E’ in rotazione radio Occhiaie, il nuovo singolo di Carl Brave per Warner.

IL SIGNIFICATO

Barboni, clochard, senzatetto: comunque li si chiami sono persone invisibili alla gente che passa velocemente, ma se li si guarda un po’ più attentamente si nota la tristezza nei loro occhi e persino nella loro risata. La vita nomade di un mendicante ne ha viste tante e ormai più in fondo di così non può andare: a questo punto può solo risalire nella sua vita.

IL COMMENTO

“Chi ha toccato il fondo può solo salire”: la frase finale vale per tutti, ma in questo brano è particolarmente preziosa in una dedica ai senzatetto verso cui vige una costante indifferenza. Carl Brave interpreta un bel brano che unisce come sempre pop e rap, inserendole in un genere urban che non passa inosservato. Nel pezzo si parla di Via del Corso e ci sono richiami dialettali a Roma, ma il video è girato a Milano che, come la capitale, vive quotidianamente il dramma dei clochard. Dramma interiore, che tuttavia è alla vista di tutti sebbene nessuno lo noti veramente. Coraggio di Carl Brave nel raccontare un tema con cui avrebbe potuto vincere un premio (forse a quel punto troppo facile) a Sanremo come miglior testo. Invece ha evitato ogni ruffianata e ha espresso ciò che sentiva veramente in questa fine ottobre, facendo riflettere tutti. Applausi. Voto 7,5

Massimiliano Beneggi

Ecco qui sotto video e testo di Occhiaie.

Notte fonde notte scura

nelle occhiaie della luna

occhiaie occhiaie occhiaie

Mi siedo là cammino storto

come un clochard a via del Corso

tra le vetrine e la gente che passa

e non lo guarda mai

questa città sembra un igloo

Ripasso di là non ci sta più

l’hanno visto ballare con un manichino

di Dolce e Gabbana in fondo alla strada

Facce segnate dal freddo

da tristezze passate

imprigionate da un mondo

come coperto di grate

Di quel sorriso vuoto ormai è rimasta un’ombra

e muore piano piano col sole che affonda

Che tristezza la risata di un barbone

che dorme su un cartone

canta un ritornello

sbrocca ad un pischello

Beve tavernello

stona una canzone

che mi sembrava parlasse di me+

parlasse male di me

Notte fonde notte scura

nelle occhiaie della luna

occhiaie occhiaie occhiaie

Mo ci sta un altro

Sotto a quel ponte

davanti a un fuoco acceso col fiume che scorre

Un cane bianco gli invecchia accanto

per fargli caldo lo accarezza con un guanto

Certa gente trasparente altra gente

poi si spegne sotto il naso continuamente

sanno in mezzo ma non li noti come comparse

anime al vento, aquiloni sopra un incendio

che li buca come una lama

li fa cascare giù di botto

in mezzo alla strada e quando piove

e il fiume si alza cambiare casa

cercare un posto per sta nottata

Che tristezza la risata di un barbone

che dorme su un cartone

canta un ritornello

sbrocca ad un pischello

Beve tavernello

stona una canzone

che mi sembrava parlasse di me+

parlasse male di me

Notte fonde notte scura

nelle occhiaie della luna

occhiaie occhiaie occhiaie

Affogo di Gin rimani così

Mi dici “dai sì” ma è il solito film

che chi ha toccato il fondo può solo salì

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