Luca Guadagnino alla sua prima regia teatrale dirige – con Stella Savino – una
magistrale Fabrizia Sacchi, dolorosamente autentica, in Stabat Mater, celebre testo di
Antonio Tarantino.
In scena – nella Sala Blu del Teatro Franco Parenti di Milano dal 13 al 18 Gennaio – un monologo intenso e dolorosamente comico che vede protagonista Maria Croce, una donna sola, emigrata dal Sud a Torino, che urla, vomita al mondo – e soprattutto all’amore della sua vita, “Giuvà” – la sua disperazione.

E lo fa nel suo dialetto, il napoletano, con una
divertente e agghiacciante litania che non risparmia nessuno: tutti sono coinvolti nel
mistero della sua vita. Il muro di parole con cui la donna ci investe si fa preghiera di
eternità e di redenzione per sé, per suo figlio in carcere e per tutto il presepio di
personaggi dannati a cui si rivolge.


Stabat Mater è una preghiera di origine medievale che fa riferimento alla permanenza di
Maria di Nazareth ai piedi della croce del Cristo, titolo ricorrente in letteratura e in arte,
topos metaforico di una condizione di sofferenza estrema che designa il lato
profondamente umano dell’episodio evangelico.
Tarantino, con la sua scrittura allo stesso tempo teatrale e antiteatrale, politicamente
scorretta, incontinente, ci consegna un monologo feroce e lirico.
Stabat Mater è una preghiera di origine medievale che fa riferimento alla permanenza di
Maria di Nazareth ai piedi della croce del Cristo, titolo ricorrente in letteratura e in arte,
topos metaforico di una condizione di sofferenza estrema che designa il lato
profondamente umano dell’episodio evangelico.

La Madre che sta ai piedi del figlio morente è parte fondante dell’iconografia e della stessa
religione cristiana, ma è anche – in termini laici – simbolo della maternità che vive la
innaturale situazione di vedere un figlio morire dinanzi ai propri occhi.
La scrittura è forte, compatta e concentrica, piena di malaproprismi linguistici, commistioni
dialettali, frasette ripetute a loop che conferiscono alla Maria tutta la sua popolana
irriverenza.

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