E’ in onda da ieri 12 dicembre ogni martedì (solo settimana prossima eccezionalmente lunedì) Gli occhi del musicista, il nuovo programma in seconda serata di Enrico Ruggeri su Raidue. La trasmissione, registrata negli studi Mecenate di Milano, è un excursus nella storia della canzone italiana attraverso i suoi cantautori più importanti e prende il titolo da una vecchia meravigliosa ballata dello stesso Enrico Ruggeri. Insieme a lui, Flora Canto.
Non è la prima volta che Ruggeri racconta in tv il cantautorato italiano: si intuisce la legittima esigenza di rimarcare l’unicità di un certo modo di fare musica che non può essere dimenticato e di cui lo stesso Enrico, ovviamente, rappresenta una delle maggiori espressioni. Ecco perché quasi nessuno potrebbe fare questa trasmissione come lui, che ha competenza, mestiere e capacità narrativa ineguagliabili. Stavolta, a differenza di quanto accadeva con Una storia da cantare, il contesto è perfetto proprio perché si adatta all’argomento. Inutile mettere in piedi un grande show in prima serata, tentando magari di imporsi a una platea che di cantautori non ne vuole sapere. Gli occhi del musicista è un prodotto godibile per la sua naturale atmosfera di quiete, che la seconda serata consente più facilmente.

In un salotto elegante e dal gusto retrò, conduttori e ospiti non urlano ma chiacchierano, uno alla volta, con un pubblico ordinato che applaude discretamente (forse un po’ troppo a comando, ma almeno si evita la caciara e si possono ascoltare tutte le parole di chi sta raccontando qualcosa!). Nella platea moltissimi giovani, a cui Ruggeri si rivolge con la consapevolezza di avere tra le mani un tema da non lasciarsi sfuggire, perché i grandi cantautori sono talmente nascosti da certi media che quando si parla di loro si ha sempre la sensazione di essere di fronte a un’occasione quasi irrepetibile. Lo si fa con delicatezza, provando a riassumere in un’ora la carriera del personaggio in questione attraverso filmati, chiacchierate con qualche aneddoto e naturalmente la musica dal vivo. Una band di grandi professionisti, infatti, accompagna Ruggeri e i suoi ospiti (alla batteria c’è Phil Mer, ora anche nella formazione della Reunion dei Pooh).
La prima puntata, già presente su Rai Play, è dedicata alla genialità di Luigi Tenco: un racconto dolce e, fino a che non si arriva al finale, anche molto sereno, improntato unicamente sul grande talento artistico del cantautore. Ron canta Lontano, lontano, Baccini canta Quando. Ruggeri stesso interpreta Mi sono innamorato di te, Se stasera sono qui, Vedrai vedrai e regala un sublime duetto con Fulminacci in Ragazzo mio, guardando alla versione rock già resa famosa nel 1985 da Loredana Bertè su arrangiamento di Ivano Fossati. Un bel modo per attualizzare un cantautore scomparso troppo presto e già all’avanguardia anni luce, ma che tutto sommato non funziona per tutte le canzoni. Ciao amore ciao, per esempio, nella versione rock, appare quasi “pasticciata” e comunque molto meno convincente, forse perché anche la voce di Enrico Ruggeri nelle note alte non è più quella sicura di un tempo (ma quando si tratta di bassi è ancora straordinariamente da pelle d’oca come nessun altro sa fare).
In ogni caso Gli occhi del musicista è una bella occasione per ricordare poeti musicali del Novecento che non dobbiamo dimenticare e attraverso i cui occhi, capaci di catturare tante situazioni sociali ed emozioni, abbiamo imparato a leggere nella nostra stessa anima. Lo conferma anche la presenza del filosofo Matteo Saudino, che conferma quanto parlare di cantautori equivalga a dialogare di cultura. Ci si ritrova, infatti, a discutere non solo di Tenco, ma della pienezza di tutto il cantautorato in generale e delle sue categorizzazioni. Due le note da rivedere nel programma.
Anzitutto alcuni siparietti con Flora Canto (bravissima a districarsi anche quando non tutto sembra organizzato alla perfezione) che appaiono poco preparati e francamente evitabili. A un certo punto, per esempio, nella prima puntata i due conduttori si perdono in un botta e risposta su alcuni modi di dire sulle “parole”: una gag talmente mal riuscita, con qualche “ehm” e letture al gobbo di troppo che fa sprecare il tema su cui si voleva andare a parare, ossia il valore delle parole appunto nei testi delle canzoni.
E poi la sicurezza con cui si racconta della morte di Luigi Tenco come di un suicidio. Il caso è stato archiviato come tale e anche la nipote del cantautore, Patrizia, ha ormai ritenuto plausibile l’ipotesi, tuttavia la morte di Tenco è stata argomento di dibattiti decennali nella cronaca italiana. Eluderli totalmente, parlando di un suicidio nudo e crudo senza nemmeno fare accenno, per esempio, alla possibilità del corpo spostato e alle tante anomalie che hanno più volte fatto riaprire il caso, sembra un po’ riduttivo. Per una trasmissione che racconta la storia dei cantautori ai più giovani è un peccato: come si diceva, sono occasioni irripetibili, meglio non sprecarle con una narrazione mozzata.
La prossima puntata, lunedì appunto, sarà dedicata a Ivan Graziani.
Massimiliano Beneggi