tagliente e senza filtri, Paolo si lascia andare quasi a ogni confessione circa numerose avventure, talvolta marchettare. Quando sta per raccontare un aneddoto su Claudio Villa, però, si trattiene: finché c’è “la ladra” accesa alcuni dettagli è meglio ometterli…

LA MORALE

Essere liberi significa dare voce anche a chi in quel momento non può farlo. Paolo Poli, attraverso il suo modo di fare spettacolo, ha saputo dimostrare di essere molto più avanti rispetto a tanta gente del 2020. Tutto può diventare un valore, se vive in nome di una libertà rispettosa. Nemmeno l’estetica o l’atteggiamento vanesio sono da biasimare: l’importante è che a tenerli a bada ci sia sempre una profonda autoironia, sinonimo di intelligenza e cultura.

Foto di Iwan Palombi

IL COMMENTO

Quale modo migliore per fare un omaggio a un attore se non quello di raccontare il rapporto diretto che si ha avuto con lui? Dopo dieci minuti di video, in cui si rievoca Paolo Poli con i suoi spettacoli e la sua filosofia di vita, la parola passa dunque a Pino Strabioli, che ci fa rivivere ogni suo incontro destinato a scrivere la biografia di un attore irripetibile. Personaggio fondamentale per la diffusione della cultura, perché in ogni suo spettacolo raccontava grandi letterati e personaggi storici. Si potrebbe anche parlare di una persona coraggiosa, riferendosi all’atteggiamento spesso sfrontato e comunque disinteressato del giudizio morale altrui, in un’epoca in cui anche solo dichiararsi omosessuale aveva il suo prezzo da pagare. Eppure, quella libertà era il solo modo possibile che Paolo Poli conosceva per dare un senso alla vita. Emerge molto bene da questo ritratto che Strabioli fa con grande attenzione umana. Un bel racconto che non vuole e non potrebbe essere esaustivo di una carriera, ma è senza dubbio esauriente circa la personalità di uno degli ultimi attori di altri tempi. Quando il teatro era artigianale e aveva ancora solo scenografie dipinte a mano e si recitava con parrucche di lana. A rischiare più di tutto, con questa rappresentazione, è proprio un certo spettacolo di oggi, che si trova così all’impietoso impietoso confronto con un modo di raccontare la vita ancora vero. L’autoironia di Poli sarebbe da insegnare, se mai fosse un’arte più che una peculiarità, a tanta presunzione e permalosità che imperversano nell’attualità. Poli: ossia uno che si diceva a favore dei matrimoni gay, ma li considerava noiosi. Uno che, quando riceveva omaggi floreali, lamentava con il suo amore per gli uomini: “Arrivano sempre fiori, mai un fioraio!”.

IL TOP

Pino Strabioli ha curato ogni dettaglio di questa rappresentazione di cui ha ogni merito. Le sue capacità di narratore sono ben note, ed è sempre comunque importante ammettere anche in questa circostanza che quelli come lui la tv odierna li può contare sulle dita di una mano. Quello che non tutti sanno è quanto Pino sia bravo come attore. Reinterpreta se stesso e soprattutto Poli in quegli incontri avuti personalmente con lui, riuscendo a far distinguere perfettamente tra la sua voce e quella del Maestro. Non lo fa ricorrendo a escamotage macchiettistici, ma con la sola capacità di impersonare l’altro attraverso cambi di tonalità eccezionali. Lui, che ha imparato il mestiere proprio osservando Poli, mette tutta la sua anima e l’entusiasmo in questo straordinario percorso dai ritmi faticosissimi. Un’ora e venti di monologo, conservando i ritmi veloci di Poli e la disinvolta verve con cui il Maestro sapeva passare dall’apice della cultura all’argomento sessuale in pochi secondi. Poi si muove, accennando dei balli, e andando oltre il ruolo di divulgatore ed esperto teatrale. Colorato e divertente. C’è un Pino Strabioli attore, che il piccolo schermo in tanti anni non ha ancora saputo sfruttare abbastanza. Forse è il caso di svegliarsi: sarebbe già qualcosa tornare a fargli presentare gli appuntamenti del palcoscenico come quando conduceva con il Maestro Leo Sanfelice…

LA SORPRESA

La musica accompagna costantemente ogni istante di questo spettacolo, facendo da colonna sonora che un po’ riporta nelle atmosfere magiche raccontate e un po’ regala il ritmo alle stesse battute di Strabioli. A sottolineare musicalmente la narrazione è la fisarmonica del bravissimo e delicato Marcello Fiorini. Questa produzione, che gira da ormai due anni, prosegue in numerosi teatri scelti mai casualmente. A Milano, per esempio, la meravigliosa cornice del Gerolamo (“la piccola Scala”) è anche una delle pochissime dove il Maestro Poli si esibì nel lontano 1961.

Massimiliano Beneggi

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