Antonio Latella ritorna a Shakespeare con un Riccardo III – protagonista Vinicio Marchioni – che rovescia tutte le nostre convinzioni sull’idea stessa di malvagità: «Il male che mi interessa è nella bellezza, non nella disarmonia. A tutti i miei collaboratori artistici ho chiesto di dare bellezza al male e non bruttezza, perché chi tradì il paradiso fu l’angelo più bello».

Lo spettacolo, una coproduzione Teatro Stabile dell’Umbria, LAC Lugano Arte e Cultura, è in scena al Teatro Strehler di Milano, dal 12 al 30 novembre.

 

Antonio Latella, che per il Piccolo aveva firmato lo straordinario Hamlet vincitore del Premio Ubu come Migliore spettacolo del 2021, torna nuovamente a Shakespeare e lo fa portando in scena la cupa parabola di Riccardo III. 

Disposto a utilizzare ogni mezzo in suo possesso per salire al trono d’Inghilterra, il protagonista del dramma, qui interpretato da Vinicio Marchioni, è tradizionalmente rappresentato – e così descritto dal suo autore – tanto mostruoso nell’animo quanto difforme nel fisico. Con approccio rivoluzionario, Latella compie invece un ribaltamento di prospettiva: «Il male è. Non è una forma. Il male è vita. Il male è natura. Il male è divinità. Il nostro intento è quello di provare ad andare oltre l’esteriorità del male, cercando di percepirne l’incanto. È chiaro che se il male stesso viene interpretato attraverso un segno fisico, il pubblico è portato ad accettarlo, vede la “mostruosità” e la giustifica. Anzi, prova empatia se non simpatia con e per il protagonista. Ma è ancora accettabile questo “alibi di deformità” nel ventunesimo secolo? Probabilmente il Bardo ne aveva bisogno per giustificare al pubblico, in qualche modo, tutte le malefatte del protagonista. A noi interessa la forza della parola, la seduzione della parola, e, perché no, la scorrettezza della parola. E se il male fosse la natura stessa?».

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