Stasera martedì  24 febbraio 2026, alle ore 19.30, debutta al Teatro Carignano di Torino Amadeus di Peter Shaffer, uno spettacolo di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia, con la traduzione dello stesso Bruni e i costumi di Antonio Marras. In scena: Ferdinando Bruni, Daniele Fedeli, Valeria Andreanò, MicheleDi Giacomo, Matteo de Mojana, Alessandro Lussiana, Ginestra Paladino, Umberto Petranca, Luca Toracca. Lo spettacolo, prodotto dal Teatro dell’Elfo con il contributo di NEXT, resterà in scena per la stagione in abbonamento dello Stabile fino a domenica 1 marzo.

 

Amadeus di Peter Shaffer non è solo la storia di due musicisti, ma un duello feroce tra il desiderio di gloria e l’impossibilità di contenerlo. Al centro della vicenda, la leggenda più celebre della musica classica: Antonio Salieri, artista rispettato ma prigioniero dei propri limiti, avvelena il giovane Mozart, incarnazione di un talento naturale, sfrontato e incontrollabile.

Dal debutto londinese nel 1979 al trionfo del film di Miloš Forman, con i suoi otto premi Oscar, quest’opera ha affascinato perchéracconta la rabbia di sentirsi oscurati e ilpiacere e il tormento di vivere accanto a ungenio che ci riduce a comparse. Nella suaversione teatrale, il testo prende la forma di un sogno barocco e visionario che si piega in incubo, un gioco di potere e ossessione in cui musica, parole e immagini diventanospecchio dei nostri conflitti più intimi.

La regia di Bruni/Frongia esalta la forza del testo che ha il ritmo, la profondità e la tensione di un classico, imprimendogli l’andamento di un capriccio allucinato e sontuoso, un sogno che piano piano assume i contorni perturbanti di un incubo. Ferdinando Bruni è Salieri che, attraversando le età della vita, come un deus ex-machina evoca dal passato i personaggi della “sua” storia. Accanto a lui Daniele Fedeli, l’attore-rivelazione di Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte nel ruolo del giovane irriverente e sboccato Mozart. Lo stilista Antonio Marras firma i costumi e veste gli interpreti con sontuosi abiti di un ‘700 immaginario dagli inserti molto contemporanei. Mentre la scena è un salone, trasfigurato dalle proiezioni di una sorta di lanterna magica, nella quale si muovono musicisti, nobili e dignitari della corte di Giuseppe II.

 

Dalle note di regia:

La leggenda che Peter Shaffer rielabora nel suo testo forse si basa su voci e pettegolezzi dell’epoca (ma gli storici, in linea di massima, non le accreditano nessun fondamento); più probabilmente nasce da un’invenzione di Puškin che nel suo microdramma Mozart e Salieri ci racconta per la prima volta la favola.  

Antonio Salieri è, meritatamente, uno dei più famosi compositori della sua epoca, vive in una posizione di assoluto privilegio, le sue opere sono note e apprezzate, è un artista raffinato, stimato e riconosciuto. Niente e nessuno dovrebbe preoccuparlo. È arrivato a occupare questa invidiabile posizione grazie a un patto fra lui e Dio: devozione in cambio di successo. O almeno questo è quello di cui è convinto. Il primo sintomo di una follia che lo porterà a vedere nel genio di Mozart un tradimento del Creatore nei suoi confronti. Mozart rappresenta per la sua epoca (e non solo) la modernità. Le sue idee, il suo personaggio, la sua musica sono ancora oggi fonte di meraviglia e studio. Salieri riconosce in Mozart l’unicità del genio. Dio non ha tenuto fede al patto: ora è Amadeus lo strumento che il Creatore usa per far sentire la sua voce sulla terra. E allora che sia guerra fra Antonio Salieri e il suo Dio: il campo di battaglia sarà Mozart. Inizia così un lento e meticoloso lavoro di demolizione delle possibilità di affermazione del giovane Mozart, piano piano, senza mai esporsi, fino all’annientamento, fino alla morte. Il testo Shaffer inizia a Vienna nel 1823: Antonio Salieri, vecchio, dimenticato e prossimo alla morte, ripercorre la vicenda del suo tragico rapporto con Mozart – Ama-deus, colui che ama Dio e che da Dio è amato – conclusasi con la morte del giovane e geniale compositore trent’anni prima. Peter Shaffer inventa un “capriccio” allucinato e potente, sicuramente non un testo “storico”, ma un apologo sull’invidia, con un capovolgimento finale che sposta il senso della leggenda creata da Puškin: è ovvio che Salieri, mediocre anche nella cattiveria, non ha avvelenato Mozart, la sua malvagità non è arrivata fino a questo punto, ma farà qualsiasi cosa perché tutti lo credano, in modo che il suo nome possa essere legato in eterno a quello del salisburghese e che questo delitto non commesso gli conceda l’immortalità.

 

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