Lo sbandierato successo di ascolti per Fabio Fazio e Che tempo che fa nella serata dedicata a Ornella Vanoni ha contorni surreali. A cominciare dagli stessi numeri: la trasmissione di Nove, annunciata da oltre un mese come un grande evento con ospiti illustri, con il 10,5% di share ha perso la sfida dell’Auditel contro Raiuno (Prima di noi ha totalizzato l’11,2%) ed è stata bastonata da Chi vuol esser milionario su Canale 5 (16,6% di share). Il coraggio con cui si usano toni trionfalistici da parte di Fazio è invidiabile.
Non è l’unico motivo per cui Senza Fine non è stato il miglior omaggio che ci si potesse aspettare. Le presenze di grandi ospiti quali Bertè, Mengoni, Mahmood, Gabbani, Elisa, Noemi, Annalisa, Emma, Arisa, Morandi, Malika Ayane, Raffaele, Negramaro, Diodato, Mannoia non colmano assenze fondamentali come quelle di Bungaro e Simona Molinari (giusto per dire tre nomi che avrebbero avuto qualche motivo in più per esserci rispetto ad altri onnipresenti quando si parla di celebrazioni televisive). Tante esibizioni, qualcuna davvero emozionante, ma per forza di cose pochi veri ricordi: cosa volete che potesse raccontare Annalisa, se non di quelle volte in cui ha avuto modo di incrociare la Vanoni, senza tuttavia condividere con lei un grande percorso?

La scelta di alcuni ospiti e il loro eccessivo numero ha quindi ridotto notevolmente ogni possibile ricordo, banalizzando come inevitabile che fosse anche quelli autentici che ci potevano essere, fatti da chi la Vanoni l’ha conosciuta davvero (vedi Lavezzi).
Peccato per le solite presenze di gente che ormai ha perso lo smalto comico come Paolo Rossi ed Enzo Iacchetti: il tentativo è stato fatto, ora che ci siamo resi conto non essere più in grado di fare ridere, evitiamo di insistere. Si dia spazio a giovani comici. La pochezza di Che tempo che fa si esprime anche attraverso la proposta pedissequa dei soliti ex comici.
Per la cronaca, è stata dedicata un’aiuola a Ornella Vanoni davanti al Teatro Strehler: sarà pure solo un’aiuola, ma per un murales dedicato a Berlusconi un mese dopo la sua scomparsa furono storti nasi immediatamente. Il Comune di Milano, ancora una volta, non riesce a non politicizzare anche questo tipo di scelte.
Massimiliano Beneggi