È in scena al Teatro Manzoni di Milano, fino al 23 novembre, Il vedovo, dal film di Dino Risi, con adattamento teatrale di Ennio Coltorti e Gianni Clementi. Durata 100 minuti, atto unico. Ecco la recensione.

IL CAST
Massimo Ghini, Galatea Ranzi, Pierluigi Misasi, Leonardo Ghini, Giulia Piermarini, Diego Sebastian Misasi, Tony Rucco, Luca Scapparone. Regia di Massimo Ghini. Musiche Davide Cavuti; Costumi Paola Romani
LA TRAMA
Alberto Nardi è un industriale con scarsa attitudine agli affari, sempre sicuro di potersela cavare grazie all’aiuto economico della moglie Elvira, che al contrario si rivela ricca e scaltra. Avendo però compreso che il marito si adagia costantemente sulle sue capacità imprenditoriali e la tradisce con una ragazza molto più giovane, Elvira smette di supportare Alberto e gli mette contro persino un usuraio. Inoltre ormai umilia il marito anche in pubblico apostrofandolo “Cretinetti” Il matrimonio è ai ferri corti, ma Alberto sa che non gli converrebbe mai lasciare la moglie. In un sogno notturno si immagina vedovo e l’idea inizia a stuzzicarlo. A un certo punto il destino sembra persino concretizzare il sogno di Alberto, intorno a cui anche i suoi goffi collaboratori ipotizzano nuovi scenari con l’eventuale morte di Elvira…
LA MORALE
“Non fare ad altri ciò che non vorrebbe fosse fatto a te”: si potrebbe riassumere così la morale de Il vedovo, dove la cattiveria si ritorce contro chi pensa di farla franca. Un matrimonio stipulato solo per denaro, difficilmente potrà proseguire serenamente: in amore servono fiducia, responsabilità e impegno reciproci.

IL COMMENTO
Quando nel 1959 uscì nelle sale questo film, il ruolo della donna era senza dubbio diverso a quello di oggi. La sceneggiatura grottesca diventava quindi ancor più comica nella rivalsa femminile che, invece, oggi appare come l’inevitabile conseguenza di fronte a certi atteggiamenti che danno per scontato l’amore fedele della donna qualunque cosa accada. La commedia in scena al Manzoni non cambia nulla del testo originale: l’ambientazione è ancora negli anni ‘50, si parla quindi di Rabagliati, Mastroianni e altri personaggi dell’epoca. L’ossatura grottesca dell’ humor nero rimane, ma a creare la comicità vera sono anzitutto gli attori sul palcoscenico, che con la carica di esperienza riportano al centro uno dei successi cinematografici più iconici di sempre. È innanzitutto un grande omaggio alla commedia di Risi, che viene esaltata come merita a distanza di quasi 70 anni.
IL TOP
Massimo Ghini fa suo il personaggio di Alberto Ranzi, che diventa un imprenditore forse ancor più umiliato e incapace rispetto alla versione di Sordi. Galatea Ranzi omaggia Franca Valeri, studiata nei particolari per l’interpretazione di Elvira. Ne emerge una coppia convincente, che tra passato e presente ci ricorda come i grandi dello spettacolo restino intramontabili Maestri a cui guardare e, perché no, da imitare. Cast assortito, che il pubblico del Manzoni non può che apprezzare anche per le parlate tipicamente lombarde. Un plauso particolare va a Pierluigi Misasi e alla fresca spontaneità di Giulia Piermarini.
LA SORPRESA
La scenografia, ben costruita nei dettagli, alterna tre diversi contesti, facendo arrivare alla fine sul palco anche il famigerato ascensore. Tutto ben studiato, con un buon gioco di luci, per sfruttare al meglio gli spazi.
Massimiliano Beneggi